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Aborto: spontaneo o volontario



Quando si parla di aborto si fa riferimento a un'interruzione prematura della gravidanza dovuta a cause naturali (si parla in questo caso di aborto spontaneo) o provocata in maniera artificiale (si parla in questo caso di interruzione volontaria della gravidanza).

In Italia l'interruzione della gravidanza implica che il feto nell'utero all'atto dell'estrazione dal corpo della madre pesi meno di 500 grammi, o non sia più alto di 25 centimetri, o non abbia raggiunto la ventiduesima settimana di gestazione.

L'aborto provocato può avvenire per via chimica o chirurgica.

Lo svuotamento strumentale rappresenta la metodologia più diffusa, e presuppone l'anestesia parziale.

L'intervento, che dura non più di cinque minuti, prevede che l'utero venga svuotato mediante l'aspirazione strumentale del feto.

L'isterosuzione viene usata solo per le prime otto settimane di gestazione, e consiste nell'aspirazione dell'endometrio mediante una cannula che viene inserita nell'utero, senza che la cervice sia dilatata.

Tra l'ottava e la dodicesima settimana di gestazione, invece, si ricorre alla cosiddetta D & R, vale a dire la dilatazione e la revisione della cavità dell'utero.

Durante questo procedimento, eseguito in anestesia totale o parziale, si dilata la cervice e si introduce una cannula da suzione per evacuare il feto.

La dilatazione della cervice avviene con strumenti meccanici calibrati o con prodotti osmotici (per esempio alghe marine fatte essiccare).

Infine, dalla dodicesima settimana di gravidanza in poi, si ricorre alla D & S, vale a dire alla dilatazione del canale cervicale seguita dallo svuotamento, con aspirazione della placenta e del liquido amniotico.

Occorre sottolineare, comunque, che dopo la dodicesima settimana la legge italiana impedisce l'interruzione volontaria della gravidanza.



La Pillola Ru 486

Un esempio di aborto provocato è anche quello ottenuto tramite induzione farmacologica, attraverso la famosa pillola RU486: si tratta di una doppia pillola che induce l'aborto fisiologico e l'espulsione del feto (con contemporanea pulizia dell'utero).

Si tratta, dunque, di un distacco chimico.

La RU486 è utilizzabile nel nostro Paese a partire dal 2009: per usarla, è necessario, però, il ricovero in ospedale.

La legge che regola le interruzioni volontarie di gravidanza nel nostro Paese è la numero 194, risalente al 22 maggio del 1978.

Essa permette a una donna di ricorrere all'aborto provocato in una struttura pubblica entro i primi novanta giorni dalla gestazione, ed entro i primi centocinquanta solo se vi siano motivi di carattere terapeutico (quando, cioè, la gravidanza o il parto possano determinare un pericolo grave per la vita della donna, o quando siano stati verificate patologie, per esempio connesse a malformazioni del feto, che potrebbero comportare un pericolo grave per la salute psichica o fisica della gestante).

I consultori hanno il compito di informare le gestanti su tutti i servizi di cui esse possono godere e sui diritti che la legge garantisce loro.

Le generalità della donna che si sottopone all'aborto sono anonime, mentre il ginecologo ha il diritto di esercitare l'obiezione di coscienza.

Tale diritto, tuttavia, viene meno nell'eventualità in cui l'interruzione della gravidanza sia necessaria per salvare la donna la cui vita è in imminente pericolo.



La legge 194


Sempre a livello normativo, la legge 194 sancisce che la richiesta di interruzione volontaria deve essere presentata dalla donna; in caso di ragazza minorenne, è necessario disporre dell'assenso fornito da chi esercita la tutela o la potestà sulla ragazza.

Sempre secondo la legge, tuttavia, nel caso in cui vi siano motivi che impediscono che gli esercenti la tutela e la potestà possano esprimere il loro assenso, oppure essi diano pareri difformi o rifiutino l'assenso, il medico di fiducia o il consultorio possono assumersi la responsabilità di intervenire; essi, cioè, insieme con la ragazza (e se lei dà il permesso) prendono in esame una possibile soluzione del problema, verificando quali siano le cause che l'hanno spinta a richiedere un'interruzione della gravidanza.

Entro sette giorni dalla richiesta di aborto della ragazza, il medico di fiducia o il consultorio devono produrre una relazione da inviare al giudice tutelare del luogo di riferimento; egli, a questo punto, dopo aver ascoltato anche la ragazza, deve tenere conto delle sue ragioni, ed entro cinque giorni può, se lo ritiene, autorizzare l'interruzione della gravidanza.

L'aborto, inoltre, può essere eseguito su una minorenne con carattere d'urgenza se la gravidanza costituisce un pericolo grave per la salute della ragazza, a prescindere dal parere di chi esercita la tutela e del giudice tutelare.

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La Salute della donna

Dal punto di vista fisico, è opportuno evidenziare come un aborto provocato non determini rischi per la salute della donna.

Le complicazioni possibili, in ogni caso, aumentano con il passare del tempo, cioè a mano a mano che la gestazione progredisce: si tratta, comunque, di problemi dovuti all'imperizia o a movimenti bruschi della paziente nel corso dell'intervento, che si concretizzano in perforazioni all'addome, alla vescica o all'utero.

Un aborto eseguito in maniera non corretta può condurre a shock settico nel caso in cui nella cavità uterina restino dei residui.

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In conclusione, vale la pena di mettere in evidenza che per verificare la sussistenza di una gravidanza è possibile ricorrere in maniera semplice a un test di gravidanza: si acquista al supermercato o in farmacia (senza bisogno di prescrizione medica) e costa meno di venti euro.

Il suo funzionamento è semplice: esso rileva la presenza del beta-HCG, l'ormone della gravidanza: se è il test è negativo, l'ormone è presente con un valore inferiore a 10 ui/l nelle urine.

Le risposte fornite dal test di gravidanza sono sicure nel 99 % dei casi.

Per usarlo, non bisogna fare altro che immetterlo nell'urina per cinque minuti.

Una volta estratto, comparirà la scritta "non sei incinta" o "Sei incinta" a seconda dei casi (oppure una linea verticale o orizzontale).

È sempre bene, comunque, ripetere il test a distanza di pochi giorni, per avere la massima sicurezza: il valore del beta-HCG, infatti, diventa massimo tra la settima e la dodicesima settimana di gestazione.



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