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Colite ulcerosa: sintomi e cure	 Malattie
	Leggi lo speciale: Colite Ulcerosa
  Cerchiamo di capire cos’è e come viene curata la Colite ulcerosa grazie al supporto di un esperto in materia, il Dottor Andrea Favara, dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna (CO).   La Colite ulcerosa è una patologia di tipo infiammatorio che colpisce la mucosa del retto e che, nei casi più gravi, può estendersi anche al colon. La malattia colpisce maggiormente i soggetti dai 30 ai 60 anni, ma sono stati registrati anche casi in altre fasce di età (come quella pediatrica). Ne soffrono sia uomini che donne e le cause scatenanti della patologia non sono state ancora del tutto chiarite.   I sintomi iniziali della Colite ulcerosa sono diarrea, sangue nelle feci, dolori addominali, ma anche febbre, tachicardia, calo del peso, anemia e molto altro. Se le terapie mediche per trattare i disturbi collegati alla Colite non hanno effetto, l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.   Per cercare di capire qualcosa in più sulla Colite ulcerosa abbiamo intervistato, in esclusiva per BenessereVillage, il Dottor Andrea Favara, Specialista in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva Chirurgica.   Dottor Favara, i fattori ambientali durante l’infanzia possono influire sull'insorgere della Colite ulcerosa da adulti?
  La Colite ulcerosa ed il Morbo di Crohn sono malattie infiammatorie croniche dalle cause ignote. Diverse ipotesi sono state fatte a riguardo (malattie genetiche, infettive, autoimmuni e di altro tipo) ma non è stata raggiunta una conclusione certa. E’ pertanto teoricamente possibile che l’esposizione a fattori scatenanti ambientali in età infantile possa avere un ruolo, anche se non è provato e non sono stati identificati con certezza questi fattori.   In cosa il morbo di Crohn è diverso dalla Colite ulcerosa?
  Il morbo di Crohn presenta caratteristiche comuni alla Colite ulcerosa ma, per esempio, l’estensione della malattia nel tratto digestivo, il frequente interessamento ileale, le manifestazioni extraintestinali e, soprattutto, l’infiammazione della parete a tutto spessore lo distinguono dalla Colite ulcerosa. Esistono, tuttavia, quadri sfumati nei quali è difficile porre diagnosi differenziale tra le due malattie, che vengono pertanto descritti come “coliti indeterminate”, almeno in attesa di una diagnosi certa.   La laparoscopia è una tecnica standard per le malattie infiammatorie croniche intestinali come la Colite ulcerosa e il morbo di Crohn?
  In presenza di indicazioni chirurgiche, gli interventi possono essere a volte eseguiti per via laparoscopica, anche se non sempre la situazione locale permette di evitare la laparotomia. Le resezioni ileocecocoliche indicate in caso di malattia di Crohn complicata o resistente alla terapia medica sono gli interventi che più frequentemente vengono eseguiti con questa tecnica.   Tutte le complicazioni del morbo di Crohn e della Colite ulcerosa sono gestibili in laparoscopia?
  Assolutamente no. Spesso in presenza di fistole di varia natura o infiammazioni estese, coinvolgenti diversi tratti intestinali, la laparoscopia non può risolvere del tutto il problema e si rende necessario eseguire l’intervento per via tradizionale.   Come descriverebbe la qualità della vita dei pazienti che hanno sofferto di Colite ulcerosa dopo 10 anni dal decorso della malattia?
  La Colite ulcerosa si presenta con uno spettro di sintomi che vanno dalla malattia asintomatica a quadri fulminanti drammatici e a volte mortali. Il decorso è in genere ricorrente e caratterizzato da un’alternanza di fasi di quiescenza e fasi di acuzie. La terapia va pertanto modulata in base al grado di attività della malattia. In alcuni casi è necessario ricorrere alla chirurgia. La qualità della vita pertanto varia molto in funzione di quanto appena detto.

Lucia D'Addezio    Dottor Andrea Favara
  Specialista in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva Chirurgica
Dir. di Chirurgia Generale Laparoscopica e Minivasiva presso l’Ospedale di Cantù
Azienda Ospedaliera Sant’Anna (CO)
 
Antibiotici senza errori: come e quando usarli Malattie Leggi lo speciale: Influenza Stagionale
  In tutti i Paesi d’Europa ed, in particolar modo, in Italia negli ultimi decenni è stato registrato un vero boom nella vendita e nell’assunzioni di farmaci generici e di antibiotici. Non molti ne sono a conoscenza ma questa preoccupante condotta di una larga fascia della popolazione sta mettendo a repentaglio la vita e la salute di tutti gli altri.   L’abuso moderno degli antibiotici, nella maggior parte dei casi assunti quando non strettamente necessari, ha, infatti, favorito la comparsa di ceppi di batteri resistenti ai farmaci che, per questa ragione, sono difficili (se non impossibili) da arrestare nella loro azione infettiva.   Quando un batterio muta, sviluppando una resistenza all’antibiotico comunemente usato per annientarlo, il rischio che questo generi infezioni incontrollabili e pericolose è molto elevato. Secondo recenti stime i decessi collegati ad infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci sono 25.000 ogni anno. Ed il numero continua tristemente a crescere.   Un esempio sufficiente ad illustrare la gravità della situazione è quello dell’infezione da Klebsiella Pneumoniae, cioè il batterio che causa la comune polmonite. In Italia si parla del 15-50 per cento di infezioni da Klebsellia pneumoniae risultate resistenti al Carbapenem, l’antibiotico considerato l’ultima speranza per la cura della suddetta infezione.   Se il Carbapenem non funziona non esistono altri antibiotici in grado di curare la polmonite e le conseguenze per il paziente sono in genere tutt’altro che positive.   Ecco qualche regola per un utilizzo responsabile antibiotici:
  1. Gli antibiotici si usano solo contro le infezioni batteriche; 2. Non prendete gli antibiotici in caso di raffreddore e/o influenza; 3. Assumete gli antibiotici solo dietro prescrizione medica; 4. Seguite sempre i consigli del medico per la durata e le modalità di assunzione degli antibiotici; 5. Non interrompete né modificate da soli le modalità di assunzione degli antibiotici; 6. Non scegliete in autonomia di usare degli antibiotici; 7. Non cambiate il tipo di antibiotico prescritto dal medico; 8. Non somministrate antibiotici ai bambini che sono sotto il controllo di un medico.   Lucia D'Addezio ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi: Quando i piedi sono sempre gelidi  - Tosse: ecco 4 rimedi naturali Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie
Tonsillectomia da adulti: quando è necessaria? Malattie Con l’arrivo ciclico dell’Inverno e del freddo, ecco che ritornano anche febbre, mal di gola, infiammazioni dell’apparato respiratorio, arrossamento delle tonsille e gonfiore nei linfonodi del collo. Questi sintomi nella maggior parte dei casi avvertono che una tonsillite è in atto.   La Tonsillite è un’infiammazione delle cosiddette “Tonsille palatine”. Queste, insieme alle Adenoidi, garantiscono al tratto oro-faringeo una protezione efficacissima contro gli attacchi di virus e batteri. Quando la Tonsillite è molto frequente o, addirittura, cronica, sia nel bambino che nell’adulto, la Tonsillectomia, cioè l’intervento chirurgico di rimozione della parte, è spesso presentato come unica opzione.   Se nel bambino la Tonsillectomia ha mostrato una efficacia molto elevata, comportando minimi effetti collaterali, nell’adulto la situazione sembrerebbe più complessa.   Per quanto riguarda il caso italiano, sia la rimozione delle Tonsille che quella delle Adenoidi sono ormai interventi comunissimi in età pediatrica: il rischio dell’operazione è valutato come basso e il risultato nei soggetti con meno di 18 anni è ritenuto molto soddisfacente.   Cosa accade, però, quando a soffrire di Tonsillite è un adulto? L’intervento di rimozione della parte interessata dall’infiammazione è utile ed efficace come nei bambini?   Innanzitutto va sottolineato che nei pazienti adulti l’intervento è più doloroso che nei pazienti pediatrici e la ripresa molto più lenta. E’, quindi, molto importante sottoporvisi solo se strettamente necessario, abbinando all’intervento una corretta terapia post-operatoria.   Esiste in aggiunta un rischio emorragico maggiore, anche se l’equipe che opera il paziente è preparata per affrontare questa controindicazione.   La Tonsillectomia nell’adulto è consigliata solo se:   1. il soggetto ha sofferto di più di 5 episodi di Tonsillite nell’arco dell’ultimo anno;
2. la sensazione di dolore e bruciore alla gola viene avvertita in maniera costante, o è comunque molto frequente;
3. il soggetto soffre di Roncopatia e Apnea notturna;
4. il soggetto soffre di Tonsillote criptico-caseosa, con placche di colore biancastro sulle Tonsille e con alito fortemente sgradevole.
  Lucia D'Addezio ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi: Tosse: 4 rimedi naturali  - Febbre e raffreddore: 7 miti da sfatare
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Influenza intestinale: come riconoscerla? MalattieLeggi lo Speciale Influenza

  La gastroenterite virale viene spesso confusa con altre patologie, come più comuni disturbi gastroenterici o problemi allo stomaco o all’intestino causati dai virus periodici dell’influenza.   Nonostante venga comunemente chiamata anche “influenza intestinale”, la gastroenterite virale, cioè un’infiammazione dello stomaco e/o dell’intestino manifestata da diarrea e vomito, non viene scatenata dall’agente patogeno dell’Influenza stagionale ma da altri tipi di virus. L’Influenza vera e propria interessa, infatti, l’apparato respiratorio mentre quella “intestinale” colpisce lo stomaco e l’intestino tenue o crasso. In aggiunta, la prima è stagionale mentre la seconda no.   Quali sono i sintomi principali dell’influenza intestinale?

I sintomi più comuni che sono collegati alla gastroenterite virale sono:  
  1. senso di nausea ed episodi frequenti di vomito;
     
  2. diarrea frequente;
     
  3. bruciori di stomaco;
     
  4. crampi all’addome;
     
  5. difficoltà di digestione.
  Oltre alla suddetta sintomatologia in alcuni casi possono manifestarsi anche altri disturbi (uno o più di uno), tra i quali febbre, emicrania, brividi di freddo, sudorazione eccessiva, dolori muscolari, incontinenza delle feci e perdita di appetito.   Il contagio avviene tramite l’ingestione di acqua o cibo contaminato dai virus responsabili della patologia (rotavirus, adenovirus, sapovirus, norovirus e astrovirus). I primi sintomi si manifestano tra le 4 e le 48 ore successive all’esposizione al cibo o all’acqua contaminati.   Per facilitare la guarigione e combattere la gastroenterite virale è bene seguire questi consigli:
 
  • bevete molta acqua per evitare la disidratazione;
     
  • bevete frequentemente, ma introducendo piccole dosi di liquidi;
     
  • riposatevi molto e non affaticatevi;
     
  • mangiate poco, con frequenza e senza appesantire inutilmente lo stomaco già provato dalla patologia;
     
  • scegliete alimenti leggeri, di facile assimilazione;
     
  • evitate caffè, alcolici, zucchero, cioccolata, latte, formaggi, fritti e grassi.
  Lucia D'Addezio .............................................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sull'influenza? Influenza in arrivo: 5 Modi per evitarla - Influenza e Raffreddore addio grazie ai rimedi naturali

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Diabesità: un killer silenzioso Malattie Leggi lo speciale Diabete Mellito
  E’ considerata in assoluto la più grande epidemia globale, anche se pochi ne parlano ed ancora meno ne conoscono le conseguenze a livello economico, sociale e sanitario. Stiamo parlando della “Diabesità”. Ma di cosa si tratta?   Il termine “Diabesità” nasce dall’unione delle parole “Diabete” ed “Obesità”, due patologie molto pericolose se associate tra di loro nello stesso soggetto. Questo neologismo è stato coniato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per indicare una patologia gravissima, epidemica e pesantemente sottovalutata nelle sue conseguenze sia dalla popolazione globale che dai professionisti del campo medico. Se ne parla poco, troppo poco, eppure i malati sono 3,2 milioni solo nel nostro Paese.   Arrivato a livelli già preoccupanti, il numero dei malati affetti contemporaneamente da Diabete ed Obesità è sempre in aumento. Secondo le stime più recenti si ipotizza che nel 2025 i malati italiani di Diabesità toccheranno quota 4 milioni, cioè il 10 per cento della popolazione adulta della nostra Penisola, con una crescita esponenziale del 45 per cento (stimando una crescita zero della popolazione, quindi con dati al ribasso).   Oltre alla popolazione adulta, anche i bambini sono sempre più sensibili al problema dell’Obesità e del Diabete: è stato calcolato che, se non si interviene al più presto, l’epidemia interesserà in appena 15 anni una enorme fetta della popolazione infantile tra i 3 ed i 12 anni, con una crescita del numero di malati pediatrici del 205 per cento.
Qual è l’identikit del malato di Diabesità?
  I malati di Diabesità sono soggetti che, oltre ad essere obesi, hanno sviluppato il Diabete di tipo 2 (Mellito). La compresenza di queste due patologie influenza negativamente ed in maniera molto grave la qualità della vita dei soggetti interessati.
Le conseguenze sono devastanti:
  1. Aumento del rischio di subire un infarto del miocardio,
2. Aumento del rischio di subire stroke cerebro-vascolari;
3. Aumento del rischio di sviluppare patologie renali gravi;
4. Rischio di morte nell’arco di 10 anni doppio rispetto alla norma.
  Altri problemi collegati alla Diabesità sono:

1. lo stress cronico;
2. la depressione;
3. i disturbi del sonno.

E’ facile comprendere, conoscendo questi dati, l’entità dell’impatto dell’epidemia sulla sanità globale e sulle spese pubbliche da sostenere nel corso del tempo, a fronte di un numero di malati sempre più elevato.   Lucia D'Addezio ..................................................................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sull'obesità? Italiani: quasi uno su 2 è sovrappeso ed il giro-vita è in costante crescita - Allarme obesità per i bambini

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Afte in bocca: cosa sono e rimedi Malattie L’afta in bocca è una ulcerazione biancastra che compare regolarmente nei soggetti che ne soffrono, provocando dolore e fastidio. Vediamo cosa sono e quali i rimedi.   Le Afte, o meglio le “Stomatiti” (questo è il nome scientifico della patologia), sono delle ulcerette di dimensioni ridotte che attaccano la bocca e che, in genere, sono molto dolorose, soprattutto quando si mangia, si beve, si parla o ci si lava i denti.   Secondo recenti statistiche 1 persona su 5 soffre regolarmente di questo sgradevole disturbo. Nella maggior parte dei casi, però, i soggetti colpiti ci convivono loro malgrado, aspettando che la piaghetta sparisca da sé.   Le Stomatiti andrebbero affrontate in maniera adeguata e non ignorate aspettando che il problema si autorisolva fino alla prossima comparsa. Le ulcerette di norma tendono a formarsi all’interno della bocca, su labbra, gola, guance e lingua, e sono meno comuni nei fumatori.   Le Afte vengono spessissimo confuse con le vesciche da febbre. Le differenze tra questi due disturbi sono molteplici e facili da individuare.   Le Stomatiti non sono contagiose mentre le vesciche da febbre si. Queste ultime sono, infatti, provocate dal famigerato virus dell’Herpes Simplex e si trasmettono, per esempio, con il bacio. Un’altra differenza macroscopica è che le ulcere dell’Afta sono interne alla bocca mentre quelle da febbre compaiono all’esterno, sulle labbra, sul mento, attorno al naso e nelle narici.   Alcune cause della comparsa di Afte orali sono:   Carenze di vitamina B12;
Carenze di Ferro;
Stress ed emotività;
Lesioni o ferite all’interno della bocca.
  Le donne tendono a sviluppare le Afte orali maggiormente rispetto agli uomini, in particolar modo nella fase mestruale. Lo stesso vale per gli adolescenti, più colpiti rispetto agli adulti.   Per trattare le Afte esistono farmaci appositi, meglio se somministrati sotto controllo medico. Questi vanno applicati con un cotton stick dopo aver asciugato attentamente la parte interessata. Nel caso di Stomatiti molto frequenti o prolungate (per più di 2 settimane) è consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia.   Lucia D'Addezio ...............................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi:  Perchè mi sento sempre stanca? - Difese immunitarie basse, cosa fare?

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Pinguecola: le macchie giallastre nell'occhio Malattie Avete notato la presenza di alcune macchioline giallastre all’interno dell’occhio e non sapete di cosa fare? Non allarmatevi: molto probabilmente si tratta di Pinguecula, una degenerazione della congiuntiva di tipo benigno.   L’occhio è uno degli organi del corpo umano più importanti e delicati. Come accade per tutte le componenti del nostro organismo, anche l’occhio è soggetto all’insorgenza di patologie e disturbi. Molte persone (soprattutto anziane, ma non solo) ad un certo punto della loro vita notano la presenza di piccole macchie giallastre, in genere rilevate, all’interno dell’occhio. Ma di cosa si tratta? Quando bisogna preoccuparsi?   Queste macchie gialle sono, nella maggior parte dei casi, dovute alla Pinguecula, un inspessimento della congiuntiva oculare causato dall’accumulo di una massa bianco-giallastra, costituita da residui di degenerazioni cellulari. Le cause dell’insorgenza di questa degenerazione della congiuntiva sono sconosciute ma è stato dimostrato che il disturbo è molto più frequente negli anziani e nei soggetti che sono stati per molto tempo esposti al sole senza protezioni adeguate.   La massa che viene a formarsi tende a posizionarsi nell’angolo dell’occhio che dà verso il naso (anche se è possibile un posizionamento nella parte esterna dell’occhio, seppur più raro). Questa massa può aumentare di dimensione nel corso degli anni ma è di tipo benigno, quindi non cancerosa né rischiosa per la salute del soggetto interessato.   L’unica soluzione alla Pinguecula è l’asportazione chirurgica, che, però, si rende necessaria solo in casi eccezionali. Uno di questi è quello in cui la massa contribuisce ad una riduzione del campo visivo.   Nella maggior parte dei casi la Pinguecula è asintomatica e non viene asportata anche perché tende alla recidiva.   Alcune accortezze per limitare i danni della Pinguecula sono le seguenti:   usare le lacrime artificiali per alleviare le irritazioni dell’occhio;
proteggere sempre la vista dai raggi solari con occhiali, cappelli, visiere, etc;
assumere anti-infiammatori o steroidi solo nel caso di infiammazioni molto gravi o di gonfiore diffuso;
considerare l’asportazione chirurgica nel caso la massa inizi a vascolarizzarsi oppure a creare problemi alla vista e/o all’estetica.
  Lucia D'Addezio ...........................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più sulla salute degli occhi? Leggi Occhiaie: un vero incubo - Occhio agli occhi: i rimedi naturali
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Influenza in arrivo: 5 modi per evitarla MalattieLeggi lo Speciale Influenza

Stiamo andando incontro alla stagione fredda. Uno dei mali tipici di questo periodo è sicuramente l'influenza, una malattia purtroppo virale e altamente contagiosa. Ma la sua contagiosità trova terreno fertile in alcuni atteggiamenti in particolare, e può essere tenuta lontana con altrettante buone abitudini.   Ad esempio anche se al lavoro si è oberati di cose da fare, è bene recarsi ogni tanto alla toilette per lavare volto e mani. La pulizia è fondamentale anche per prevenire i malanni.   Lo strumento di prevenzione più utile, insieme all’igiene, è sicuramente la dieta. Come è noto, infatti, non sempre ci ammaliamo di influenza, anche se veniamo a contatto con il virus praticamente sempre. Cos'è dunque che non ci fa ammalare? Sicuramente il nostro stato. Il nostro corpo infatti talvolta si difende bene grazie ad un sistema immunitario efficiente che è praticamente la nostra arma vincente nel mondo che ci circonda. Ciò che aiuta il nostro sistema immunitario è una buona alimentazione, proteine e sali minerali in quantità, cibi caldi ed una quantità industriale di frutta ed ortaggi.   La frutta fresca aiuta il nostro corpo a rifornirsi di tutti i micronutrienti che gli servono per sopportare la stagione!   Altra regola, è quella più scontata se vogliamo: coprirsi. I bruschi colpi di freddo infatti possono debilitare il nostro sistema immunitario e renderci un facile bersaglio per i virus.   L'ultimo consiglio infine è quello del vaccino antinfluenzale da oggi presente in farmacia. C'è chi è ancora scettico in merito ai vaccini antinfluenzali ed anche il mondo scientifico talvolta è diviso nel merito. Alcuni esperti infatti sottolineano l'effetto terapeutico delle malattie, altri invece sono più propensi a preservare la buona salute.   L'idea di alcuni infatti è che anche la malattia serva al nostro corpo per rinforzarsi. Quel che è certo è che la composizione del nuovo vaccino non differisce quasi per nulla rispetto a quella degli anni precedenti ed è disponibile in farmacia.   E' consigliabile comunque parlare col proprio medico e capire quanto è davvero necessario il vaccino che, comunque, è sempre raccomandabile per persone che soffrono di gravi patologie.   Maria Melania Barone ...............................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi:  Perchè mi sento sempre stanca? - Difese immunitarie basse, cosa fare?

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Perchè mi sento sempre stanca? 7 possibili cause Malattie Siete sempre stanche e non riuscite a capire perché? Vorreste fare tante cose ma vi mancano letteralmente le forze? Dormite molto ma vi svegliate sempre assonnate? Sentite di non essere più energiche ed in forma come una volta? Le ragioni potrebbero essere molte. Vediamo insieme le più comuni cause di stanchezza.   La stanchezza è un sintomo sempre più diffuso, soprattutto tra le donne. Il cardiologo Nieca Goldberg, Direttore sanitario del “NYU Medical Center Women's Heart Program” nonché Professore presso la “NYU School of Medicine”, ha studiato il problema e la sua ampia diffusione nella popolazione femminile constatando un drastico e preoccupante aumento dei casi di donne che soffrono di, stanchezza cronica, un disturbo apparentemente inspiegabile.   Certo bisogna distinguere la comune stanchezza e spossatezza da una situazione cronica e patologica. L’esperto ammette che molto spesso le cause di una normale stanchezza sono semplicemente mancanza di sonno e lavoro eccessivo. Ma non sempre è così.   1. Anemia. L’Anemia è spesso associata al senso si spossatezza frequente ed è molto comune nei soggetti con carenze alimentari, ma anche nelle donne con cicli mestruali abbondanti e nelle neomamme.   2. Ipotiroidismo. L’ipotiroidismo ed in genere il malfunzionamento della tiroide possono causare stanchezza cronica e spossatezza.   3. Infezioni del tratto urinario. Alcune infezioni del tratto urinario possono essere difficili da riconoscere: l’affaticamento è uno dei sintomi che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme.   4. Caffeina. Un eccesiva dose quotidiana di caffeina può causare problemi come senso di stanchezza cronico, mal di testa e disturbi della concentrazione.   5. Intolleranze alimentari. Le nostre energie provengono in gran parte dal cibo che assumiamo durante i pasti. Alcune intolleranze alimentari possono rendere l’assimilazione dei cibi complicata e minare il rifornimento energetico del nostro corpo.   6. Apnea nel sonno. Siete sempre assonati e vi svegliate già stanchi? E’ possibile che, nonostante vi sembri di dormire 7-8 ore a notte, siate affetti da Apnea notturna o da ostruzioni periodiche dell’apparato respiratorio non diagnosticate.   7. Problemi cardiaci. E’ molto frequente la presenza di problemi cardiaci non diagnosticati nei soggetti che, per esempio, mostrano affaticamento ed affanno nel compiere attività che prima risultavano naturali, come salire le scale o portare le buste della spesa.   Se sospettate di essere affetti da uno dei problemi appena citati, consultate uno specialista per una diagnosi più accurata.   Lucia D'Addezio ...............................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi:  Sport e colesterolo - Diabete mellito e psicologia

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Le emicranie oftalmiche: come affrontarle? Malattie Leggi lo Speciale Emicrania: Cause e Sintomi
  Le emicranie oftalmiche sono dei mal di testa molto dolorosi ed invalidanti, collegati in genere ad una compromessa funzionalità dell’arteria retinica. Queste emicranie si manifestano con delle fitte caratteristiche, concentrate in una sola metà del capo, e colpiscono in maniera particolare le donne (con un rapporto di 4 a 1).   Altri sintomi delle emicranie oftalmiche sono:
  dolore intenso (in genere di tipo pulsante) che può durare da poche ore a diversi giorni;
disturbi visivi (come flash davanti agli occhi, impossibilità di messa a fuoco, offuscamenti,
presenza di luci o ombre nel campo visivo);
vertigini;
stanchezza e spossatezza;
disturbi nell’articolazione del linguaggio;
formicolii diffusi;
senso di nausea
  Per capire meglio di cosa si tratta e come vanno affrontate le emicranie oculari, abbiamo posto alcune domande al Dottor Antonio Pascotto, specializzato in Oftalmologia nonché membro della Società Oftalmologica Italiana e collaboratore della prestigiosa emedicine.com, una delle riviste di medicina più lette al mondo.   Quanto sono comuni le emicranie oftalmiche?
  Le emicranie oftalmiche (o oculari) sono molto diffuse e sono causa di riduzione della capacità produttiva e senso di malessere in circa il 25 per cento della popolazione.

Che cosa causa l'emicrania oftalmica?
  L'emicrania oftalmica può dipendere da molteplici fattori, tendono però a soffrirne maggiormente coloro che hanno valori di pressione arteriosa bassa o coloro che, per disturbi della cervicale o per parziali ostruzioni dei vasi arteriosi del collo, patiscono per riduzioni transitorie del flusso sanguigno cerebrale e, in particolare, dell'arteria retinica.   Qual è la cura per l'emicrania oftalmica?
  Dato che l'emicrania oculare dipende da cause prevalentemente vascolari, la cura dovrebbe essere prescritta dal cardiologo (a cui dovrebbe essere rimandato il paziente), dal medico di medicina interna o dal medico di famiglia. Nella maggioranza dei casi, però, si tratta di fenomeni "idiopatici", per i quali non c'è una base patologica e, quindi, non necessitano di terapia. Durante gli attacchi di emicrania oculare, sarebbe opportuno che il paziente si stendesse sul letto al buio, in attesa che il fenomeno svanisca da solo.   È vero che le lenti colorate, specialmente se sono singolarmente prescritte, possono aiutare chi soffre di emicrania?
  Si, può aiutare sia una precisa correzione di lievi deficit visivi, che limita l'affaticamento legato ad un processo fisiologico di messa a fuoco (fenomeno chiamato "accomodazione"), sia l'uso di lenti colorate che, riducendo l'ingresso di luce intensa negli occhi, riducono anche il rischio di una delle cause che scatenano l'emicrania.   È vero che  le nuove TV a led possono causare affaticamento della vista e mal di testa anche se guardate per poco tempo? Consiglia di non acquistarle?
  Non ci sono prove scientifiche che lo dimostrino. Nelle nuove TV a led c'è maggiore contrasto, e ciò può favorire l'affaticamento visivo, ma non mi sentirei di sconsigliarne l'acquisto.

 

Dott. Antonio Pascotto Specialista in Oftalmologia
  Lucia D'Addezio oculista

Il Dott. Antonio Pascotto è il responsabile del Centro Oculistico Pascotto ed è socio dello Studio Asso­ciato Oculistica Mediterranea di Napoli.E’ membro della Società Oftalmologica Italiana e dell’European Contact Lens Society of Ophthalmology ed è autore di vari articoli in riviste inter­nazionali come Archives of Ophthalmology e British Journal Ophthalmological. .................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sul dolore cervicale? Leggi: Dolore Cervicale: Cause e Rimedi - Dolore cervicale: consigli per prevenirlo! Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie L'alluce valgo, tutto quello che c'è da sapere Malattie L’alluce valgo è una delle patologie più diffuse a carico del piede. Sono moltissimi coloro che, in Italia, soffrono di questa deformità spesso molto dolorosa anche se i soggetti che sanno come affrontarla sono ancora in numero limitato. La paura e l’ignoranza sul tema sono molto diffusi ed i malati, nella maggior parte dei casi, si limitano a convivere con il problema.   Nello specifico, l’alluce valgo è una deformità che interessa il piede, o meglio, il primo dito ed è spesso accompagnato da forti dolori, imbarazzo e disagio estetico, difficoltà nella scelta di calzature adatte e così via.   Le cause dell’alluce valgo sono diverse. Innanzitutto, nella maggior parte dei casi non è una deformità con la quale si nasce ma è un problema che si sviluppa e si accentua con il passare del tempo. Quasi sempre l’alluce valgo acquisito è causato da calzature troppo strette e scomode o da tacchi troppo alti. D’altro canto, in alcuni casi, si può parlare anche di alluce valgo congenito, con la presenza di una testa metatarsale tondeggiante dovuta a fattori ereditari.   In più del 90% dei casi, proprio a causa della stretta correlazione tra la comparsa della deformità e il tipo di calzature indossate, i soggetti colpiti da alluce valgo sono donne. La scelta delle scarpe indossate è fondamentale in ogni età. L’alluce valgo è, infatti, un disturbo subdolo che inizia con una infiammazione dei tessuti ed una conseguente sensazione di dolore seguita solo nella sua fase finale dalla comparsa della deformazione verso l’esterno del primo dito.   La correzione di questo problema avviene in molti modi e può anche comportare un intervento chirurgico. In generale, però, l’intervento chirurgico è consigliato solo ai soggetti che, a causa della deformità, subiscono un peggioramento della qualità della vita, in quanto l’operazione è molto dolorosa (soprattutto nella fase post-operatoria) ed affatto esente da rischi.   Per una valutazione più accurata vi consigliamo di rivolgervi, sin dalla prima comparsa di dolore e fastidio, al vostro ortopedico di fiducia.   Lucia D'Addezio ...........................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi   Dolori alle gambe: claudicatio intermittens  -  Gambe snelle eliminando il sale
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Diabete correlato al morbo di Alzheimer MalattieLeggi lo Speciale Ictus Leggi lo speciale: Diabete Mellito
  Recenti studi hanno collegato il diabete mellito di tipo 2 ad un rallentamento nel funzionamento del cervello e ad un aumento del rischio di sviluppare in futuro il morbo di Alzheimer. La possibilità di complicazioni cerebrali è solo l’ultimo dei motivi che deve spingere una persona a tenere il diabete sotto controllo.   Gli scienziati sono ancora incerti su come il diabete di tipo 2 potrebbe effettivamente influenzare il cervello. Quello che si sa, comunque, è che sono coinvolti diversi fattori.   "La glicemia alta può influenzare direttamente sia le cellule nervose che quelle di supporto del sistema nervoso", dice Alan Jacobson, dottore in medicina ed emerito professore di psichiatria alla Harvard Medical School, negli Stati Uniti. "Può anche causare danni ai vasi sanguigni sia grandi che piccoli." La conseguenza è la riduzione della quantità di ossigeno che raggiunge il cervello. "Inoltre, aumenta il rischio di avere un ictus con effetti distruttivi per le cellule celebrali".   Il diabete di tipo 2 di solito inizia con una "resistenza" all'insulina, in cui le cellule del grasso, dei muscoli e del fegato non sono in grado di utilizzare questo ormone. In un primo momento, il pancreas risponde pompandone in maggiore quantità. Lo stesso enzima che scompone l'insulina scompone anche una proteina chiamata beta-amiloide, che si accumula in modo anomalo nel cervello delle persone con il morbo di Alzheimer. L’effetto di questo enzima sulla beta-amiloide sembrerebbe essere simile a quello che si verifica in caso di morbo di Alzhaimer.   Gli studi hanno collegato il diabete mellito di tipo 2 ad un declino del funzionamento del cervello. Uno studio nello specifico ha esaminato le capacità mentali particolarmente colpite negli adulti di mezza età e negli anziani con il diabete. I risultati si sono focalizzati sulla velocità neurocognitiva e sulle funzioni esecutive.   La velocità neurocognitiva si riferisce a quanto rapidamente e precisamente si risponde alle situazioni, ed è un utile indicatore della salute generale del cervello. Le funzioni esecutive si riferiscono alla progettazione, al controllo e al monitoraggio delle proprie attività mentali. È ovviamente indispensabile nella vita quotidiana.   La buona notizia è che i deficit mentali osservati in questo studio sono stati tutto sommato lievi e, fatto ancora più importante, è possibile prevenirli. In particolare, la prevenzione, consiste nel controllare il diabete con l'assunzione di farmaci e apportando cambiamenti al proprio stile di vita. In questo modo le persone possono essere in grado di controllare o limitare gli effetti del diabete sulla salute del loro cervello.   Altre ricerche hanno collegato il diabete di tipo 2 direttamente al morbo di Alzheimer. Uno studio svedese ha rilevato un aumento del rischio di morbo di Alzheimer in età più avanzata per le persone che avevano contratto il diabete relativamente giovani. L'aumento non è stato così marcato in chi lo ha contratto dopo i 65 anni di vita. "Sembra che il rischio del morbo di Alzheimer aumenti proporzionalmente al numero di anni in cui si è stati diabetici", spiega il ricercatore Margaret Gatz, dottore di filosofia e professore di psicologia alla University of Southern California.   Gli studi hanno trovato un legame simile tra l'ipertensione e l'obesità di mezza età e il successivo morbo di Alzheimer. Controllando la pressione del sangue "si riduce nuovamente il rischio", afferma il dottor Gatz.   La morale è sempre la stessa: migliorando la propria salute oggi, il cervello beneficerà di una migliore condizione negli anni a venire. ....................................................................................................................................
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Xantelasma: attenti al cuore MalattieLeggi lo Speciale Ictus Leggi lo speciale: Colesterolo Alto
  Una ricerca danese sostiene che chi sviluppa depositi visibili di colesterolo nella pelle e in particolare intorno agli occhi, sarebbe maggiormente a rischio di sviluppare malattie cardiache e in particolare infarto.   Il legame tra la condizione della pelle e le malattie cardiache, tuttavia, sembrerebbe essere più un'associazione che un chiaro caso di "causa-effetto".   Il gruppo di studio guidato dal dottor Anne Tybjaerg-Hansen, del dipartimento di biochimica clinica al Copenhagen University Hospital in Danimarca, sostiene che la scoperta potrebbe forse spingere i medici a prestare maggiore attenzione alle condizioni della pelle nella prevenzione delle malattie cardiache.   La ricerca, pubblicata nell'edizione on-line del British Medical Journal il 15 settembre, potrebbe essere di particolare valore nelle popolazioni in cui l'accesso alle strutture di laboratorio e di analisi del profilo lipidico del sangue è difficile.   Già da tempo gli "xantelasmi", delle placche giallastre in rilievo intorno agli occhi, e un'altra condizione chiamata "arco corneale", caratterizzata da anelli di colore bianco o grigio attorno alla cornea, servivano a segnalare l’esistenza di depositi di colesterolo.   Per scoprire come tali depositi avrebbero potuto influenzare il rischio di malattie cardiache, tra il 1976 e il 2009 il gruppo di ricerca, guidato dal dottor Anne Tybjaerg-Hansen, ha esaminato e monitorato circa 13.000 pazienti danesi di età compresa tra i 20 e i 93 anni.   Anche se all'inizio dello studio nessuno aveva sviluppato malattie cardiache, una volta iniziata l'indagine e il monitoraggio, oltre 4% dei pazienti presentava xantelasmi e quasi 1/4 aveva un arco corneale.   In definitiva, più di 1.870 partecipanti negli anni successivi hanno avuto un infarto e quasi 3.800 hanno sviluppato malattie cardiache; circa 1.500 hanno avuto un ictus e 1.815 hanno sviluppato malattie cerebrovascolari. Complessivamente, prima della conclusione dello studio nel 2009, ci sono stati tra i pazienti monitorati 8.500 decessi.   A quel punto, il gruppo di studio ha concluso che avere uno xantelasma significherebbe senza ombra di dubbio avere un rischio più elevato di infarto in futuro o di sviluppare malattie cardiache.   I ricercatori hanno, tuttavia, fatto notare che non esiste un rapporto diretto tra arco corneale e xantelasmi da una parte e malattie cardiache dall’altra. Come detto all’inizio sembrerebbe essere più un’associazione di carattere statistico che un rapporto di "causa-effetto". ...............................................................................................................................................  
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Diabete mellito e disturbi sessuali. Domande e risposte Malattie Leggi lo Speciale Diabete mellito   Il diabete mellito è una patologia che comporta un malfunzionamento del metabolismo in relazione alla presenza di una quantità variabile ed oscillante di zuccheri nel sangue.   Questa patologia può avere come conseguenza diversi disturbi che possono intaccare la vita sessuale sia dell’uomo che della donna. Per chiarire meglio gli effetti fisici e psicologici di questi problemi sui pazienti, abbiamo chiesto delucidazioni ad un esperto, l’andrologo ed urologo Dott. Giovanni Beretta.
Quali problemi sessuali si possono verificare negli uomini che soffrono di diabete?
  L’accumulo di zuccheri nel sangue tipico del diabete mellito ha, tra i suoi primi sintomi sessuali, una difficoltà a mantenere una valida erezione, disturbo che arriva spesso a non permettere più un rapporto sessuale di tipo penetrativo. Si ha quindi un’impotenza cioè, termine più preciso, un deficit erettivo.   Un altro problema sessuale che può interessare un diabetico è l’eiaculazione retrograda, quando il liquido seminale invece di uscire all’esterno finisce in vescica.
Quali sono, invece, i problemi sessuali che possono colpire le donne malate di diabete?
  Si tratta, in genere, di problemi analoghi da un punto di vista clinico a quelli maschili e cioè una carenza della normale lubrificazione vaginale e disturbi dell’orgasmo. Ovviamente, sia nell’uomo che nella donna, queste problematiche possono dare origine ad ansie, paure ed ulteriori difficoltà e disturbi psicologici.
Quali soggetti rischiano di sviluppare problemi sessuali e urologici a causa del diabete?
  Le problematiche sessuali e urologiche nelle persone con iperglicemia non controllata possono interessare anche il 50% dei pazienti e le cause organiche che potenzialmente possono essere in gioco sono:  
  1. un’accelerata arteriosclerosi della macro e della microcircolazione periferica;
  2. un'alterazione biochimica della muscolatura liscia degli organi sessuali;
  3. un danno neurologico mirato.

Possiamo prevenire i disturbi sessuali causati dal diabete mellito? Se si, come?
  Certamente. Il modo migliore per prevenire questi problemi è seguire attentamente tutte le indicazioni cliniche ricevute dal medico che sta seguendo in diretta la situazione clinica particolare dell’iperglicemico: se il soggetto è obeso, bisogna riprendere il peso forma attraverso dieta ed esercizio fisico e, nello specifico, occorre mantenere una glicemia controllata, sia usando farmaci sia seguendo una dieta bilanciata che controlli in modo severo e preciso l’assunzione di carboidrati e di zuccheri.   Lucia D'Addezio diabete
Giovanni Beretta. Specialista in Urologia, Andrologia e Patologia della Riproduzione Umana. Già membro della Commissione Fertilità e PMA per i Rapporti Istituzionali e della Commissione per lo Studio dell'Infertilità di Coppia ed Azoospermia della Società Italiana di Andrologia attualmente dirige Le Unità di Andrologia del Centro Medico Cerva a Milano e del Centro Italiano Fertilità e Sessualità di Firenze.
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Diabete mellito e psicologia Malattie Leggi lo Speciale: Diabete Mellito
  Il diabete mellito è una patologia complessa, le cui conseguenze possono toccare ed influenzare numerose sfere della vita del soggetto malato.   Abbiamo già parlato dei possibili condizionamenti della vita sessuale dei diabetici, sia nell’uomo che nella donna. In questo articolo, invece, abbiamo deciso di trattare un aspetto spesso sottovalutato nella lotta e nella gestione quotidiana del diabete mellito, cioè quello psicologico.   Ne abbiamo parlato con la dottoressa Annalisa De Filippo, psicologa ed esperta nel trattamento di questa patologia con tecniche psicologiche.   Il diabete mellito ha delle connessioni non solo con disturbi di tipo fisico. Come ci spiega l’esperta, “l'aspetto psicologico è importante nelle malattie croniche in cui bisogna curarsi da sé perché l'immagine che si ha della patologia è un aspetto centrale della terapia. Questa, infatti, va ad incidere sulla sua gestione e sul benessere della persona”.   Per questa ragione gli interventi a livello psicologico sono fondamentali per l’acquisizione da parte del paziente di un benessere generalizzato. “L'intervento psicologico – continua la psicologa - può essere efficace nel favorire la gestione della terapia attraverso l'espressione e la condivisione delle proprie emozioni e della rappresentazione della malattia ponendo l'accento su paure, difficoltà, resistenze ma anche strategie e risorse.”   Più in generale il lavoro del paziente a livello psicologico lo aiuta a vivere la malattia in maniera meno passiva, “per sentirsi meno schiavi e più attori, cercando di sviluppare un senso di autoefficacia e padronanza nell'autogestione del proprio stato di salute”.   La negazione della malattia e la rabbia sono tappe fondamentali nell’accettazione della nuova condizione di vita da parte del malato. Anche in questo caso l’intervento psicologico può essere decisivo. “L'obiettivo – chiarisce la dottoressa - è favorire l'accettazione di sé e del diabete considerandolo come diversa condizione di salute, un'accettazione che permette l'introduzione di modifiche al proprio stile di vita più serenamente.”   Anche la famiglia e le persone vicine al malato possono fare la differenza, non solo mostrando supporto e comprensione ma anche modificando il proprio stile di vita. “La famiglia è importante nella gestione delle malattie croniche: un'accettazione attiva anziché una rassegnazione passiva è un atteggiamento da promuovere, ponendo attenzione a non creare un ambiente iperprotettivo e controllante ma stimolando il dialogo, la comprensione e una gestione consapevole.”   Lucia D'Addezio psicologa

Annalisa De Filippo. Psicologa. Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia. Si occupa della promozione del benessere mettendo al centro le risorse e l'individualità delle persone, in risposta a diverse forme di disagio. Autrice del libro “Stress e Resilienza. Vincere sul lavoro”. Edizioni Psiconline, 2007 (Prima Ed.), 2009 (Seconda Ed.). Co-autrice del libro "Autismo: apprendere con l'intervento comportamentale". Edizioni Psiconline, 2009.
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Malattie
Allarme botulino: trovato nelle conserve francesi Malattie Scatta l'allarme botulino anche in Italia, soprattutto per quei discount o supermercati del Nord della penisola che importano costantemente conserve di vegetali francesi. Ma in realtà bisogna fare sempre attenzione alle conserve.   Quei lotti di conserve sopravvissuti alla stagione calda hanno una grande probabilità di aver prodotto botulino. A dirlo l'autorità francese che si è vista segnalare un lotto di conserve prodotto a Cavaillon e che è stato in parte esportato anche in Italia. La motivazione principale è che d'estate si preferisce usare vegetali e frutta fresca e non conservata in olio o in marmellate. Questa è la ragione alla base dell'enorme quantità di invenduto con cui devono fare i conti i negozianti nei mesi estivi.   Ma se in Francia il 6 settembre scorso sono state ricoverate otto persone a causa di un'intossicazione alimentare dovuta alla presenza del batterio, in Italia non è la prima volta che scatta l'allarme botulino. Il botulino infatti si forma spesso nelle conserve caserecce e sono frequenti i casi di intossicati che hanno assaggiato qualche prelibatezza nostrana.   Ma come si forma il botulino?
  L'idea più comune è che questo si trovi nel tiramisù mal conservato, oppure nel mascarpone. In realtà il botulino si trova molto più spesso nelle melanzane sott'olio e in tutti i sott'oli prodotti in casa e non conservati in modo adeguato.   La causa maggiore della formazione del botulino è che questo batterio si riproduce molto velocemente e si sviluppa in ambiente anaerobio e dunque anche sott'olio. É interessante notare che la formazione di botulino è molto frequente e accade molto più spesso nei prodotti caserecci che in quelli industriali. Per cercare di evitare la formazione di botulismo è importante che le conserve si preparino in vasetti bollenti e che questi vengano bolliti anche dopo essere stati sigillati.   Maria Melania Barone .....................................................................................................................................................................................................................
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Diabete: arriva un nuovo farmaco Malattie Leggi lo Speciale: Diabete mellito
  La ricerca ha lavorato per riuscire ad ottenere un nuovo farmaco anti diabete. Il nuovo farmaco ottimizzarà l'efficacia degli altri e abbatterà i rischi collaterali.   Da cosa deriva questa speranza? Da una scoperta davvero concreta! I ricercatori hanno individuato un nuovo composto molecolare che sarebbe in grado seriamente di abbattere i rischi di effetti collaterali legati ad alcuni farmaci anti-diabete come il rosiglitazone, che ha riscontrato effetti nocivi sul cuore al punto da essere messo fuori commercio.   I ricercatori che hanno fatto questa scoperta ed hanno deciso di sfruttarla per accrescere la sicurezza in campo farmacologico per quanto riguarda il diabete sono quelli della Scripps Research Institute in collaborazione con Dana-Farber Cancer Institute dell'Università di Harvard.   La molecola salvatrice, scoperta dai ricercatori dello Scripps Research Institute in collaborazione con il Dana-Farber Cancer Institute dell'Università di Harvard, si chiama SR1664 ed è stata presentata su Nature grazie ad un articolo di Patrick R. Griffin e Bruce Spiegelman.   Dalle analisi questo composto sembra produrre effetti collaterali molto più bassi rispetto ad altri farmaci. In particolare non favorisce l'aumento di peso e del volume plasmatico.   Gli effetti collaterali riscontrati in forma leggerissima sono relativi solo alle ossa. I ricercatori lavoreranno per ridurre ulteriormente queste controindicazioni.   Maria Melania Barone
Metodo Dorn: per la tua schiena MalattieLeggi lo Speciale Cervicale: Sintomi

Il metodo Dorn si avvale di semplici esercizi volti a riposizionare l'inclinazione del bacino e quindi della colonna vertebrale. Se anche tu soffri di mal di schiena cronico senza avere una vera e propria malattia della colonna vertebrale allora è probabile che la causa vada ricercata in un disallineamento del bacino oppure nella sedentarietà. Per risolvere questo problema in Germania viene praticato il metodo Dorn abbinato al massaggio Breuss. Due tecniche ancora sconosciute in Italia.   Dieter Dorn ideò questa tecnica negli anni '70. Si tratta di una pratica indicata quando si ha una differenza di lunghezza nelle gambe provocata da un disallineamento del bacino che causa anche dolore vertebrale. A differenza delle altre tecniche, oltre alla manipolazione esterna, il soggetto muove gli arti partecipando attivamente alla seduta.
Il primo esercizio serve a correggere l’arto più lungo rispetto all’altro, e consiste nel piegare la gamba a 90 gradi e tirarla verso il corpo, premendo con la mano sull’osso della coscia, e allungandola di nuovo lentamente.   Le articolazioni della spalla, della caviglia, del ginocchio, del polso e del gomito si risolvono con delle sedute specifiche dove l’operatore controlla la presenza di eventuali disallineamenti della colonna vertebrale e rimette a posto le vertebre spostate con leggere pressioni del pollice. I muscoli coinvolti vengono fatti muovere tramite l’oscillazione della gamba o del braccio.   A questa tecnica va abbinato anche il massaggio Breuss, un tipo di massaggio dolce capace di sciogliere la presenza di blocchi fisici ed emotivi. Abbinare questo massaggio al metodo Dorn aiuta a risolvere i dolori di schiena. Il massaggio si basa sulla rigenerazione, stimolazione ed ossigenazione dei dischi intervertebrali, che possono subire schiacciamenti e contratture. Questo massaggio aiuta a sopportare anche il dolore dovuto ad ernia al disco.   Maria Melania Barone ....................................................................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più sul mal di schiena?  Prevenire il mal di schiena - Evitare il mal di schiena'? Ecco gli esercizi
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Huperzine A contro l'Alzheimer Malattie Scoperta una molecola, ricavata da un muschio rarissimo, impiegabile per combattere l’Alzheimer. Difficile da reperire in natura, l’Huperzine A è stata ora sintetizzata in laboratorio.   Il morbo di Alzheimer è una patologia tristemente nota per la sua ampia diffusione a livello globale, soprattutto nelle fasce di popolazione anziana. Si tratta di una forma, la più diffusa, di demenza senile che si manifesta con diversi sintomi, come stati confusionali, perdite di memoria, problemi nell’articolazione del linguaggio, irritabilità, e così via. I sintomi spesso si moltiplicano e peggiorano con il passare del tempo, riducendo presto il soggetto colpito ad una forma di demenza molto grave ed incurabile.   La speranza ora arriva dalle nuove scoperte scientifiche fatte dai ricercatori della Yale University. Gli scienziati del prestigioso ateneo statunitense avrebbero, infatti, sintetizzato in laboratorio una molecola teoricamente impiegabile per combattere l’avanzata dell’Alzheimer. Si tratta dell’Huperzine A, presente in natura ma molto difficile da reperire ed estremamente costosa.   L’Huperzine A esiste in natura e si trova nelle piante del genere Licofita (Serrata Huperzia). Purtroppo, però, questi muschi di origine cinese sono ormai rarissimi e per questo protetti per legge. I ricercatori della Yale University hanno quindi cercato, riuscendoci, di sintetizzare la molecola in laboratorio, per non dover fare affidamento sulle scorte esigue esistenti in natura.   Il team, capitanato da Seth Herzon, specializzato in Chimica, afferma di poter riuscire a creare in brevi tempi grandi quantità di Huperzine A, in modo da far abbassare il prezzo di mercato, attualmente elevatissimo (1.000 Dollari per ogni milligrammo) e non accessibile alla maggior parte dei malati.   L’obiettivo del team di esperti è quello di realizzare un integratore alimentare a base di Huperzine A. questo sarebbe in grado di inibire gli enzimi che velocizzano l’avanzata dell’Alzheimer. Sembrerebbe inoltre plausibile ipotizzare un impiego dell’Huperzine A non solo per combattere le malattie neurodegenerative ma anche quelle neurologiche. Una speranza per milioni di malati nel mondo.   Lucia D'Addezio .................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più su Cervello e Facoltà Mentali? Leggi: Cervello: cresce anche a 50 anni  - Ritarda l'invecchiamento del cervello con i broccoli Articoli correlati per keywords: Salute - Psicologia Angina: si cura con le staminali Malattie Cellule staminali nel cuore? Sì, siamo arrivati anche a questo. L'uso delle staminali nelle terapie di angina pectoris dimezza i casi gravi. A dirlo è un team di ricerca americano. Basterebbe iniettare staminali nel cuore per migliorare la vita di pazienti affetti da angina pectoris. Una buona notizia dunque. A dirlo è un team di scienziati della Northwestern University che ha pubblicato uno studio sulla rivista specializzata Circulation Research.   A beneficiarne oltre al cuore sono di conseguenza anche le prestazioni fisiche e la qualità della vita. Lo studio è stato meticoloso e si è basato sull'analisi di ben 167 pazienti che soffrivano di angina refrattaria. I volontari son stati suddivisi in tre gruppi: il primo riceveva un'alta dose di staminali, il secondo una dose inferiore e il terzo un placebo.   A un anno di distanza, i pazienti che avevano ricevuto una dose più bassa di staminali mostravano una media di 6,3 episodi di angina al giorno. Quelli trattati con placebo ne mostravano invece 11. A stupire tutti è stata l'incredibile riduzione di episodi di angina nei pazienti trattati ad alte dosi che godevano anche di una maggiore resistenza fisica. Tuttavia i ricercatori hanno constatato che chiunque avesse ricevuto staminali metteva in moto alcuni processi di autoconservazione dell'organismo, indipendentemente dalla quantità somministrata.   La scoperta migliorerà sicuramente la qualità della vita di molte persone, se pensiamo a quanto siano diffusi i problemi cardiaci. Ulteriori studi serviranno a capire se la terapia possa essere estesa anche a coloro che hanno altri tipi di patologie.   Maria Melania Barone ...............................................................................................................................................  
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Febbre d'estate: come comportarsi MalattieLeggi lo Speciale Influenza

In estate può succedere di vedere la propria temperatura corporea, o quella dei propri figli, alzarsi improvvisamente. Questo può accadere per molte ragioni, per esempio a causa di una insolazione o di una intossicazione alimentare, e spesso la febbre può essere molto più alta e repentina nella sua ascesa rispetto alle tradizionali febbri da influenza.   Vediamo come comportarsi di fronte ad un aumento della temperatura corporea inaspettato durante i mesi estivi.  
  1. La prima regola da tenere sempre in mente è di non farsi prendere dal panico. Mantenere la calma ed affrontare la febbre a mente lucida vi aiuterà a risolvere il problema prima ed evitando stress inutili.
     
  2. Se siete stati esposti al sole è molto probabile che la febbre sia stata causata dal cosiddetto “colpo di calore” o “insolazione”.
     
  3. Scopritevi in più possibile, soprattutto quando la febbre è molto alta, in modo da lasciar “respirare” il corpo. 

  4. Applicate del ghiaccio o un fazzoletto bagnato in acqua fredda su polsi, caviglie e fronte.
     
  5. Stendetevi a letto, evitando così di farvi male cadendo a causa dei giramenti di testa.
     
  6. Non forzatevi nel consumare pasti abbondanti ma anzi prediligete piccoli bocconi e cibo facile da digerire.
     
  7. Assumete farmaci solo in caso di febbre molto alta e forti dolori collaterali.
     
  In caso di febbre nei bambini, anche molto piccoli, seguite questi consigli.
 
  1. Se sospettate che il vostro bimbo abbia la febbre, prima di allarmarvi, assicuratevi che non abbia ingerito cibi molto caldi o molto freddi.
     
  2. Controllate se il bambino presenta anche altri sintomi: vomito, diarrea, dolori forti, tremori. In tal caso chiamate immediatamente un medico. 
     
  3. Date immediatamente al bimbo molta acqua da bere e scopritelo in modo da far disperdere il calore corporeo.
     
  4. Con febbre molto alta è consigliabile fare delle spugnature, mettendo il piccolo in 2 dita di acqua (alla temperatura da cui esce dal rubinetto), posizionando delle stoffe bagnate sotto le ascelle e sull’inguine e strofinando poi per una ventina di minuti il corpo del bambino con delle spugne su viso, collo, petto, braccia, schiena e gambe (in questo ordine).
  Lucia D'Addezio ............................................................................................................................................................ Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi:  Bambini piccoli e influenza: 6 consigli utili - Tosse: ecco 4 rimedi naturali Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie
Postura scorretta? Osserva le scarpe Malattie I problemi posturali sono una delle cause più frequenti di mal di schiena. Molte persone, però, non si accorgono di assumere, durante il giorno o nel sonno, delle posizioni inadatte a sostenere correttamente il peso del corpo, finendo così per affaticare articolazioni e colonna vertebrale.
Ma come si può capire se si assume una postura scorretta? Semplice: basta osservare, con spirito critico e seguendo queste indicazioni, la suola delle proprie scarpe (meglio se si tratta del paio usato più di frequente sia nella vita quotidiana che nell’attività sportiva). Vediamo come fare.   Una suola è più consumata dell’altra. Anche se va sottolineato che un consumo leggermente asimmetrico delle suole delle scarpe è normale, quando questo diventa ben visibile se non addirittura molto marcato, si potrebbe essere di fronte al primo segnale d’allarme per probabili errori di postura.   L’esempio più tipico è quello di un soggetto che ha subito un trauma ad uno dei due arti e che, nonostante il completo recupero, nota un consumo asimmetrico delle suole: è molto probabile che questo soggetto non appoggi correttamente il piede, scaricando il peso del corpo solo sull’arto sano, per paura di nuovi traumi o inconsapevolmente. Un altro esempio è quello di un soggetto che, dovendo passare molto tempo in piedi, appoggia il peso tutto su un lato del corpo durante le fasi di riposo da fermo. In entrambi i casi, la postura innaturale potrebbe provocare dolori di vario tipo e traumi alle articolazioni sottoposte a sforzi eccessivi.
La suola è molto consumata davanti, dietro o ai lati. Anche in questo caso non bisogna sottovalutare il problema. E’ infatti molto probabile che le suole si consumino in maniera così disomogenea a causa di errori non solo di postura da fermi ma anche, e soprattutto, durante il movimento. Appoggiare male uno o tutti e due i piedi può provocare diversi disturbi che possono, con il tempo e con l’assunzione prolungata di posizione errate, cronicizzarsi. E’ questo il caso del mal di schiena ma anche del dolore alle ginocchia, al bacino o al collo.   In caso di sospetti errori posturali, è meglio rivolgersi immediatamente ad un ortopedico o ad un posturologo che potrà aiutarvi nell’individuazione del problema e delle soluzioni più adatte a voi.   Lucia D'Addezio ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi  Benessere psicofisico davanti al computer - Mal di schiena: gli esrcizi per alleviarlo Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie
Ovaio policistico: legato a problemi cardiaci Malattie[06 Nove. 2010] Una recente ricerca italiana pubblicata su Fertility e Sterility evidenzia il forte legame che c'è tra l'ovaio micropolicistico e l'infertilità. Il problema interessa il 5-10% del mondo femminile. Ma come mai questo legame?   Che l'ovaio policistico c’entri qualcosa con la nostra bellezza è un dato di fatto, ma che implichi addirittura la salute del nostro cuore è una scoperta davvero recente. A dirlo è una ricerca diretta da Rosanna Apa dell'Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica della Cattolica di Roma e pubblicata su Fertility and Sterility. Perché le sue influenze sull'intero organismo sono così importanti? Fondamentalmente la sua importanza deriva dal fatto che questo disturbo è il più diffuso in età riproduttiva arrivando ad interessare anche il 10% della popolazione femminile mondiale.   Proprio per questo solitamente si tende a sottovalutare un problema alle ovaie come l'ovaio politeistico definendolo un disturbo "normale": E' qui che nasce l'equivoco, "comune" non significa "normale" e l'ovaio policistico rappresenta comunque una situazione di squilibrio ormonale.   In alcuni casi questo può provocare obesità, irsutismo, acne e infertilità. La dottoressa che ha condotto la ricerca non ha potuto fare a meno di constatare la protezione biologica che le donne hanno in età riproduttiva per quanto riguarda i rischi cardiovascolari. Questa protezione affievolisce sensibilmente dopo la menopausa. Questi rischi però sono maggiori nelle donne con ovaio policistico.   Recentemente l'Istituto di Cardiologia dell'Università Cattolica aveva evidenziato un legame tra salute cardiaca e problemi di ovaie. In particolare era stata rilevata la forte presenza di una sottopopolazione di linfociti T nel sangue di pazienti colpiti da angina instabile. A guidare questa ricerca è stata la dottoressa Rosanna Apa che, grazie al lavoro della sue equipe, è riuscita a rilevare la presenza di questi linfociti proprio in quelle donne affette da ovaio politeistico in quantità decisamente maggiori rispetto ad altre donne che non presentano questo disturbo.   Il campione di donne affette da ovaio policistico constava di 30 volontarie fra i 18 e i 37 anni che non mostravano al momento della visita problemi cardiovascolari. Tutte le donne però avevano gli stessi sintomi: ciclo mestruale irregolare, acne, infertilità, iperandrogenismo.   Se anche tu sei affetta da ovaio policistico dunque, cerca di fare maggiori controlli per scongiurare eventuali complicazioni cardiovascolari.   Maria Melania Barone ..................................................................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sulla salute della donna? Sindrome premestruale: 8 donne su 10 ne soffrono - Speciale: estrogeni
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Colesterolo alto? Un aiuto dalla natura MalattieLeggi lo Speciale sui Trigliceridi
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Si sente dire spesso che la farina d'avena è il migliore alleato per la salute del cuore. Cardiologi e altri medici specialisti consigliano di iniziare la giornata con una buona tazza di fiocchi di avena.   Qual è il motivo?
  Si tratta di uno degli alimenti che contengono più fibre solubili, una sostanza che può aiutare a ridurre la quantità di colesterolo LDL (anche conosciuto come colesterolo "cattivo") nel sangue. Alcune ricerche dimostrano come un moderato aumento nella quantità di fibre solubili nella dieta di una persona aiuta con grande probabilità a ridurre il proprio rischio di sviluppare malattie cardiache.   Può inoltre rallentare la progressione di una malattia cardiaca anche dopo che questa si è manifestata. Ma non è tutto: le fibre solubili possono ridurre il rischio di sviluppare anche il diabete. E i benefici di una dieta ricca di fibre solubili si hanno sia per bambini che per gli adulti. Uno studio del 2009, Health benefits of dietary fiber pubblicato sulla Nutrition Reviews americana, ha dimostrato che la fibra solubile aiuta a ridurre nei bambini il rischio di future malattie croniche come il cancro, le malattie cardiache e il diabete, aiutando a mantenere un normale livello di zucchero nel sangue e valori normali di pressione sanguigna. Di seguito l'abstract relativo allo studio sopra indicato:   "La fibra solubile apporta diversi benefici per la salute. Purtroppo, nel mondo occidentale, se ne assumono livelli pari alla metà di quelli raccomandati sia per i bambini che per gli adulti. Nelle persone che assimilano alti livelli di fibra solubile, diminuisce notevolmente il rischio di malattie cardiovascolari, infarto, ipertensione, diabete, obesità e alcune malattie gastrointestinali. Le fibre riducono la pressione del sangue e i livelli di colesterolo. Aumentano la produzione di insulina nella persone, sia con diabete che non. Nelle persone obese, l'assunzione di fibre aiuta notevolmente il dimagrimento. Inoltre le fibre sono indicate anche nei casi di reflusso gastroesofageo, ulcera duodenale, diverticolite, stipsi e emorroidi. Questi benifici si sono avuti sia su bambini che sulla popolazione adulta. I livelli di fibre solubili raccomandate è per i bambini di 14g/1000KCal ..." - da: Anderson, J. W., Baird, P., Davis Jr, R. H., Ferreri, S., Knudtson, M., Koraym, A., Waters, V. and Williams, C. L. (2009), Health benefits of dietary fiber. Nutrition Reviews   Anche la Dott.sa Maria Teresa Carani, nel suo ebook  - "Colesterolo e Trigliceridi, come tenerli sotto controllo con uno stile di vita sano", alla domanda "quali norme dietetiche ci aiutano a controllare il livello ematico del colesterolo?", risponde: "Un adeguato apporto di fibre può ridurre il colesterolo cattivo. Le più efficaci sono quelle solubili come :pectine, gomme contenute in cereali e legumi."  
Ma che cosa è esattamente la fibra solubile, e come funziona?
  La fibra è la parte di un alimento vegetale che il corpo umano non riesce a digerire. Viaggia intatta attraverso lo stomaco, l'intestino e il colon per poi fuoriuscire dal corpo. Ci sono due tipi di fibre, ed entrambe sono buone per la salute. La fibra insolubile, che non si scioglie in acqua, aggiunge volume al cibo in movimento nel sistema digestivo ed è buona contro costipazione e stipsi. E' presente nelle farine integrali, nelle noci e in molte verdure. La fibra solubile, come implica il nome, si scioglie in acqua, formando una sostanza gelatinosa. Oltre all'avena, la fibra solubile si può trovare nei fagioli, nell'orzo, nei semi di lino e in alcuni tipi di frutta e verdura.   Non si conosce esattamente ancora come la fibra solubile faccia a ridurre il colesterolo LDL o colesterolo "cattivo" nel sangue, ma il meccanismo dovrebbe funzionare così: le fibre solubili funzionano come una "spugna" per il colesterolo assorbendo il colesterolo carico di sali biliari nell'intestino tenue ed eliminando questi sali insieme alle scorie. Questo non solo rimuove il colesterolo nocivo dal corpo ma previene anche che gli acidi biliari vengano di nuovo "riciclati" nel fegato. Di conseguenza, il fegato deve produrre nuovi acidi biliari, e per farlo, toglie del colesterolo LDL dal sangue riducendone i livelli. I vantaggi delle fibre solubili non si fermano alla sola riduzione del colesterolo. Le fibre solubili possono anche abbassare i trigliceridi che contribuiscono all'insorgere di malattie cardiovascolari.   Secondo uno studio del 2010, intitolato Dietary Protein and Soluble Fiber Reduce Ambulatory Blood Pressure in Treated Hypertensives, le fibre possono anche contribuire a ridurre la pressione sanguigna alta e dare benefici alle persone a rischio di diabete regolando lo zucchero nel sangue. Rallentano l'assorbimento dello zucchero nel corpo, riducendo il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e contribuendo a controllare i casi già manifesti di diabete. In generale poi si tende ad ammettere che contribuendo al corretto funzionamento dell'intestino, le fibre aiutano anche a mantenere alte le difese immunitarie.   Vediamo adesso quante fibre bisogna assumere: la quantità ottimila è di 25-30g di fibre al giorno. 5-10g dell' apporto totale di fibre giornaliere deve essere costituito da fibre solubili che corrispondono circa a 1 tazza e mezza di farina d'avena (6 g di fibre solubili) più una porzione di frutta, come mele o banane (4 grammi di fibre solubili). Se non sei un amante della farina d'avena, ci sono molti altri modi per assimilare fibre solubili. Pere, agrumi, frutta e legumi come fagioli borlotti, piselli, carote, orzo ne sono tutte buone fonti.
Caldo e pressione bassa: i rimedi Malattie La pressione bassa, o “ipotensione”, è un disturbo che colpisce molti italiani. Si tratta della presenza di valori della pressione sanguigna più bassi rispetto al normale, problema che può manifestarsi con giramenti di testa, senso di affaticamento, tachicardia, cute fredda, sudorazione e svenimento.   Purtroppo con l’arrivo del caldo e dell’afa, questi sintomi possono aggravarsi oppure manifestarsi anche in soggetti che, in condizioni normali, in genere non ne sono affetti.   L’aumento delle temperature esterne, infatti, comporta una reazione particolare dell’organismo. La sudorazione, per esempio, può portare il corpo ad una lenta disidratazione che comporta l’abbassamento dei valori della pressione sanguigna. Allo stesso modo, la vasodilatazione (cioè l’aumento della dimensione dei vasi sanguigni cutanei in risposta al caldo) favorisce la diminuzione della pressione.   Entrambi questi meccanismi di difesa del corpo possono causare problemi in coloro che già soffrono di bassa pressione ma anche far comparire i sintomi in persone sane.   I sintomi delle crisi ipotensive causate dal caldo non vanno presi sottogamba. Ma come riconoscerli? Avete la pressione bassa se:  
  1. vi gira improvvisamente la testa;
  2. vi sentite stranamente spossati ed affaticati;
  3. i vostri riflessi sono più lenti;
  4. sentite le palpebre pesanti e lo sguardo appannato;
  5. alzandovi di scatto, sentite strani fischi nelle orecchie.
  Come combattere la pressione bassa in estate? Ecco alcuni consigli:
 
  1. bevete molta acqua e idratate il corpo in maniera appropriata;
  2. mangiate frutta e verdura in abbondanza;
  3. evitate le bevande alcoliche; se necessario, assumete integratori a base di Magnesio e Potassio;
  4. evitate gli sforzi e l’attività fisica nelle ore più calde della giornata;
  5. evitate i cibi grassi e molto calorici, come i fritti, ma anche i piatti troppo piccanti;
  6. tra gli alimenti che sono un vero toccasana per la pressione bassa ci sono: la liquirizia, la rapa, le mandorle, la radice di ginseng, il germe di grano e la soia;
  7. nel caso di pallore, sudorazione fredda, tachicardia e giramenti di testa improvvisi, stendetevi in un luogo fresco, portando le gambe in alto; in casi gravi non esitate nel contattare un medico.
  Lucia D'Addezio .......................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sulle malattie cardiovascolari? Leggi: Misurare la pressione: come fare? - Caldo e stress: la causa della febbre estiva
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Mal di testa: la pillola va in base al look Malattie[15 Magg. 2011] Leggi lo Speciale EmicraniaUn recente studio evidenzia alcuni fattori, apparentemente inutili, ma che incidono profondamente sull'efficacia del farmaco contro il mal di testa.
Quali sono i farmaci migliori contro il mal di testa?
  È una domanda che si fanno molti italiani ogni giorno, considerando che circa il 45% di essi soffre di emicrania o cefalea cronica. La risposta potrebbe essere questa: pillole grandi, colorate, rosse o arancioni.   È la teoria del Professor Randol Week del New England Center for Headache di Stamford (USA), presentata a Stresa pochi giorni fa. Il dottor Week ha indagato l'efficacia dei farmaci contro il mal di testa non da un punto di vista farmacologico, bensì psicologico.   Secondo l’esperto, sono più efficaci i confetti e le capsule rispetto alle classiche compresse. Inoltre queste capsule devono essere sgargianti e dunque di un colore caldo come il rosso e l'arancione. Ma la vera provocazione è quella legata alla taglia delle capsule. Lo studioso infatti è convinto che l'efficacia del farmaco sia direttamente proporzionale alle sue dimensioni, anche quando queste non sono direttamente proporzionali alla concentrazione del principio attivo.   Il Professor Randol Week ha dato la dimostrazione di variazioni neurologiche e neurochimiche indotte dall’uso di placebo, che stanno portando a un nuovo indirizzo di trattamento cui ricorrere quando non resta altro da fare.
Ma cosa favorisce l'uso del placebo nelle terapie moderne? In realtà si è scoperto che il placebo ha un effetto duraturo e non breve come si pensa abitualmente. Un effetto così forte da incidere anche sul medico, che sembra essere comunque sensibile sia alla forma che al colore del farmaco. Inoltre gli studiosi affermano che più è convinto il medico del farmaco più l'efficacia dell’antidolorifico aumenta.   A questo punto, probabilmente, saranno le case farmaceutiche a cambiare il look dei propri farmaci. In fondo, se la promessa è quella di far evaporare il mal di testa, anche inghiottire un confetto rosso grande come una ciliegia non sarà poi una tragedia…   Maria Melania Barone .................................................................................................................................................................. Vuoi saperne di più sul mal di testa? Cefalea emicrania - Cefalea: ecco come reagire Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Reflusso gastroesofageo: chiedi al Gastroenterologo Malattie Leggi lo speciale Ernia Iatale   Cos’è la malattia da reflusso?
  La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) è una condizione molto comune in cui il contenuto dello stomaco risale nell'esofago. Ciò provoca nel 10-20% degli italiani sintomi come bruciore dietro lo sterno (pirosi) e rigurgito, spesso quotidiani o quasi. A volte è presente anche un dolore toracico che può simulare un dolore di origine cardiaca. Esistono poi molti sintomi extra-esofagei più o meno frequenti, come la tosse cronica, l'asma, la raucedine, il mal di gola.   In alcuni soggetti, soprattutto nei soggetti anziani, può essere presente una sintomatologia non specifica, solitamente riferita come "cattiva digestione" (dolore-fastidio-tensione nella parte alta dell'addome, sazietà precoce, senso di ripienezza dopo mangiato, nausea, vomito), definita con il termine medico di dispepsia.   Il passaggio continuo di questo liquido in esofago può provocare delle erosioni ed ulcere e, se non curato, può essere responsabile di situazioni ancora più gravi per la contemporanea presenza di anemia o di disturbi alla deglutizione o al transito del bolo (disfagia). La cronicizzazione del reflusso può comportare, inoltre, la trasformazione dell’epitelio esofageo in epitelio intestinale (metaplasia intestinale). Tale situazione, ben nota con il nome di Esofago di Barrett, può predisporre al tumore esofageo.   Perché si verifica il reflusso in esofago?
  Esternamente l'esofago è avvolto da una tunica muscolare che si contrae e si rilascia ritmicamente (peristalsi) e che facilita il movimento del cibo verso lo stomaco. Alla fine dell'esofago c’è una valvola (sfintere esofageo inferiore) che si rilascia solo quando deve passare il bolo, sia esso liquido che solido. Se tale valvola si rilascia quando non dovrebbe (rilasciamenti inappropriati) si può avere il reflusso gastro esofageo. Un reflusso più intenso può essere favorito sia dall'abbondanza delle secrezioni gastriche sia dall'assunzione di determinate posizioni (sdraiarsi nel periodo post-prandiale, piegarsi in avanti). A volte causa del reflusso è l’ernia iatale che è uno scivolamento dello stomaco in torace attraverso il diaframma.   L’ernia iatale è una condizione molto frequente (ne soffre il 10% della popolazione). Va però detto che non sempre la MRGE è causata da un’ernia iatale così come non sempre l’ernia iatale è accompagnata da MRGE, anzi nella maggioranza dei casi (ernia di piccole dimensioni) è asintomatica.   Il reflusso si può controllare con il cambiamento dell’alimentazione e dello stile di vita?
  Le forme iniziali della malattia di reflusso gastroesofageo (solitamente quelle i cui ci sono i sintomi ma non le lesioni sulla mucosa esofagea) si possono controllare con alcuni semplici accorgimenti dietetici e di modifica dello stile di vita.   Il fumo, ad esempio, favorisce la malattia con un chiaro effetto-dose: chi ha fumato per più di 20 anni ha un rischio aumentato del 70% rispetto ai non fumatori di avere una forma complicata di reflusso gastroesofageo. Lo stesso vale per l’eccesso di sale in cucina e per i cibi salati (salumi). Altri fattori chiamati in causa sono: i cibi ricchi di grassi animali che rallentano lo svuotamento gastrico e stimolano la secrezione gastrica; bere molto latte (proteine e grassi); mangiare in fretta; pasti abbondanti prima di coricarsi ( se si fa un pisolino, meglio stare in poltrona); l’abuso di caffè, te, cioccolato alla menta, bevande fortemente acide. Accanto all’alimentazione non bisogna poi dimenticare i farmaci che favoriscono il reflusso (rilasciando la valvola tra esofago e stomaco) come quelli usati per l’ipertensione (calcio-antagonisti e beta-bloccanti) o contro l’ansia e l’insonnia come le benzodiazepine; oppure i broncodilatatori a lunga durata, usati per l’asma e la bronchite cronica, e la terapia ormonale sostitutiva estroprogestinica.   Il reflusso può essere ancora favorito dal sovrappeso e dall’obesità e dal diabete; dall’uso di cinture o pantaloni stretti; da sport che richiedono sforzi in inspirazione “bloccata” come il sollevamento pesi o il canottaggio. Una vita sedentaria, infine, favorisce o peggiora il reflusso.   In definitiva, lo stile di vita (alimentazione, attività, ecc.) che protegge dalla MRGE è lo stesso che aiuta a prevenire gran parte delle malattie croniche (ipertensione, diabete, ecc.).   I farmaci possono curare definitivamente la malattia?
  Stile di vita e farmaci possono, nella maggior parte dei casi, controllare la malattia da reflusso.   Come già detto, le forme lievi di reflusso possono essere controllate correggendo l’alimentazione e lo stile di vita, mentre per i casi avanzati è necessaria una terapia farmacologica. I farmaci mirano a ridurre la secrezione acida da parte dello stomaco. Mentre una volta erano disponibili solo anti-acidi come gli H2-antagonisti, oggi si utilizzano prevalentemente gli inibitori di pompa protonica (IPP), che riducono considerevolmente la produzione di acido gastrico e quindi la quantità di acido disponibile per il reflusso nell'esofago, alleviando i sintomi e permettendo la guarigione delle lesioni, qualora presenti.   Poiché spesso il reflusso gastro esofageo è un problema cronico, per la maggior parte dei pazienti è necessaria una terapia di mantenimento (anche per molti mesi o anni) che solitamente si effettua con l'uso degli stessi farmaci, gli IPP a dosi dimezzate e per il periodo di tempo in cui si hanno i sintomi. Tuttavia, nel caso di lesioni severe, di complicanze o di sintomi extra-esofagei (tosse, asma, ecc.) è opportuno utilizzare i PPI a dosi piene per lunghi periodi di tempo. Se sono associati sintomi da difficoltato svuotamento gastrico (gonfiore dopo i pasti, eruttazioni) si possono associare i farmaci cosidetti procinetici, che migliorano la capacità di svuotamento dello stomaco e la peristalsi esofagea.   Quando è necessario ricorrere al chirurgo?
  Con i potenti farmaci che inibiscono la secrezione gastrica, il ricorso alla terapia chirurgica è nettamente diminuito rispetto al passato. Tuttavia ci sono condizioni in cui è il paziente a chiedere l’intervento o è il medico a proporlo. Ad esempio c’è indicazione a valutare la terapia chirurgia:
  1. nei pazienti sotto i 40 anni che rispondono bene alla terapia medica, ma che sono costretti a prendere i farmaci in modo continuativo per controllare il reflusso;
  2. nei pazienti intolleranti o che non rispondono alla terapia medica, sempre dopo aver accertato che i disturbi siano realmenti legati alla malattia da reflusso;
  3. pazienti con complicanze della malattia da reflusso, come la stenosi esofagea (ossia il restringimento dell’esofago) e l’esofago di Barrett con sintomi da reflusso non controllati dai farmaci:
  4. pazienti con rigurgito persistente, non controllato dalle misure igienico-dietetiche e dai farmaci;
  5. pazienti con complicanze respiratorie. In alcuni pazienti il passaggio delle secrezioni acide nelle vie respiratorie può dar luogo ad un’importante sintomatologia laringea e polmonare (laringiti, tosse cronica, asma, focolai broncopolmonari, ecc.) che non sempre viene controllata dalla terapia con IPP.
  Sono necessari esami specifici prima dell’intervento chirurgico?
  L’intervento chirurgico non è esente da rischi o da insuccessi. Alcuni pazienti non traggono alcun beneficio altri, invece, non riescono ad abbandonare completamente la terapia medica dovendo far ricorso agli IPP, sebbene in dosi ridotte. Altri infine sono soggetti alle complicanze proprie dell’intervento chirurgico.   Per tali motivi bisogna ponderare bene la decisione chirurgica accertandosi preliminarmente che i disturbi del paziente siano realmente legati ad un reflusso gastroesofageo e non ad altre patologie: broncopolmonari, cardiache, epato-biliari, intestino irritabile, da alterata motilità esofago-gastrica; ecc..   In particolare, per il corretto inquadramento del paziente con sintomi da reflusso gastroesofageo, si ritiene indispensabile uno studio fisiopatologico, utilizzando la manometria esofagea e la pH-impedenzometria esofagea/24 ore.   La manometria esofagea stazionaria: studia la peristalsi esofagea, valutando ampiezza durata e coordinazione delle onde motorie esofagee allo stimolo deglutitivo. Valuta inoltre la capacità di rilasciamento riflesso dello sfintere esofageo inferiore. È una metodica fondamentale per escludere patologie motorie dell’esofago, quali l’acalasia e la sclerodermia che costituiscono delle controindicazioni ad una gestione chirugica del reflusso.   La pH-impedenzometria esofagea/24 ore: valuta in modo dinamico nelle 24 ore sia la composizione (acida e non acida) che la natura del reflusso gastroesofageo (gassoso, liquido, misto). Questa nuova metodica è il nuovo gold standard per la diagnosi della malattia da reflusso gastro esofageo, migliorando sensibilmente l’entità del reflusso, la correlazione tra reflusso e sintomatologia, e l’estensione del refluito in esofago prossimale. Per questo ultimo aspetto è di capitale importanza in tutte le manifestazioni atipiche del reflusso, in particolar modo nella sintomatologia polmonare e otorinolaringoiatra da possibile eziologia gastro-esofagea.   In cosa consiste l’intervento e quando si può riprendere la normale attività?
  L’intervento chirurgico mira a correggere lo sfintere esofageo ossia quella valvola deputata a regolare il passaggio del cibo nello stomaco e ad evitare i reflussi gastrici patologici delle secrezioni gastriche in esofago. L’intervento maggiormente seguito è la “Fundoplicatio secondo Nissen” che consiste nel riportare stomaco e cardias in addome, chiudere la breccia erniaria dello diaframma e confezionare una plastica antireflusso a 360° che prevede una porzione di stomaco posizionato “a cravatta” intorno all’esofago. Tale intervento viene attuato con una tecnica mini-invasiva (video laparoscopia) basata sull'inserimento di microtelecamere e speciali strumenti chirurgici attraverso alcune piccole incisioni effettuate sull'addome. Con tale intervento la degenza post-operatoria generalmente non supera le 48-72 ore e nel giro di una settimana il paziente può riprendere le normali attività, mantenendo una dieta morbida per 20-30 giorni ed astenendosi dai lavori pesanti per almeno 2 mesi dopo l'intervento.   gastroenterolo
Il Dott. Felice Cosentino è Direttore dell’UOC di Gastroenterologia e di Endoscopia digestiva dell’Ospedale San Giuseppe, Polo Universitario, di Milano. Tra i pionieri dell’endoscopia moderna ha al suo attivo alcune importanti pubblicazioni come “La Storia dell’Endoscopia digestiva in Italia” ed “Il Libro Bianco dell’Endoscopista”. E’ stato Presidente della Società Italiana di Endoscopia Digestiva-S.I.E.D (2006-2008).
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Infertilità: responsabile il colesterolo MalattieLeggi lo speciale sul Colesterolo Alto [03 Otto. 2010]   C'è chi dice che l'infertilità è rara. Ma sapevi che una delle sue cause invece è molto comune? Una recente ricerca americana ha infatti scoperto che molti casi sono legati al colesterolo.   Esiste un gene, chiamato SCARB1, che regola il colesterolo buono, quello HDL. Gli studiosi hanno notato che la sua variazione influisce anche sull'infertilità. Lo studio è stato pubblicato su Human Reproduction dai ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, nel Maryland.   Secondo i risultati quest'alterazione genetica sarebbe presente nell'8-13% delle donne. Dopo aver attentamente analizzato le cellule ovariche di 274 donne, i ricercatori hanno accertato che quelle che mostravano una variazione del gene SCARB1 avevano maggiori difficoltà di concepimento e livelli più bassi di progesterone, un ormone importantissimo soprattutto nelle prime fasi della gravidanza.   Lo stesso gene regola dunque sia i livelli di colesterolo HDL che gli ormoni implicati nella gravidanza. Una connessione che quasi nessuno avrebbe immaginato, e che tuttavia oggi è stata scientificamente dimostrata.   Se ulteriori studi confermeranno questi risultati allora si potrà finalmente dire che esiste anche una ragione genetica alla base dell'infertilità.   È bene precisare tuttavia che se desideri un figlio e anche tu hai variazioni di questo gene con conseguenti alterazioni ormonali, non devi arrenderti. Avere delle basi genetiche come causa dell'infertilità infatti, non vuol dire che non si possa curare l'infertilità stessa. Lo studio per adesso è ancora troppo nuovo per potersi esprimere, ma i ricercatori pensano che sia possibile sopperire al problema con una compensazione dei dosaggi ormonali. Anche per le terapie in questo senso occorrono moltissimi altri studi, ma la ricerca fa passi avanti e ci fa ben sperare.   Maria Melania Barone ..........................................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sulle malattie cardiovascolari? Italiani: quasi uno su 2 è sovrappeso ed il giro-vita è in costante crescita - Colesterolo e trigliceridi: conoscere per stare in salute
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Ernia iatale: a tu per tu con l'esperto Malattie Leggi lo speciale Ernia Iatale
  Non solo dieta e terapia mirata: chi soffre di ernia iatale, con o senza sintomi, generalmente si pone anche domande relative a particolari situazioni della vita quotidiana, dallo sport alla gravidanza. Per rispondere a tutti i dubbi, la parola al dottor Andrea Favara, specialista in chirurgia dell'apparato digerente ed endoscopia digestiva chirurgica.   Cosa fare se si scopre di avere un'ernia iatale ma non si ha alcun tipo di disturbo?
  L'ernia iatale è una condizione anatomica relativamente frequente, interessa circa il 20% della popolazione e l'incidenza aumenta con l'età. Per questo motivo capita frequentemente di porre diagnosi di ernia iatale in soggetti asintomatici che eseguono accertamenti radiologici o endoscopici per altre ragioni. Il riscontro occasionale di ernia iatale da scivolamento, non associata ad esofagite da reflusso, costituisce in genere una condizione asintomatica che non richiede alcun trattamento. La patologia va invece trattata quando è associata una esofagite da reflusso anche se asintomatica. Non esiste invece indicazione al trattamento chirurgico 'profilattico' dell' ernia.   Quali accorgimenti dietetici deve adottare chi soffre di disturbi dovuti a ernia iatale?
  Le indicazioni dietetiche sono rivolte sostanzialmente a non favorire il reflusso e quindi esistono alcuni cibi da evitare o assumere in quantità moderata, in particolare caffè, agrumi, menta, cioccolato, pomodoro. È inoltre opportuno evitare pasti abbondanti prima di sdraiarsi.   Possono questi accorgimenti dietetici essere sufficienti a risolvere i problemi causati dall'ernia?
  Nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto quando non è presente un'esofagite severa, le indicazioni dietetiche e comportamentali sono sufficienti e non è necessaria terapia farmacologica.
Ernia iatale e sport: è possibile continuare a praticare attività fisica?
  Lo sport non è controindicato, tuttavia un aumento della pressione addominale può favorire il meccanismo del reflusso e quindi peggiorare un' eventuale esofagite.   L'ernia iatale può peggiorare in gravidanza? E in generale come cura una paziente che si rivolge a lei per sintomi da ernia iatale ed è in stato interessante?
  Per lo stesso motivo descritto in relazione allo sport, anche la gravidanza è un fattore favorente il reflusso e a maggior ragione le norme dietetico comportamentali andrebbero seguite in questo periodo. I farmaci abitualmente utilizzati per la terapia dell' esofagite da reflusso, ovvero gli inibitori di pompa protonica, sono sconsigliati in gravidanza

dr.Favara

Dott. Andrea Favara
Specialista Chirurgia Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva Chirurgica Colonproctologia. Responsabile UCP SICCR Cantù Dir Med I Livello Chirurgia Generale laparoscopica e mininvasiva Ospedale S.Antonio Abate Cantu' (CO)
Sindrome del colon irritabile: la dieta MalattieLeggi gli Speciali Idrocolonterapia, Colite, Meteorismo e Gonfiore addominale   Si parla di colon irritabile o, più propriamente, di sindrome del colon irritabile, quando si manifesta un dolore addominale persistente che dura almeno tre mesi. La sintomatologia dolorosa si associa almeno a due disturbi tra alterazione della frequenza delle evacuazioni e della consistenza delle feci, gonfiore e/o sensazione di distensione addominale.   Chi soffre di questo disturbo dovrebbe seguire alcune regole alimentari e di stile di vita per alleviare la sintomatologia. In realtà, non ci sono consigli validi per tutti perché ogni caso va valutato singolarmente dal medico. Esistono comunque alcuni accorgimenti generali:  
  1. Bere molta acqua, almeno un litro e mezzo al giorno. Questa misura è valida sia se la sindrome del colon irritabile è associata a diarrea, sia se è associata a stipsi. Nel primo caso, serve per compensare le perdite di liquidi, nel secondo, invece, serve ad agevolare il transito intestinale.
     
  2. Organizzare la propria giornata in modo che i pasti siano il più possibile regolari.
     
  3. Ridurre (ma non necessariamente eliminare) il consumo di caffé e alcol.
     
  4. Evitare il fumo, quindi se si fuma bisognerebbe smettere.
     
  5. Abolire i cibi troppo elaborati.
     
  6. In caso di stipsi, consumare meno frutta e verdura e, preferibilmente, centrifugarla. Prima di privarsi di alimenti così importanti, però, sentire il parere del medico.
     
  7. Imparare a conoscere bene il proprio corpo e le proprie sensazioni. A volte può essere un particolare tipo di cibo ad esacerbare il disturbo e solo tu puoi capire quale. Anche in questo caso, però, prima di eliminare l’alimento chiedi un parere del medico.
  La sindrome del colon irritabile può talvolta essere causata da un’intolleranza alimentare. Nel caso tu abbia questo sospetto, rivolgiti al medico curante che saprà indicarti i test a cui dovrai sottoporti.   Margherita Russo .................................................................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sul gonfiore addominale? Leggi: Disbiosi e disturbi intestinaliTisane miracolose contro il gonfiore

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Acidosi metabolica Malattie L'acidosi metabolica è una condizione in cui i fluidi corporei contengono troppo acido.
  Cause
  L'acidosi metabolica si presenta quando il corpo produce troppo acido o quando i reni non riescono a rimuoverne abbastanza. Esistono vari tipi di acidosi metabolica:  
  • acidosi diabetica (chiamata anche chetoacidosi): si sviluppa quando le sostanze acide conosciute come "corpi chetonici", aumentano durante diabeti non mantenuti sotto controllo;
  • acidosi metabolica ipercloremica: causata da un'eccessiva perdita di bicarbonato di sodio nel corpo, come può accadere nel caso di forti diarree;
  • acidosi lattica: è un aumento dell'acido lattico. Può essere causata da:
  1. alcool;
  2. cancro;
  3. lunghi periodi di esercizio fisico;
  4. insufficienza epatica;
  5. poca presenza di zucchero nel sangue (ipoglicemia);
  6. utilizzo di medicine contenenti salicilati;
  7. mancanza prolungata di ossigeno a causa di shock, arresti cardiaci o gravi anemie;
  8. convulsioni.
  Altre cause dell'acidosi metabolica possono essere:  
  • malattie renali (acidosi tubulare distale e acidosi tubulare renale prossimale);
  • avvelenamento da aspirina, glicol etilenico (presente negli antigelo) o da metanolo;
  • gravi disidratazioni.
  Sintomi
  La maggior parte dei sintomi sono causati dalla malattia sottostante o dalla condizione che causa l'acidosi metabolica. L'acidosi metabolica provoca accelerazione del respiro. Possono anche comparire confusione o letargia. Una grave acidosi metabolica può portare allo shock o alla morte. In alcune situazioni l'acidosi metabolica può essere una condizione leggera e cronica (continua).   Esami e test  
  • Emogasanalisi arteriosa;
  • analisi degli elettroliti presenti nel siero;
  • pH dell'urina.
  L'emogasanalisi arteriosa e il test degli elettroliti (ad esempio il pannello metabolico di base) confermeranno la presenza dell'acidosi, determinando se si tratta di acidosi respiratoria o metabolica. Potrebbe essere necessario effettuare altri test per determinare la causa dell'acidosi.   Trattamento
  Il trattamento si rivolge alle condizioni sottostanti. In alcuni casi si può somministrare bicarbonato di sodio (bicarbonato da cucina) per migliorare l'acidità del sangue.   Prognosi
  Quello che si può prevedere dipende dalla malattia sottostante che provoca l'acidosi metabolica.   Possibili complicazioni   Se molto grave, l'acidosi metabolica può portare allo shock o alla morte.   Quando contattare un medico   Richiedere cure mediche in caso di sintomi di malattie che possono provocare acidosi metabolica.   Prevenzione   Tenere sotto controllo il diabete di tipo 1 può aiutare nella prevenzione della chetoacidosi diabetica, un tipo di acidosi metabolica.   Vuoi saperne di più sull'acidosi? Dieta del PH equilibrio acido base - Distrurbi e Malattie da Stress   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Liraglutide contro il diabete MalattieLeggi lo Speciale Diabete mellito Il diabete è una patologia sempre più diffusa e mentre la sua diffusione aumenta, la farmacologia fa passi avanti. Dopo aver individuato una molecola che blocca il diabete, è arrivata sui banconi delle farmacie la liraglutide utile nei casi di diabete mellito di tipo 2. Il vantaggio? Si può assumere indipendentemente dai pasti.   Stanca di assumere pillole o iniettare insulina? Da oggi esiste un farmaco in commercio a base di liraglutide, una sostanza derivata dall'ormone umano GLP-1 che è a dir poco rivoluzionaria. Stimola le beta cellule del pancreas a rilasciare insulina solo in presenza di concentrazioni elevate di glucosio. Riesce dunque a controllare la produzione di insulina in maniera intelligente ed è utilissima soprattutto per coloro che soffrono a causa di crisi ipoglicemiche.   Oggi esiste l'insulina a rilascio prolungato, tuttavia non è una soluzione intelligente come liraglutide, per questo il prof. Giorgio Sesti dell'Università “Magna Graecia” di Catanzaro precisa: “le attuali terapie per il diabete di tipo 2 non consentono di mantenere un controllo duraturo nel tempo, è per questo che occorre costantemente incrementare sia le dosi sia il numero di farmaci assunti dai pazienti fino ad arrivare alla prescrizione di insulina, mentre liraglutide può essere assunto in un'unica dose giornaliera per via sottocutanea".
Altri vantaggi del prezioso farmaco? Inibisce la fame e induce dunque ad una dieta bilanciata, ha effetti benefici sulla pressione arteriosa e migliora la funzionalità del pancreas. Inoltre migliora sostanzialmente la qualità della vita dei diabetici perché si somministra una volta al giorno e lontano dai pasti.   E' in corso uno studio denominato LEADER (Liraglutide Effect and Action in Diabetes: Evaluation of Cardiovascular Outcome Results), che si propone di confermare la sicurezza cardiovascolare di liraglutide. L'interesse verso questo studio è mondiale e liraglutide ha buone speranze di segnare una svolta nella vita delle persone diabetiche.   Maria Melania Barone ...........................................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sul Diabete ?  Leggi: La chirurgia cura il diabete tipo 2Sempre più donne colpite da diabete e obesità

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Malattie
Livelli di estrogeni alti MalattieLeggi lo Speciale sui Trigliceridi
Leggi lo Speciale Acne rosaceaLeggi lo Speciale: Estrogeni


Durante la pubertà è normale che i livelli di estrogeni aumentino. Ciò avviene perché questi ormoni alimentano i cambiamenti nel corpo delle giovani donne. Ad esempio, essi giocano un ruolo nello sviluppo del seno e di una figura adulta con più curve, di fianchi più pieni e dei peli pubici e ascellari. In aggiunta, si registrano alti livelli di estrogeni nelle donne estremamente in sovrappeso. Allo stesso modo, alti livelli vengono registrati anche in donne che soffrono di diabete o pressione alta. I livelli di estrogeni aumentano durante una normale gravidanza, e alti livelli di estrogeni possono anche accompagnarsi a tumori delle ovaie, dei testicoli o delle ghiandole surrenali.

Cosa accade quando i livelli di testosterone aumentano o diminuiscono?

Se il vostro corpo produce troppo testosterone, potreste andare incontro a cicli mestruali irregolari, o alla loro assenza. Potreste inoltre avere più peli corporei rispetto alla donna media. Alcune donne con alti livelli di testosterone vengono colpite da calvizie frontale. Altri possibili effetti degli alti livelli di testosterone includono acne, clitoride ingrossato, aumento di massa muscolare e abbassamento della voce. Gli alti livelli di testosterone possono inoltre causare infertilità. Degli alti livelli vengono solitamente osservati nella sindrome ovarica policistica (PCOS). La PCOS è una patologia endocrina che si osserva a volte nelle donne in età fertile che presentano difficoltà a rimanere incinta. Le donne che soffrono di PCOS mostrano sintomi simili a quelli indotti da alti livelli di testosterone. Questi includono:   • obesità
  • corpo a forma di mela
  • crescita eccessiva o caduta di capelli
  • acne
  • irregolarità del ciclo mestruale

La PCOS si associa a:   • maggior livello di ormoni maschili in circolo
  • resistenza all'insulina
  • intolleranza ai carboidrati (che causa una tendenza a guadagnare peso)
  • bassi livelli di colesterolo HDL (il colesterolo "buono")
  • alti livelli di trigliceridi
  • alti livelli di colesterolo LDL (il colesterolo "cattivo")
  • obesità
  • alta pressione sanguigna Invecchiando, la presenza di questi fattori di rischio nelle donne affette da PCOS aumenterà a propria volta il rischio di insorgenza di malattie cardiache. Durante la menopausa, le donne sperimentano un calo dei livelli di testosterone. Questo calo può essere associato ad una riduzione del desiderio sessuale. I risultati di alcune ricerche mostrano che una terapia sostitutiva del testosterone può portare vantaggi alla funzionalità sessuale in alcune donne dopo la menopausa. La sostituzione del testosterone non è consigliata nelle donne con tumore al seno o all'utero. Può inoltre aumentare il rischio di malattie cardiovascolari o del fegato, per cui gli esperti sono estremamente cauti nel consigliarla.

Come è possibile sapere se si hanno livelli ormonali troppo alti o troppo bassi?

Parlatene con il vostro medico. Il vostro dottore può effettuare un esame fisico e valutare la vostra condizione di salute e la presenza di eventuali sintomi. Ciò gli consentirà di determinare se siano necessari ulteriori test di laboratorio per controllare i livelli ormonali. Questi test potrebbero essere particolarmente indicati nel caso si soffra di malattie come la PCOS o si sia verificata la perdita del ciclo mestruale a causa di esercizio fisico eccessivo o di anoressia nervosa. Se i test mostreranno livelli anomali di ormoni, il vostro dottore potrà prescrivervi un trattamento efficace.
Mal di schiena: prevenzione e cure Malattie Il mal di schiena è un disturbo frequente nella popolazione adulta italiana. Ne soffrono infatti più di 15 milioni di individui anche se solo il 50% di essi si è rivolto ad uno specialista per cercare di combatterlo. Molto spesso, infatti, il dolore alla schiena viene sottovalutato nella sua pericolosità o semplicemente accettato come uno dei tanti “acciacchi” che il passare del tempo porta con sé.
Con il termine “mal di schiena”, però, cosa si intende? Innanzitutto va specificato che esistono tantissime cause che possono portare alla comparsa di dolore o fitte alla schiena. Alcune di queste sono: scorretta postura, ernia del disco, contratture muscolari, cronicizzazione di traumi, malattie delle ossa (come l’artrosi) e molto, molto altro.   Un’altra distinzione è inoltre fondamentale, quella tra mal di schiena cronico, dove il dolore è intenso è dura per più di 6 settimane consecutive, e mal di schiena acuto, dove il dolore non si prolunga oltre le 6 settimane.   I dolori possono essere di diverso tipo ed entità e, soprattutto, possono essere localizzati lungo tutta la “linea” tracciata dalla spina dorsale con sofferenza cervicale, dorsale, lombare o sacrale.   Ecco qualche consiglio su cosa fare e cosa non fare per alleviare e combattere il mal di schiena:
 
  1. Non restate per troppo tempo a letto: il riposo può essere l’approccio errato per alleviare il mal di schiena.

  2. Sì all’attività fisica e allo sport all’aria aperta. Questo è il modo migliore per mantenere il corpo, e quindi anche la schiena, in salute, proteggendola da traumi e microtraumi, usura, stress ed invecchiamento precoce.

  3. Non utilizzate farmaci e antidolorifici se il dolore non è intenso e soprattutto se è appena comparso. Il ricorso ai farmaci è consigliato solo in casi gravi e soprattutto sotto stretto controllo medico.
     
  4. No alla vita sedentaria.
     
  5. Il sovrappeso può essere un’altra causa di dolori alla schiena: dimagrite e tornate al vostro peso forma per aiutare la schiena ma anche il resto dell’organismo.
     
  6. Alcune terapie che possono essere risolutive sono: l’agopuntura, i massaggi, i fanghi, etc.

Consigli per una postura corretta:
 
  1. Se siete costretti a passare molte ore in piedi fatelo tenendo le gambe leggermente divaricate e quando potete cercate di appoggiarvi ad una parete o ad un piano.
     
  2. Sedetevi sempre con una postura corretta, cioè appoggiando la schiena allo schienale con il bacino completamente indietro. Se siete alla scrivania o se volete leggere o scrivere sul tavolo di casa, fatelo appoggiando i gomiti sul piano e tenendo la schiena dritta, leggermente inclinata in avanti.
     
  3. Alla guida abbiate cura di appoggiare il bacino e la schiena allo schienale. Le braccia, per tenere la schiena il più dritto possibile, non devono essere flesse. Fate le dovute pause durante itinerari molto lunghi e sgranchitevi uscendo dall’auto per almeno 5-10 minuti.
     
  4. Il sollevamento di oggetti pesanti è uno dei motivi di stress più frequenti per la colonna. Per evitare rischi piegate bene le gambe, divaricandole leggermente, accovacciatevi con il bacino indietro e sollevate il carico con un movimento dal basso all’alto di tutto il corpo.
  Lucia D'Addezio ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi  Benessere psicofisico davanti al computer - Mal di schiena: gli esrcizi per alleviarlo Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie
Candida: i rimedi naturali MalattieLeggi gli Speciali Perdite bianche, Emicrania e Diabete mellito Il termine Candida si utilizza solitamente per designare un'infezione provocata da un fungo che riguarda le zone genitali soprattutto femminili ma anche maschili. Di norma il fungo più comune è quello albicans, ma esiste anche il glabrata più raro.   La Candida albicans è un fungo che abita regolarmente nel nostro intestino e con il quale, se stiamo bene, abbiamo un buon rapporto di convivenza. Quando però si attraversa un momento in cui il nostro sistema immunitario è più debole è possibile che il fungo proliferi anche all'esterno fino a raggiungere l'apparato genitale.   L'indebolimento del sistema immunitario può essere dovuto a terapie farmacologiche, come una cura a base di antibiotici ad esempio, oppure dovuto a patologie in atto come il diabete. La Candida si presenta spesso anche in gravidanza ed anche in quei soggetti che fanno uso di tranquillanti, di antidepressivi e di sonniferi. Inoltre è molto importante sottolineare che l'infezione è notevolmente condizionata dall'alimentazione.   L'incremento di candidosi si è avuto con l'avvento del cibo industriale e dal consumo massiccio di zuccheri semplici e complessi (pasta, prodotti del grano ecc.). Infatti i funghi si nutrono prevalentemente di carboidrati e difatti spesso durante la fase acuta dell'infezione il soggetto colpito è portato a consumare maggiori quantità di dolci questo perché il fungo riesce a mettere in circolo nell'organismo un buon numero di tossine che altera l'equilibrio nel sistema nervoso centrale.   Molte ricerche sulla candidosi sembrano mettere in relazione l'infezione con alcuni dei disturbi più comuni imputati allo stress, come l'ansia, la depressione, l'irritabilità, la stanchezza cronica, la stitichezza, la sindrome del colon irritabile, la gastrite, la diarrea. Inoltre altre sintomatologie generiche come l'emicrania, l'asma, la sinusite, le intolleranze alimentari, le allergie ecc. potrebbero essere in relazione con la presenza di Candida.   L'infezione nell'apparato genitale femminile si manifesta con prurito, bruciore costante e perdite biancastre a volte dall'aspetto simile a quello della ricotta. Di per sé la Candida non è facile da diagnosticare se non tramite gli esami di laboratorio comunque se un primo trattamento localizzato non porta miglioramenti è quasi certo che si è di fronte ad un'infezione in corso. Nell'apparato genitale maschile invece l'infezione da Candida si manifesta con arrossamenti a forma di piccole chiazze che interessano il glande ed il prepuzio e che spesso sono accompagnate da bruciore e prurito.   Esistono rimedi naturali che aiutano a prevenire l'instaurarsi dell'infezione stessa?
  Uno di questi è senz'altro l'estratto di semi di pompelmo. Questo prodotto è usato tantissimo in America, dove si è svolto (e si sta svolgendo) il maggior numero di ricerche cliniche. Molti ricercatori ne paragonano l'efficacia con quella dei più noti antifungini come la nistatina. Abbinando l'uso di questo estratto con una dieta povera di zuccheri e carboidrati molti specialisti internazionali stanno avendo ottimi risultati.   Anche qua in Italia si trovano diversi prodotti a base di estratto secco di pompelmo sia per l'igiene e la profilassi dell'apparato genitale maschile e femminile (detergenti, salviette igieniche, lavande vaginali, creme) sia per il trattamento dell'intestino (compresse da ingerire).   Di solito l'estratto secco di pompelmo è presente in questi prodotti insieme ad altre sostanze naturali che ne potenziano l'azione come l'aloe vera, l'ippocastano, la calendula, la piantaggine, l'hamamelis, l'uncaria tomentosa, solo per citarne alcune. Nei prodotti per l'igiene intima c'è anche l'acido lattico che funge da regolatore del pH ed alcune volte l'olio di Neem che ha notevoli proprietà antivirali.   Dott.ssa Romina Marroni - Dott.ssa in Chimica, Fitoterapeuta e Naturopata ................................................................................................................................................................ Vuoi saperne di più su Malattie e Distrurbi? Leggi  Cistite: riconoscerla e curarla Combattere la stitichezza Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Ernia Iatale: la dieta MalattieLeggi gli speciali Dieta Paleolitica e Ernia Iatale[12 Febb. 2011] Se soffri di ernia iatale ma vuoi facilitare la tua quotidianità allora non hai scelta: devi seguire una dieta adatta al tuo problema.   Solitamente esistono delle regole generali da seguire a tavola se si soffre di ernia iatale. Fondamentale è non sovraccaricare l'intestino due volte al giorno, ma mangiare poco e spesso. In questo modo si riduce la quantità di cibo da ingerire e si facilita la digestione senza che vi sia un eccesso di succhi gastrici che provochino il conseguente reflusso gastro-esofageo.   É importante quindi che vengano consumati pasti leggeri e non cibi pesanti. Vanno evitate le fritture, i formaggi grassi e molto stagionati. Bisogna inoltre evitare o limitare le sostanze che aumentano il reflusso dell’acido nell’esofago come la nicotina, l'alcool, la caffeina, il cioccolato, cibi grassi, menta. Va preferita la carne bianca ed il pesce agli insaccati, cibi speziati e carne rossa. Inoltre devi assolutamente limitare il consumo di aglio, cipolla, menta e cioccolato.   Assumi con moderazione gli agrumi e succhi di frutta nonché il pomodoro in quanto aumentano l'acidità gastrica. Se vuoi qualche consiglio in più, la mattina cerca di bere una tazza di orzo alternandolo con il latte scremato, accompagnandolo con dei biscotti secchi. A pranzo potrai concederti un primo, ma senza esagerare con le quantità, nè con i condimenti.   Si tratta infatti di fattori che favoriscono il reflusso gastroesofageo. A questo piatto potrai abbinare un po’ di lattuga ed un uovo alla coque. Nel pomeriggio dopo 2 ore potrai gustare uno yogurt magro con dei cereali. Bisogna però cercare di limitare il riso perché in molti casi favorisce l'acidità gastrica.   Successivamente si può mangiare una porzione di frutta ricordando di non superare i 250 grammi al giorno.   La sera invece cerca di eliminare il primo e concediti carne bianca o pesce evitando assolutamente fritti, insaccati, cibi grassi, cibi speziati. Anche una porzione di verdure alla griglia può fare molto bene. Seguire queste piccole regole aiuta a superare al meglio l'esofagite che accompagna spesso i casi di ernia iatale.   Maria Melania Barone ..................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sul reflusso gastrico esofageo? Leggi: Reflusso gastrico: cosa evitare - Alitosi e rimedi naturali Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie Lo sport previene l’osteoporosi Malattie Leggi lo speciale Estrogeni   Con l’avanzare dell’età, soprattutto per le donne in menopausa, l’osteoporosi è un problema onnipresente e, a volte, invalidante. Si tratta di una patologia con progressiva riduzione della massa ossea: il tessuto osseo diventa fragile ed esposto al rischio di frattura.
Per prevenire l’osteoporosi, i medici consigliano assolutamente attività sportiva: la forza muscolare è considerata il miglior stimolo per il tessuto osseo che viene trasmesso attraverso i tendini. Bisogna, tuttavia, rispettare cinque principi:  
  1. Specificità: vanno allenate le regioni scheletriche da rinforzare. Un esempio è il femore, che va allenato attraverso esercizi quali gli squat, la pressa, la camminata, lo step, ecc; oppure il rinforzamento dell’anca attraverso esercizi focalizzati sui glutei, sull’ileopsoas, sugli adduttori ed estensori della gamba e così via;
     
  2. Sovraccarico: il carico va progressivamente aumentato, senza tuttavia esagerare altrimenti si potrebbe produrre una minore resistenza biomeccanica sull’osso;

  3. Valori di partenza: più si ha uno sviluppo iniziale della massa ossea minore più i risultati saranno visibili. Il tessuto osseo si adatta alle sollecitazioni a seconda dell’età; quindi l’attività sportiva eseguita in adolescenza diminuirà notevolmente il rischio di frattura nella senescenza; 

  4. Riduzione degli effetti positivi: se si ha una densità ossea massima c’è bisogno di un maggiore sforzo per ottenere miglioramenti; 
     
  5. Reversibilità: l’effetto positivo sulla densità ossea si perde se l’attività sportiva viene sospesa. Per avere una buona risposta adattiva dell’osso bisogna, innanzitutto, fare attività dinamica, poiché aumenta la secrezione ritmica di ormoni anabolici; inoltre, è richiesto un esercizio che abbia intensità superiore alle normali sollecitazioni. In alcune fasi di vita quali la menopausa per le donne o la terza età per gli uomini, tuttavia, è altresì utile l’utilizzo di integratori o farmaci che integrino la mancanza di calcio.
  Buon allenamento a tutti!   Dott.ssa Mariateresa Muscillo - Personal Trainer ........................................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sull'osteoporosi? Articolazioni logorate: una risposta dalla gelatina? - La nuova cura contro l'osteoporosi

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Ernia iatale: diagnosi e terapia MalattieLeggi lo speciale Ernia Iatale

L’ernia iatale è la dislocazione dello stomaco o di una parte di questo al di sopra del diaframma; può essere di tre tipi: da scivolamento, paraesofagea o mista. Il più delle volte, è asintomatica. La sintomatologia, quando presente, in genere è non specifica, vale a dire che i sintomi sono comuni a quelli di molti altri disturbi: bruciori di stomaco, rigurgito, senso di pesantezza allo stomaco o sensazione di non aver digerito, mal di testa dopo i pasti.   È possibile, inoltre, che si presentino alterazioni del ritmo cardiaco, dovute a stimolazione vagale o alla compressione sul pericardio da parte dell’ernia.   Una sintomatologia più severa è riscontrabile nei pazienti in cui l’ernia iatale si associa a una esofagite da reflusso; in questo caso si possono avere anche sanguinamento e stenosi, cioè restringimento, dell’esofago.   Come si diagnostica
  La diagnosi di ernia itale è possibile grazie a una radiografia delle prime vie digerenti con pasto baritato, eseguita con il paziente in posizione supina, ma su di un piano inclinato, con la testa più in basso rispetto al bacino e alle gambe. Se l’ernia è voluminosa può essere evidenziata anche da una radiografia del torace. L’esame diagnostico principale resta però l’esafogogastroscopia, che permette anche di valutare eventuali complicanze, e di escludere altre malattie a livello dell’esofago. In base alla valutazione complessiva del paziente, il medico può poi ritenere opportuno procedere ad ulteriori indagini diagnostiche.   Come si cura
  Terapia alimentare
  Correggere l’alimentazione e rispettare alcune regole è importante soprattutto quando l’ernia iatale si associa ad esofagite da reflusso. Chi soffre di ernia iatale dovrebbe evitare i pasti troppo abbondanti e ridurre il consumo di:
  1. cibi e bevande che inducono il reflusso (menta, cioccolato, alcol, grassi)
  2. cibi e bevande che irritano la mucosa esofagea (agrumi, pomodoro, caffè).
  Terapia farmacologica
  Nei casi meno gravi, l’ernia iatale, soprattutto quando è “da scivolamento”, non necessita di alcuna terapia specifica.   Per intervenire sui sintomi dell’ernia iatale si può usare il domperidone. Quando, poi, la malattia è più seria e si associa a esofagite da reflusso, si può ricorrere ad altri medicinali, tra cui gli inibitori della pompa protonica, che inibiscono la secrezione acida gastrica. Il medico, dopo aver valutato la sintomatologia del paziente, oltre che l’entità e la natura della malattia, deciderà quali e quanti farmaci prescrivere. L’automedicazione è assolutamente sconsigliata.
Terapia chirurgica
  La terapia chirurgica è indicata solo nei casi più gravi, cioè, per esempio, quando l’ernia iatale è di grosse dimensioni o quando si associa a una esofagite da reflusso grave. La tecnica chirurgica e il tipo di intervento da adottare cambiano in base alla natura dell’ernia e alle condizioni della persona da curare. L’intervento chirurgico può, per esempio, mirare alla riduzione dell’ernia; se presente reflusso, è possibile che il medico prospetti al paziente l’attuazione di un procedimento antireflusso.   Margherita Russo ..................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sul reflusso gastrico esofageo? Leggi: Reflusso gastrico: cosa evitare - Alitosi e rimedi naturali Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Ernia iatale: da scivolamento, fissa o complicata MalattieLeggi lo speciale Ernia Iatale

Hai mai sentito parlare di ernia iatale? Si tratta di un problema molto diffuso, che colpisce il 15% degli italiani. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.   L'ernia iatale nasce in una zona chiamata hiatus che si trova a sinistra dell'esofago e consente il passaggio degli alimenti. In condizioni normali lo iato ha un'apertura adeguata a far passare l'esofago, ma ci sono casi in cui questa parte si allarga e fuoriesce verso l'alto provocando la famosa ernia iatale.   Le condizioni che generano questo stato sono varie: gravidanza, obesità, sforzi fisici o per ragioni costituzionali. Circa 6 persone su 10 scoprono di avere l'ernia iatale prima dei 60 anni.   L'ernia iatale può essere di tre tipi. Nel 90% dei casi si tratta di ernia iatale da scivolamento e si verifica quando una porzione dello stomaco, per problemi fisici, si inserisce al di sotto dello iato provocando lo scivolamento verso l'alto. Questa conformazione provoca poi il reflusso gastrico esofageo che di per sé è l'unico sintomo dell'ernia iatale da scivolamento, spesso asintomatica. Si tratta infatti di una condizione reversibile dell'ernia talvolta stimolata da un colpo di tosse o sbalzi di pressione addominale.   Ma l'ernia iatale può essere anche fissa e si verifica quando la parte superiore dello stomaco rimane intrappolata nella cassa toracica. In questa posizione l'ernia rischia di essere strozzata tra lo stomaco e l'esofago provocando alcuni disturbi come la carenza dell'apporto di sangue allo stomaco.   L'ultimo tipo di ernia iatale per fortuna è molto rara e si chiama ernia congenita, o anche ernia complicata o mista. In questa terza categoria rientrano casi molto complessi di ernia iatale. Ci sono casi in cui tutto lo stomaco forma un'ernia e per questo spesso è necessario l'intervento chirurgico.   Ma come comportarsi in caso di ernia iatale? Innanzi tutto non bisogna sentirsi "malati" o angosciarsi, perché l'ernia iatale è un disturbo derivante da una condizione anatomica, per altro molto diffusa. Se ci troviamo dinanzi ad un disturbo sintomatico allora dobbiamo seguire una dieta adeguata che consiste nell'evitare cibi che aumentano il reflusso gastrico esofageo e dunque, cioccolato, caffè, cibi grassi o alcol. Bisogna fare pochi sforzi e non usare vestiti stretti che aumentino la pressione addominale. Inoltre bisogna mangiare poco e spesso.   L'ernia iatale può essere una ragione in più per fare una vita di relax seguendo stili di vita molto regolari.   Maria Melania Barone   Vuoi saperne di più sul reflusso gastrico? Leggi  Reflusso gastrico? Fai attenzione - Cuore: prolasso alla valvola mitrale   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Diabesità: colpisce 2 milioni di Italiani MalattieLeggi lo Speciale Diabete mellito Milano, 1 aprile 2011 – Crescono le persone sovrappeso, obese o con diabete in tutto il mondo. In Italia, secondo le più recenti stime, è sovrappeso 1 persona su 3 (35%, con preponderanza maschile: 42,5% rispetto al 26,6% nelle donne), obesa 1 su 10 (10,2%), diabetica 1 su 20 (5%). Secondo i dati degli Annali 2010 dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), il 66,7% delle persone con diabete di tipo 2 è anche obesa e solo il 17,9% risulta di peso normale. Invece, è obeso ‘solo’ un quarto delle persone con diabete tipo 1. In pratica, sono sovrappeso 21 milioni di Italiani, obesi 6 milioni, con diabete 3 milioni: “veri diabesi”, ossia contemporaneamente obesi e con diabete, 2 milioni.   “Questi numeri ci fanno capire come diabete e obesità si sostengano a vicenda, e il perchè, in combinazione fra loro, siano considerate la vera epidemia dei nostri tempi, per la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha persino coniato il termine diabesità”, spiega Antonio Pontiroli, Direttore Medicina II, Azienda Ospedaliera Polo Universitario San Paolo, e Presidente del 10° Congresso Nazionale ‘Diabete-Obesità’.   L’associazione diabete-obesità deve preoccupare principalmente perché di diabesità si muore. Spiega Pontiroli: “Il rischio di morte raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea, il BMI: un diabetico sovrappeso raddoppia il proprio rischio di morire entro 10 anni rispetto a un diabetico di peso normale; per un diabetico obeso il rischio quadruplica”. Non è, però, importante solo l’aumento di peso, ma anche il trascorrere del tempo in taglia XXL. Ancora Pontiroli: “La scorsa settimana sono stati pubblicati i dati di uno studio dell’Università di Melbourne in Australia, che dimostrano come più a lungo si è obesi, più il rischio di morte cresce: duplica se si è obesi per un periodo dai 5 ai 15 anni, triplica oltre i 15 anni.”    Quindi, dando per scontato che sarebbe meglio dimagrire: che cosa ci riserva la scienza medica oggi?
  “Le strade che si stanno battendo sono essenzialmente due: sviluppare farmaci contro il diabete che abbiano anche un’azione di riduzione del peso corporeo e, dall’altra parte, mettere a punto interventi di chirurgia bariatrica (parola di origine greca, da baros = peso e iatros(iatrikos) = medico) destinati alla riduzione del peso, che abbiano anche un ruolo nella cura del diabete”, dice Pontiroli.    Le novità in campo farmacologico sono rappresentate dai farmaci incretino-mimetici, in grado di mimare l’azione dell’ormone naturale GLP-1 che stimola il rilascio dell’insulina quando i livelli di glucosio diventano molto elevati. Gli incretino-mimetici consentono di ridurre i livelli di glucosio e, allo stesso tempo, inducono una perdita di peso protratta nel tempo. Il capostipite della classe è exenatide, sviluppato dalla saliva di Gila monster, lucertola dell’Arizona, utilizzabile per iniezione sottocute, prima dei pasti alla mattina e alla sera.   Un altro incretino-mimetico è liraglutide, primo analogo del GLP-1 umano che presenta una similitudine alla molecola naturale pari al 97 per cento. Disponibile in Italia da settembre 2010, può già oggi essere assunto in un'unica dose giornaliera indipendentemente dai pasti, per via sottocutanea. Per entrambi sono in fase di sperimentazione, ma non ancora approvate dalle autorità regolatorie, formulazioni che potrebbero essere iniettate una sola volta alla settimana.   Sul lato chirurgico, è ormai assodato che l’intervento bariatrico, che rappresenta una valida cura dell’obesità grave (BMI ≥ 40 kg/m2), in determinate condizioni produce effetti positivi anche sul diabete. “La chirurgia bariatrica, secondo gli Standard Italiani per la cura del diabete mellito, è raccomandata nelle persone adulte con diabete tipo 2 e obesità grave, con indice di massa corporea superiore o uguale a 35”, dice Pontiroli. “In queste persone, il calo di peso che si mantiene nel tempo è sufficiente a produrre un sostanziale miglioramento o persino la scomparsa del diabete tipo 2.   Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato come il dimagrimento prodotto dall’intervento chirurgico abbassi il rischio relativo di mortalità di quasi il 70% a fronte di una riduzione ottenuta con i farmaci antidiabete del 30-40%”, aggiunge. “Tanto è vero – conclude Pontiroli – che proprio all’inizio di questa settimana è stato reso noto a New York il documento dell’International Diabetes Federation che sancisce come la chirurgia bariatrica dovrebbe essere considerata nel trattamento del diabete di tipo 2 in pazienti obesi che non rispondono alla metformina, al fine di limitare le gravi complicanze che possono derivare dalla malattia.” ..................................................................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sull'obesità? Italiani: quasi uno su 2 è sovrappeso ed il giro-vita è in costante crescita - Allarme obesità per i bambini

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Acufene: responsabile del cattivo umore Malattie Hai mai sofferto di acufene? Secondo le stime è un problema molto diffuso spesso responsabile di cattivo umore e depressione. Per questo gli esperti pensano che la terapia migliore sia quella psicologica anche se le critiche sono tante.   Nel parlare di benessere e di qualità della vita non possiamo escludere un problema che colpisce gran parte della popolazione mondiale: il 10% secondo le stime ma sono tanti i casi non diagnosticati. Alcuni medici tendono a sottovalutare l'acufene che spesso viene liquidato come "inutile ronzio" o "comunissimo fischietto". Il tinnitus è causato in molti casi da una compressione vascolare del nervo vestibolare altrimenti le cause vanno ricercate altrove.
L'acufene genera nervosismo fino a sfociare nella depressione. Ma non è possibile pensare di curare l'acufene con antidepressivi, eppure molti lo fanno. Per i medici infatti l'approccio che bisogna avere nei confronti dell'acufene è di tipo psicologico. Bisogna ignorare questo suono costante e concentrarsi sugli altri suoni circostanti. Ma questa soluzione promossa da alcuni stiudiosi va bene per quei casi in cui l'acufene non è invalidante e comunque non è una cura.   Per Joseph P. Rauschecker del Georgetown University Medical Center, la causa va ricercata nel sistema limbico, cioè la zona deputata alla ricompensa e alle emozioni. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Neuron e mostra come il cervello, non riuscendo a ricevere più alcune frequenze a causa di un mal funzionamento dell'orecchio, le rimpiazza con suoni artificiali. I ricercatori non hanno dubbi ed affermano: “riteniamo che questa cattiva regolazione del sistema limbico sia all'origine del tinnito cronico”.   Il dottor Michael Kilgard dell'Università del Texas afferma che è la corteccia uditiva a delegare troppi neuroni alle stesse frequenze accentuando un suono più del dovuto. Quando la causa è questa si può intervenire rieducando il cervello a percepire tutte le frequenze ed in questo modo eliminando l'acufene. Ma quando il problema è di una compressione del nervo vestibolare, bisogna affidarsi ad un bravo otorino. Il dottor Jannetta infatti sin nel lontano 1975 aveva messo a punto un metodo chirurgico per decomprimere il nervo che da risultati positivi nel 45% dei casi.   Maria Melania Barone ..................................................................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più su Disturbi e Malattie? Leggi: Udito: le nuove soluzioni per sentire meglio - Orecchio e cura dell'udito

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Combattere il mal di testa con la fisioterapia Malattie Leggi lo Speciale Emicrania Una persona su 8 soffre di mal di testa. Il disturbo è predominante nel sesso femminile ed è più diffuso nella fascia d’età compresa tra 40 e 50 anni. Il mal di testa, soprattutto quando è frequente e intenso, influisce negativamente sulla qualità della vita di chi ne soffre e può persino diventare invalidante, tant’è che l’Organizzazione Mondiale della Sanità pone questo disturbo al 19° posto nella graduatoria delle malattie disabilitanti.
Ma quali sono le cause più comuni di mal di testa? La fisioterapia può aiutare chi soffre di cefalea o di emicrania? Risponde il dottor Massimo Defilippo, fisioterapista, titolare della struttura ambulatoriale Fisioterapia Rubiera, a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia.
Quali sono le cause più comuni del mal di testa?
  Le possibili cause di mal di testa sono tante. Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra emicranie e cefalee: le emicranie colpiscono solo un lato del cranio mentre le cefalee sono bilaterali e simmetriche. All’origine possono esserci diversi fattori: un trauma, pressione arteriosa alta, infezioni, patologie psichiatriche, nevralgie, neoplasie, febbre o anche virus e batteri come, per esempio, nel caso della meningite e dell'Herpes zoster.   Il tipo di alimentazione è molto importante perché alcune cefalee sono causate da alcol o da certi cibi, per esempio cioccolata, formaggi stagionati, insaccati. Esistono poi alcuni farmaci che possono causare mal di testa; la pillola anticoncezionale, per esempio. Dunque, l'assunzione di medicinali deve avvenire sempre sotto controllo medico. Anche lo stile di vita è importante: lo stress, il cambio di fuso orario o una vita sregolata, il fumo, luci e rumori intensi come in discoteca sono tutti fattori che possono influire negativamente.   Alcuni studi scientifici hanno concluso che il 90% circa delle cefalee è di tipo muscolo tensivo, ovvero è causato da tensione dei muscoli della testa; in questo caso il dolore si presenta 2/3 volte alla settimana e risente delle condizioni climatiche.
La fisioterapia può aiutare a combattere il fastidioso problema del mal di testa?
  Per rispondere a questa domanda è fondamentale capire l'origine del disturbo; se è di tipo tensivo quindi muscolo-scheletrico, la fisioterapia può risolvere il problema; negli altri casi non è la terapia adatta.   La cefalea è spesso collegata alla cervicalgia, perché una tensione muscolare a livello del collo influisce negativamente anche sul capo. Ma può succedere anche il contrario, cioè che uno squilibrio craniale provochi un disturbo cervicale. Anche la mal occlusione, cioè una cattiva occlusione dentale e dunque il difettoso combaciamento delle due arcate dentarie, può causare mal di testa e irradiare i sintomi lungo tutta la colonna vertebrale, fino al bacino.   È importante che la cefalea sia affrontata da una equipe composta da medico di base, neurologo, odontoiatra e fisioterapista per capire l'origine del problema e curarlo in maniera efficace. Il fisioterapista o il terapista manuale agisce manipolando i tessuti molli: muscoli, tendini, connettivo eccete   ra e rimettendo in asse le ossa craniali, oppure può lavorare sulla cervicale se il paziente avverte male al collo e alla testa insieme. Come si possono distinguere le semplici tensioni muscolari dal vero e proprio mal di testa?   Non esiste un metodo fai da te per diagnosticare la causa del mal di testa, anche se ci sono alcuni elementi che possono aiutare a capirne l'origine. Le nevralgie sono dolori terribili, l'intensità è molto alta e sono quasi invalidanti.   L'Herpes zoster produce vescicole e rende la zona colpita di colore rosso. Se una paziente utilizza farmaci come la pillola può sospenderla adottando altre misure anticoncezionali, nel caso ritenga che il mal di testa origini da certi cibi può provare ad eliminarli dalla dieta.   È importante consultare il medico e fare le analisi che verranno prescritte perché il disturbo può essere grave o necessitare di terapie per essere risolto. Il medico, se lo ritiene opportuno, indirizzerà il paziente verso lo specialista più indicato in base a quella che ritiene essere l'origine del mal di testa.
Quali sono le tecniche fisioterapiche più diffuse per combattere il mal di testa?
  Il fisioterapista ha molte tecniche a sua disposizione per curare il mal di testa di origine muscolo tensiva, anche se associato a vertigini, nausea e cervicalgia. Dopo aver stabilito l'origine del disturbo, se ritiene che la causa sia cervicale può utilizzare un metodo chiamato Mckenzie, dal nome dell'inventore, che agisce sulle vertebre cervicali alte che possono provocare i sintomi.   Un paziente che soffre di cefalea, ma non avverte dolore al collo, sarà trattato direttamente in viso con manipolazioni miofasciali e connettivali per eliminare le aderenze che si sono formate a seguito di traumi, microtraumi ripetuti, interventi chirurgici, malocclusione eccetera. Il fisioterapista può agire direttamente sulle ossa craniali fuori asse per sistemarle correttamente.   Margherita Russo .................................................................................................................................................................. Vuoi saperne di più sul mal di testa? Leggi: Cefalea ecco come reagire - Soffire di emicrania Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Infertilità femminile ed endometriosi Malattie É terminata da poco la Settimana europea per la consapevolezza dell'endometriosi. Dal convegno si è evinto che l'infertilità femminile dipende in gran parte da questa malattia. Ed allora quale migliore ragione per prevenirla?   Prima di fare un figlio in provetta sarebbe il caso di prevenire l'endometriosi, spiegano i medici. L'endometriosi infatti è la causa maggiore delle richieste di procreazione assistita. Ce lo spiega il dottor Michael Jemec, medico specialista in Medicina della Riproduzione del centro per la fecondazione assistita ProCrea di Lugano.
Una donna affetta da endometriosi può avere dei figli?

Grazie alle più recenti scoperte, siamo in grado di avere percentuali di successo che superano il 30 per cento. Una media che deve però tenere sempre in considerazione l'età della donna.
In che percentuale l'infertilità femminile può essere collegata a problemi di endometrosi?
  Generalmente il 50% delle donne in età riproduttiva ha problemi di infertilità o ha avuto una diagnosi di endometriosi. Tra le donne che hanno problemi di infertilità solo il 10% ha individuato la causa in questa malattia, ma sono tanti i casi non diagnosticati. Negli ultimi tre anni sono aumentate del 20% le donne con questo tipo di patologia.   In parole povere cos'è l'endometrosi?
  L'endometriosi è una malattia che comporta la crescita di tessuto endometriale (la mucosa) in cavità esterne all'utero. Può intaccare l'ovaio, la vescica o l'intestino, provocando forti dolori alla donna. Si tratta di una patologia in diffusione: l'Onu stima che almeno il 10% di tutte le donne in età riproduttiva ne soffra. L'endometriosi porta ad irritazioni e infiammazioni dei tessuti, una situazione che non è favorevole ad una gravidanza.   Quali sono le terapie migliori?
  La rimozione dell'endometrio non innalza le possibilità di gravidanza in un trattamento di fecondazione assistita. Maggiori successi si sono ottenuti andando ad analizzare le infiammazioni che l'endometriosi provoca: abbassando i livelli di autodifesa dell'organismo, le possibilità di una maternità aumentavano. Tuttavia è ancora una malattia non curabile, ma la prevenzione aiuta le donne a contenere i danni e preservare il proprio apparato riproduttivo   Maria Melania Barone .............................................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sul cancro?  Leggi Diagnosi precoce per curare in tempo il tumore ovarico  - Papilloma Virus Vaccinate 3 ragazze su 10

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Tosse: non sottovalutarla Malattie Anche tu soffri di tosse? Non sottovalutarla perchè in alcuni casi può essere il sintomo di qualche patologia più grave.   Siamo in tanti di questi tempi a soffrire di tosse, eppure non sempre si tratta di un male stagionale. Ci sono casi in cui la tosse non va curata con i soliti farmaci perché l'origine potrebbe trovarsi in tutt'altro luogo. Ma come fare per distinguere i vari tipi di tosse?   Spesse volte capita che malattie diverse siano riconducibili agli stessi sintomi come nel caso della tosse. Esistono quindi vari tipi di tosse: quella che serve ad espellere materiale estraneo o batterico dal nostro organismo e spesso associata a raffreddore e bronchite, e quella che invece non ha alcuna causa apparente e che desta maggiori preoccupazioni. L'intensità di questa tosse può essere variabile e le cause possono essere davvero tante. Si va infatti dalle malattie infettive a quelle respiratorie, alle allergie.   Per individuare i tipi di tosse che generano sospetto è importante verificare che non vi sia presenza di sangue nell’espettorato, febbre e dolore toracico, mancanza di fiato. In questi casi infatti possiamo trovarci dinanzi a malattie infettive causate da diversi tipi di microrganismi. Ma la causa può essere riconducibile a patologie polmonari, cardiache, gastriche. Non vanno neanche sottovalutate le patologie professionali.   Sarà il tuo medico a indirizzarti da un bravo pneumologo oppure a farti fare esami come tac, gastroscopia o analisi del sangue. Se dunque hai una tosse inspiegabile, senza una causa comune e ben identificabile vai dal tuo medico. La prevenzione è la migliore arma di difesa.   Maria Melania Barone   Vuoi saperne di più sul raffreddore? Leggi Febbre e raffreddore: 7 miti da sfatare - Influenza e raffreddore addio grazie ai rimedi naturali
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L'efficacia dei probiotici nella colite ulcerosa Malattie Leggi gli speciali Colite e Fermenti Lattici   Nell’università della Virginia Commonwealth university è stato condotto uno studio sull’efficacia dei probiotici come aiuto nel mantenimento della remissione della colite ulcerosa negli adulti, una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che alterna periodi di episodi acuti a periodi di remissione.   Sono stati ricercati tutti gli studi esistenti presenti nel Med Line, la biblioteca di ricerche mediche americane, a partire dal 1948 fino ai nostri giorni, inerenti la colite ulcerosa ed i fermenti lattici.   Sono stati fatti 2 studi aperti e 3 studi randomizzati in doppio cieco per valutare l’efficacia dei probiotici nel mantenere la remissione della colite ulcerosa.   Sono stati introdotti dei parametri di valutazione. Sembra esistere una correlazione tra la risposta immunitaria ed i probiotici nel meccanismo della colite ulcerosa. Risultati di studi comparanti l’attività della mesalazina con una preparazione prebiotica a base di escherichia coli Nissle 1917 (un tipo di escherichia non patogeno), hanno riportato una capacità molto simile nel mantenimento della remissione della malattia.   Il trattamento con lactobacillus rhamnosus da solo o in combinazione con la mesalazina, è risultato non significativo nella differenza di probabilità di ricaduta, ma ha incrementato i tempi di ricaduta rispetto al trattamento con la sola mesalazina. Inoltre i pazienti che hanno assunto bifido batteri hanno avuto una netta diminuzione dei casi di peggioramento della malattia rispetto ai pazienti non trattati.   La conclusione dei ricercatori è che i probiotici di diversi ceppi hanno una utilità nel mantenimento della remissione della colite ulcerosa, servono però nuovi ed ampi studi randomizzati per capire il tipo ottimale, la dose, la popolazione di pazienti specifica per il collocare la terapia e renderla di routine.   Dott.Andrea Ielmini - Farmacia Verbano Roma .......................................................................................................................................................
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Convalescenza e terapia post infarto MalattieLeggi lo speciale sull' Infarto

  Il riposo assoluto è la prima cura dopo un infarto acuto del miocardio. Una volta superata la fase di convalescenza e a seconda della gravità della lesione il paziente potrà poi recuperare tutta o in parte la routine quotidiana.   La terapia post infarto prevede l'azione combinata di farmaci, controlli periodici per la salute del cuore e naturalmente uno stile di vita che aiuti a prevenire l'insorgere di nuovi attacchi intervenendo sui fattori di rischio.   Generalmente la terapia medica dopo un infarto si basa sulla somministrazione di diversi tipi di sostanze, tra cui i più diffusi sono gli antiaggreganti piastrinici e i betabloccanti. Gli antiaggreganti piastrinici servono a prevenire la formazione di trombi, mentre i betabloccanti si utilizzano per contrastare l'ipertensione arteriosa e molte aritmie. I test medici cui è bene sottoporsi periodicamente dopo un infarto sono elettrocardiogramma e/o eco cardiogramma.   In particolare l'elettrocardiogramma condotto sotto sforzo potrà dare informazioni sul livello e sui limiti dell'attività fisica che si potrebbe e soprattutto si dovrebbe fare dopo un infarto.   Elementi importantissimi della terapia post infarto sono infatti legati allo stile di vita e specificamente si possono identificare in una corretta alimentazione ed esercizio fisico costante. Innanzitutto l'alimentazione deve essere equilibrata, povera di grassi e di sale. Bisogna evitare di bere alcolici e caffè in quantità eccessive e naturalmente è tassativamente proibito fumare.   L'esercizio fisico gioca poi un ruolo importantissimo nella riabilitazione del paziente infartuato perché va incidere sulla riduzione dei fattori di rischio. Uno degli effetti più importanti dell'attività fisica è quella di contrastare l'insorgenza e lo sviluppo dell'aterosclerosi che come abbiamo visto è la causa principale dell'infarto del miocardio. Inoltre lo sport ha importanti effetti anticoagulanti, va cioè ad incidere sulla formazione di trombi, anch'essi una delle cause più frequenti di malattie coronariche.   L'attività fisica porta poi con sé benefici effetti secondari come ad esempio la riduzione dell'appetito, la riduzione della voglia di fumare e soprattutto incide sul livello di stress e tensione aumentando la sensazione di benessere.   L'attività fisica ideale nella riabilitazione dopo un infarto è l'attività aerobica, mentre vanno limitati quegli esercizi che prevedono l'uso della forza, come ad esempio il sollevamento pesi. Una camminata veloce, oppure nuoto, bicicletta o cyclette, trekking o ballo sono tutte attività consigliate. ...............................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più sull' Infarto Riprendersi al meglio dopo un infarto - Come viene rilevato l’infarto?

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Curcuma utile contro i sintomi post ictus MalattieLeggi lo Speciale Ictus Esiste una spezia di nome curcuma, molto usata in India e nelle zone tropicali, nonché nelle cucine orientali. Ad essere indagato dai ricercatori statunitensi non è il suo sapore, ma la sua capacità di guarire i postumi dell'ictus. Il merito sarebbe di una sostanza in essa contenuta la molecola denominata carcumina.   La ricerca è stata guidata da Paul A. Lapchak, direttore di Ricerca Traslazionale presso il Dipartimento di Neurologia al Cedars-Sinai Medical Center, e presto sarà presentata alla American Heart Association International Stroke Conference di Los Angeles.   A renderla davvero unica è il fatto che fino ad oggi esiste un solo farmaco in grado di contrastare il rischio di coaguli nel sangue dopo un ictus, ripristinando il flusso di sangue al cervello.   I ricercatori hanno ricostruito la carcumina in laboratorio per poi sperimentarla su dei conigli che avevano subito un attacco ischemico. La cosa straordinaria ed inaspettata è che la molecola andava a riparare i danni cellulari e cerebrali del cervello.   Dalla riproduzione in laboratorio è stato creato un ibrido a base di carcumina chiamato CNB-001 che ripara i danni a livello molecolare del cervello. Anche la carcumina ha queste potenzialità, ma il suo assorbimento nelle cellule cerebrali è bloccato dalla barriera ematoencefalica. Ecco perché i ricercatori hanno dovuto ricrearla in laboratorio. In questo modo potrebbe essere possibile migliorare la qualità di vita di quanti hanno subito un ictus e talvolta anche la paralisi parziale o totale causata dall'attacco ischemico, a patto che la sostanza venga somministrata entro quattro ore dall'attacco stesso.   Si tratta di una scoperta importantissima, dunque ci aspettiamo che il farmaco venga presto testato sugli esseri umani ed immesso in commercio.   Maria Melania Barone ............................................................................................................................................................ Vuoi saperne di più sull'arteriosclerosi? Il vino senza alcol: vantaggi e svantaggi - Il colesterolo blocca tumori Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie L'infarto e i fattori di rischio MalattieLeggi lo Speciale: Trigliceridi
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  L'infarto è una sindrome coronarica acuta che attraverso l'ostruzione di un'arteria coronarica crea la necrosi del miocardio, cioè il tessuto muscolare che costituisce la gran parte del cuore. In pratica l'arteria coronarica, chiamata così perché distribuita letteralmente “a corona” intorno al cuore, si chiude non lasciando più passare sangue e di conseguenza ossigeno.   La chiusura dell'arteria è imputabile nella maggioranza dei casi ad una patologia chiamata aterosclerosi, che ha come effetto la perdita di elasticità delle pareti coronarie, perdita dovuta a deposito di grassi, colesterolo e altre sostanze sulla parete stessa.   Nel 90% dei casi d'infarto l'occlusione della coronaria è dovuta ad un trombo, cioè un coagulo di grassi e altre sostanze, che va a chiudere un vaso già parzialmente ostruito da una placca aterosclerotica. Fino ad oggi le cause dell'aterosclerosi e di conseguenza dell'infarto miocardico sono soltanto a livello di ipotesi.   Sono però ampiamente conosciuti e descritti quelli che vengono definiti fattori di rischio. I fattori di rischio vengono generalmente suddivisi in due categorie: i fattori di rischio non modificabili e i fattori di rischio modificabili. I fattori non modificabili, definiti anche fattori di rischio predisponenti, sono la predisposizione familiare a malattie cardiovascolari, l'età e il sesso. In particolare il sesso maschile sembra essere il più colpito da infarto, inoltre il rischio aumenta con l'età.   Tra i fattori di rischio modificabili, ossia fattori sui quali possiamo intervenire, si trovano altre malattie tra cui colesterolo, diabete, ipertensione, sovrappeso e obesità. Il fumo, l'abuso di alcool e caffè e la mancanza di attività fisica, stress e tensioni sono altri tra i fattori di rischio più noti. Tutti questi fattori, da soli e soprattutto sommati, possono danneggiare il cuore e favoriscono l'insorgere di malattie cardiovascolari. Ad esempio un fumatore di sesso maschile e di età compresa tra di 35 e i 60 anni rischia il doppio rispetto a un non fumatore.   Questo perché con il fumo si introducono sostanze nocive che possono creare alterazioni delle pareti vascolari. Chi ha la pressione alta e colesterolemia elevata si espone ad un rischio di infarto quadruplicato rispetto a un soggetto con pressione e colesterolemia nella norma. Colesterolo e trigliceridi favoriscono il restringimento delle pareti arteriose attraverso depositi di grasso mentre la pressione alta affatica il cuore. ...............................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più sull' InfartoStrategie anti-infarto di lunga durata - Come viene rilevato l’infarto?

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Dolore al petto: quando si tratta di angina pectoris MalattieLeggi lo Speciale Stress Leggi lo speciale: Infarto
  Angina pectoris è una locuzione latina che può essere tradotta come “dolore al petto”. E l'angina pectoris è infatti una sindrome dolorosa che interessa il torace e che è causata da una insufficienza di ossigeno del miocardio dovuta ad una temporanea diminuzione del flusso sanguigno.   Sintomo dell'angina pectoris è un dolore diffuso al torace,dietro lo sterno. Questo dolore può essere accompagnato da quello che viene definito un senso di oppressione al torace. Le cause di questa patologia sono diverse ma nella maggioranza dei casi possono essere sforzi fisici eccessivi, stress e collera.   In alcuni casi l'angina può essere segno premonitore di infarto. I sintomi che caratterizzano l'angina infatti possono essere molto simili a quelli dell'infarto, ma la differenza tra le due patologie è enorme.   L'angina perctoris al contrario dell'infarto è reversibile, cioè nei casi di angina non vi è necrosi del miocardio. L'angina pectoris può essere di due tipi: angina pectoris stabile o da sforzo e angina pectoris instabile. L'angina pectoris stabile è la forma più comune e anche meno grave di angina.   E' una sindrome cronica costante, cioè si ripresenta nel tempo senza aggravarsi ed è generalmente causata da uno sforzo fisico eccessivo, da stress e tensione oppure da freddo, cioè situazioni in cui il nostro cuore ha bisogno di un afflusso maggiore di sangue.   Con angina pectoris instabile si possono invece definire diverse manifestazioni accomunate tutte da un quadro di instabilità. Nei casi di angina instabile l'insorgenza del dolore è crescente, il dolore aumenta di intensità, inoltre non c'è prevedibilità della manifestazione. Questo tipo di angina è il più grave ed è spesso associata all'infarto, infatti un attacco di angina pectoris può essere precursore dell'infarto e in questi casi è definito come sindrome pre-infarto.   Esistono comunque diversi tipi di angina instabile tra cui ischemia silente, angina variante o di Prinzmetal, sindrome x e angina funzionale, quest'ultima dovuta non ad un problema delle coronarie ma ad altre patologie.   Generalmentee però i fattori di rischio dell'angina pectoris sono gli stessi dell'aterosclerosi e tra questi possiamo elencare colesterolemia elevata, pressione alta, obesità, vita sedentaria, fumo e naturalmente familiarità con questo tipo di malattia. ...............................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più sull' InfartoSempre più donne colpite da diabete ed obesità - Come viene rilevato l’infarto?

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Riprendersi al meglio dopo un infarto Malattie Leggi lo speciale: Infarto Sintomi e Cure
  L'infarto è una di quelle patologie che ti segna la vita profondamente. E' una esperienza spesso angosciante: è una di quelle situazioni che ti fa guardare in faccia la morte. Eppure riprendere una vita sana e normale è possibile basta rispettare i tempi del cuore e seguire qualche consiglio.   Certo magari restano le preoccupazioni per il futuro, “se mi ritorna?”, “cosa farò?” ecc. In questi casi parlare con il proprio medico risulta essere molto utile perché permette all'infartuato di esplicitare le sue paure e già questo è sufficiente per esorcizzarle almeno in parte ed in secondo luogo permette alla persona di conoscere sempre meglio come funziona il cuore e di sviluppare con esso un rapporto d'amore anziché di paura.   Il cuore dopo un infarto si riprende lentamente infatti la parte danneggiata, o meglio la sua funzione, sarà sopperita dal resto del muscolo che gradualmente si adatterà a compiere uno sforzo maggiore per compensare appunto il danno. In questo lavoro di adattamento si sviluppano nuovi vasi sanguigni nella zona adiacente la cicatrice.   Quando un infartuato si ritrova a casa dopo il ricovero ospedaliero può sentirsi insicuro, in quanto non è più sottoposto a continui monitoraggi, ebbene questa fase di transizione è molto delicata a livello psico-emozionale e difatti in questo contesto è importantissimo l'aiuto dei famigliari e degli amici.   Essi dovrebbero garantire una certa presenza ed anche sostituzione nei lavori più gravosi. Ma l'aiuto più prezioso arriva da se stessi, in quanto solo la persona stessa sa come ritornare a vivere una vita equilibrata in base proprio alla sua esperienza. E' importantissimo difatti alzarsi e vestirsi tutte le mattine in modo da non favorire stati d'animo di sconforto alimentato spesso dalla solitudine e dalla paura che costringe a stare chiusi in casa.   E' molto importante dedicare una parte della giornata a stare con qualcuno, anche i bambini, spesso nipoti, oppure figli, aiutano a stare di buon umore. Il cuore non va poi sottoposto ad eccessivo sforzo: ad esempio dopo i pasti sarebbe bene riposarsi almeno un'ora. I pasti non dovrebbero essere abbondanti, né dovrebbero essere consumati in fretta. Anche il freddo è nemico del cuore. Inoltre sono da evitare tutte quelle attività che procurano dolore al petto o un semplice calo di fiato.
Anche l'attività sessuale può essere ripresa dalle due alle quattro settimane dall'evento. Certo spesso riguardo a ciò nasce il timore di non farcela più a sostenere l'emozione e lo sforzo fisico, tuttavia basterebbe valutare se si riescono a fare ad es. un paio di piani di scale senza dolore o eccessiva fatica o mancanza di fiato.   E' comunque sempre bene parlarne con il medico che potrà consigliare di assumere dei farmaci prima del rapporto per prevenire l'angina pectoris. Per riprendere l'attività sessuale è bene partire da una situazione tranquilla e di rilassamento, in situazioni normali in cui ci si sente a proprio agio (quindi evitare di riprendere l'attività in situazioni che richiedono ulteriore impegno emotivo).   E' molto importante poi assumere delle posizioni che siano il meno faticose possibili, come quelle che vedono il partner sopra o di fianco. E' comunque da sottolineare che l'impossibilità di riprendere in breve tempo l'attività sessuale non dovrebbe essere vissuta come un dramma in quanto l'affetto si può dimostrare anche in altri modi come l'abbraccio, le carezze e le accortezze premurose, senza dimenticare le occasioni romantiche. Dott.ssa Romina Marroni - dott.ssa in Chimica e Naturopata ............................................................................................................................................

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Consigli per dire addio ai problemi digestivi MalattieLeggi lo Speciale su: Ernia Iatale
Leggi lo speciale Dieta per la Pancia
  Si legge da più parti che per combattere molti disturbi, dal sovrappeso ai problemi digestivi riguardanti stomaco ed intestino si deve iniziare dalle proprie abitudini alimentari. Sì ma come?   Vediamo alcuni suggerimenti in dettaglio iniziando dalla mattina ed idealmente percorrendo l'intera giornata.   Per prima cosa quando ci si alza sarebbe opportuno bere un bicchiere d'acqua naturale (quindi non gassata) a temperatura ambiente. Aiuta a purificare l'organismo dopo la notte e a rimettere in moto i processi anche quelli digestivi. Le bevande gassate sarebbero da evitare sempre, soprattutto da parte di chi soffre di gonfiore e flatulenza. Al mattino possono essere consumate delle tisane digestive come quelle al finocchio o al carciofo. Le tisane comunque sono indicate anche dopo i pasti soprattutto alla sera; se è questo il caso preferire delle tisane miste cioè ad effetto digestivo ed anche calmante.   Veniamo al pasto principale, cioè il pranzo, anche se con le recenti tendenze il pasto del mezzogiorno è sempre più risicato e la cena invece sta convertendosi in pasto principale vero e proprio. Anche se così fosse il primo accorgimento è quello di evitare la fretta. Se è vero che la prima digestione avviene in bocca, ed in effetti è così, bisogna prendersi il tempo di masticare i cibi adeguatamente. Inoltre, anche se si pranza fuori, e lo stesso discorso vale per la cena, sarebbe opportuno variare il più possibile i cibi. Il pesce è di gran lunga consigliato, si dovrebbe idealmente consumarlo 3 volte alla settimana, risulta certo difficile, ma non impossibile. Tra i vari tipi di carne è da preferire quella bianca, più leggera ed anche più ricca in ferro specie quella di tacchino. Sicuramente sono da ridurre i formaggi ed i salumi, che pur essendo spicci non sono però i più salutari. Un altro accorgimento utile è quello di non esagerare con i carboidrati in quanto, oltre ad essere abbastanza calorici, un loro eccesso provoca una fermentazione degli zuccheri che conseguentemente reca gonfiore e pesantezza.   Arrivando alla cena, nella nostra tradizione si dovrebbe consumare un pasto leggero perché è quello secondario e perché poi segue il riposo. In realtà come si diceva poc'anzi la cena sta diventando sempre di più il pasto principale e tende ad essere via via sempre più copioso. Anche se dovesse essere il pasto principale è importante preferire cibi comunque leggeri e ricchi di fibre, che saziano rapidamente senza gonfiare la pancia. I passati di verdura, le minestre, oltre a fornire fibre, sali minerali e vitamine danno calorie senza disturbare il sonno. Infine alcuni accorgimenti per quanto riguarda la preparazione dei cibi.   La cottura è un aspetto fondamentale in quanto sbagliandola si possono impoverire i cibi ma on solo si possono rendere molto indigesti. Per chi soffre di stomaco sono da evitare i fritti, per il resto la cottura a vapore, al forno o ai ferri o alla piastra vanno tutte bene. Un buon metodo di cottura infatti è quello che ci evita di usare troppi condimenti. Tra i condimenti, sicuramente l'olio di oliva extravergine è quello più leggero e più bilanciato. Margarina, burro e grassi animali in genere sono più pesanti e più calorici.   Infine spendiamo due parole sulle abitudine del dopo pasto e sulla frutta che abitualmente consumiamo appunto dopo i pasti. Questa abitudine, per chi ha problemi soprattutto di digestione lenta, non è sana: infatti la frutta rallenta il processo digestivo. Sarebbe opportuno consumarla prima del pasto perché dona un certo senso di sazietà oppure come spuntino nell'arco del giorno, come ad esempio per merenda. Alcuni frutti come l'ananas invece sono indicati dopo il pasto per le loro proprietà digestive.   Spesso l'amaro dopo un pasto, magari abbondante, è prassi comune. Il caffè e l'amaro in genere stimolano la digestione...nella giusta quantità però. In effetti il caffè è un alimento acidificante e un eccesso d'alcool può facilitare un reflusso epigastrico.   Gli accorgimenti sembrano tanti, in realtà se si inizia pian piano a farvi attenzione diventeranno le nostre nuove abitudini. .......................................................................................................................................................
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Dolore plantare: quale la causa? Malattie Hai mai provato un dolore intenso ai piedi? Si tratta di un problema che non risparmia proprio nessuno: parte dalla parte interna del tallone per poi intensificarsi sempre più. Ma l'origine viene dalla forma dei nostri piedi.   Noi donne siamo solite lamentarci del dolore ai piedi. Solitamente soffriamo di disturbi plantari di vario genere. I tacchi alti ad esempio provocano problemi alle ginocchia, alla pianta anteriore del piede e crampi alle dita dei piedi. Ma anche il dolore al tallone è qualcosa di molto comune.   Come fare per rimediare a questo dolore?
  In realtà dovrebbe intervenire proprio l'ortopedico per diagnosticare il difetto anatomico dei piedi. Infatti i piedi piatti o cavi possono provocare infiammazioni delle fibre della pianta del piede che rendono dolorose le stesse azioni quotidiane più semplici, come l'atto di camminare.   Non dipende nemmeno dalle scarpe in quanto a soffrirne non sono solo le donne che indossano tacchi alti, ma anche gli sportivi più sfegatati che indossano scarpe da ginnastica 24 ore su 24. Solitamente si risolve il problema utilizzando un plantare su misura: la forma anatomica la deciderà il medico dopo un'analisi accurata della tua pianta del piede.   Esistono però anche delle piccole accortezze come stirare la pianta del piede la mattina utilizzando un panno. Durante il pomeriggio invece si potrà prendere una bottiglia di acqua congelata dal freezer e farla rotolare delicatamente sotto la pianta del piede. Nel 90% dei casi il disturbo tende a diradarsi per poi diminuire, ma non sempre scompare.   Se il dolore persiste nonostante i ripetuti esercizi e plantari, a quel punto si può ricorrere all'intervento chirurgico. Ricorda però che un'operazione al piede è molto complicata anche se l'anestesia è locale e bisogna forare la pianta del piede per consentire un giusto piegamento plantare.   Solitamente si eviterà di camminare per diversi giorni per poi utilizzare delle scarpe ortopediche, almeno per tre settimane.   Maria Melania Barone ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi   Dolori alle gambe: claudicatio intermittens  -  Gambe snelle eliminando il sale
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Rimedi per la Cervicale MalattieLeggi lo Speciale Stress Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi e Cure
    Il primo passo per curare la cervicale è innanzi tutto capire che tipo di patologia ci troviamo ad affrontare. Sono molto diverse infatti le cause che possono generare il dolore cervicale e i sintomi ad esso correlati. Va da sé quindi che ogni tipo di dolore cervicale avrà la sua terapia specifica.   Anche se si sospetta una semplice cervicale dovuta a contrattura muscolare è bene comunque non sottovalutare i sintomi e rivolgersi ad un esperto che saprà individuare qual'è il nostro livello di cervicale, quali sono le cause che la generano e quale è la terapia più indicata. La zona cervicale è infatti una delle più delicate di tutta la colonna vertebrale, per questo è sempre meglio evitare le cure fai da te.   In linea generale comunque possiamo dire che in caso di cervicale dovuta a contratture muscolari la terapia potrà essere costituita ad esempio da farmaci antinfiammatori nella fase acuta per alleviare il dolore, esercizi di ginnastica posturale e stretching specifico per la zona del collo. Se la cervicalgia è causata da stress e tensioni accumulate molto utile potrà essere l'attività fisica, che in generale aiuta il corpo e la mente a liberarsi dallo stress, oppure tecniche di rilassamento. Un fisioterapista potrà aiutarci attraverso una serie di massaggi decontratturanti, oppure possiamo rivolgerci ad un osteopata che cercherà di curare il problema con una serie di manipolazioni.   Mantenere una corretta postura nella vita quotidiana, allenare i muscoli di braccia e spalle e fare esercizi specifici per il collo sono inoltre una buona prassi non solo per prevenire il dolore alla zona cervicale, ma anche per tenerlo sotto controllo. Chi soffre di cervicale sa benissimo infatti che questa patologia tende a ripresentarsi nel tempo e in presenza di determinate condizioni, ad esempio con l'inizio della stagione invernale e l'abbassamento delle temperature oppure l'umidità.   Se invece ci troviamo di fronte a cervicale dovuta a cause più serie, come ad esempio schiacciamento delle vertebre, ernia discale, o artrosi cervicale, la terapia sarà molto più specifica.   In questi casi sono innanzi tutto necessari una serie esami approfonditi prima di poter formulare una diagnosi e successivamente creare una terapia ad hoc.   Vuoi saperne di più sul dolore cervicale? Dolore Cervicale: consigli per prevenirloDolore Cervicale: Cause e Rimedi   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Lombalgia: quando la schiena duole MalattieLeggi lo Speciale Stress Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi   La colonna veretebrale è suddivisa in differenti regioni: cervicale è il primo tratto del rachide, seguono poi le vertebre toraciche, la regione lombare, infine quella sacrale. Queste regioni vengono suddivise a partire dalla loro curvatura.   Quando si parla di mal di schiena, generalmente si definisce un dolore che interessa la zona lombare e/o sacrale, cioè quei tratti che stanno alla base della colonna vertebrale. Questo tipo di disturbo in medicina viene definito lombalgia. Se poi vi è presenza di dolore che si irradia agli arti inferiori il fastidio verrà chiamato lombosciatalgia.   Entrambi i termini indicano però soltanto la zona dove questo disturbo si manifesta, perché le cause che portano alla lombalgia sono molteplici e di diverso grado di gravità. Statisticamente circa l'80% delle lombalgie è causato da movimenti scorretti, cattiva postura, sovrappeso, scarsa attività fisica e stress.   Nel restante 20% dei casi invece si hanno le cosiddette patologie rachidee, cioè quelle patologie causate da un problema specifico della colonna vertebrale. Possiamo ad esempio citare l'ernia del disco come una delle patologie più diffuse a carico del tratto lombare.   La lombalgia inoltre viene comunemente classificata in acuta e cronica. Causa del dolore nel caso di lombalgia acuta può essere una lesione muscolare, dei legamenti, delle articolazioni o dei dischi vertebrali accompagnata da fenomeni di infiammazione.   Il dolore acuto è un segnale di allarme che ci avverte che è avvenuta una lesione; questo dolore è una specie di reazione di difesa del nostro corpo perché di fatto ci impedisce movimenti che possono danneggiare ulteriormente il rachide cervicale. Si parla invece di lombalgia cronica quando invece il dolore si cronicizza, smette di essere un campanello di allarme e persiste nonostante la lesione a carico della colonna sia guarita.   Fattori di rischio che portano alla cronicizzazione del dolore possono essere una pregressa lombalgia magari con lunga durata dei sintomi, dolore esteso, errata gestione ergonomica del corpo, sovrappeso, basso livello di attività fisica. Ci sono poi i fattori di rischio psichici come stress o depressione.   Per curare la lombalgia in fase acuta la terapia prevede un minimo di farmaci antidolorifici associati a fisioterapia e ginnastica, che nello specifico prevede esercizi di rilassamento e allungamento ed esercizi di ginnastica posturale.   In caso di lombalgia cronica la terapia invece avrà come obiettivo primario l'insegnare una corretta gestione della colonna vertebrale e il mantenere un buon livello di condizione fisica generale. ............................................................................................................ Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi  Benessere psicofisico davanti al computer - Cervicale: i rimedi più indicati
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Cervicale: i rimedi più indicati Malattie   Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi   Il primo passo per curare la cervicale è innanzi tutto capire che tipo di patologia ci troviamo ad affrontare. Sono molto diverse infatti le cause che possono generare il dolore cervicale e i sintomi ad esso correlati. Va da sé quindi che ogni tipo di cervicalgia avrà la sua terapia specifica.   Anche se si sospetta una semplice cervicale dovuta a contrattura muscolare è bene comunque non sottovalutare i sintomi e rivolgersi ad un esperto che saprà individuare qual'è il nostro livello di cervicale, quali sono le cause che la generano e quale è la terapia più indicata.   La zona cervicale è infatti una delle più delicate di tutta la colonna vertebrale, per questo è sempre meglio evitare le cure fai da te. In linea generale comunque possiamo dire che in caso di cervicale dovuta a contratture muscolari la terapia potrà essere costituita ad esempio da farmaci antinfiammatori nella fase acuta per alleviare il dolore, esercizi di ginnastica posturale e stretching specifico per la zona del collo.   Se la cervicalgia è causata da stress e tensioni accumulate molto utile potrà essere l'attività fisica, che in generale aiuta il corpo e la mente a liberarsi dallo stress, oppure tecniche di rilassamento.   Un fisioterapista potrà aiutarci attraverso una serie di massaggi decontratturanti, oppure possiamo rivolgerci ad un osteopata che cercherà di curare il problema con una serie di manipolazioni.
Mantenere una corretta postura nella vita quotidiana, allenare i muscoli di braccia e spalle e fare esercizi specifici per il collo sono inoltre una buona prassi non solo per prevenire il dolore alla zona cervicale, ma anche per tenerlo sotto controllo.   Chi soffre di cervicale sa benissimo infatti che questa patologia tende a ripresentarsi nel tempo e in presenza di determinate condizioni, ad esempio con l'inizio della stagione invernale e l'abbassamento delle temperature oppure l'umidità.   Se invece ci troviamo di fronte a cervicale dovuta a cause più serie, come ad esempio schiacciamento delle vertebre, ernia discale, o artrosi cervicale, la terapia sarà molto più specifica. In questi casi sono innanzi tutto necessari una serie esami approfonditi prima di poter formulare una diagnosi e successivamente creare una terapia ad hoc.
Colpo della Strega: la schiena Ko Malattie Lombalgia acuta è il termine medico con cui si definisce il colpo della strega, ossia un mal di schiena fulminante e dolorosissimo che provoca una significativa riduzione della mobilità e della funzionalità del tratto lombo-sacrale. In pratica a seguito di un movimento scorretto, generalmente un piegamento in avanti o laterale, si che crea una sublussazione: a questo punto il nostro corpo fa scattare una sorta di sistema di allarme e blocca così la parte interessata in modo tale da proteggere, in questo caso, il tratto lombo-sacrale.   La situazione tipica di chi è colpito da colpo della strega è infatti quella di ritrovarsi bloccati, piegati in avanti, con un dolore lancinante nella parte bassa della schiena e senza poter riguadagnare la posizione eretta. La lombalgia è una disfunzione considerata primaria, ossia non derivante da altre disfunzioni . Di solito a seguito di un brusco movimento si viene a creare una sublussazione temporanea delle faccette articolari di L5-S1, cioè l'ultima vertebra lombare e la prima vertebra sacrale.   Molteplici sono le cause che possono generare la lombalgia. Tra le più frequenti possiamo senz'altro elencare il sollevamento di pesi in maniera scorretta, cattiva postura, colpi di freddo, rigidità muscolare, inadeguato riscaldamento dei muscoli prima di praticare sport. Anche il sovrappeso può essere una delle cause del colpo della strega. La prevenzione anche in questo caso risulta fondamentale.   Molti sono gli accorgimenti che possiamo adottare per evitare il rischio di colpo della strega. Innanzitutto l'attività fisica: in particolare risultano utili gli esercizi mirati ad allenare i muscoli addominali e paravertebrali, ma in linea generale bisogna evitare una vita troppo sedentaria e mantenere il peso forma.   E' importantissimo poi imparare a sollevare carichi in maniera corretta, cercando di non sovraccaricare mai la parte lombare della schiena. Evitare inoltre i carichi asimmetrici: quando ad esempio si portano le buste della spesa è bene cercare di distribuire il peso equamente tra le due braccia.   Bisogna inoltre fare attenzione a non assumete posizioni scorrette e per dormire è consigliato l'uso di reti e materassi rigidi. Infine, è consigliato di ripararsi al freddo d'inverno e all'aria condizionata d'estate e di indossare scarpe comode, in particolare evitando i tacchi alti.   ................................................................................................................................................  
Vuoi saperne di più sul mal di schiena?  Prevenire il mal di schiena - Mal di schiena Articoli correlati per keywords: Salute - Prevenzione Malattie
Colpo di frusta alla Colonna cervicale Malattie Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi e Cure
  Il colpo di frusta è un evento traumatico che interessa la colonna cervicale a seguito di un brusco movimento di accelerazione a carico della zona cervicale. Di solito il colpo di frusta è associato ad un incidente automobilistico, in particolare al tamponamento, ma questo può insorgere anche a seguito di altri tipi di incidenti o pratiche sportive.   Se prendiamo ad esempio la situazione di un tamponamento tra due autovetture, possiamo osservare che un violento impatto da dietro provoca una forte accelerazione che spinge dapprima il capo indietro per poi proiettarlo immediatamente in avanti. Il brusco movimento all'indietro genera iperestensione, mentre quello in avanti causa iperflessione: in pratica il collo si trova ad arrivare alla fine delle sue possibilità di movimento. Nel caso in cui si verifica questa situazione di iperestensione/iperflessione la patologia prende il nome di cervicalgia post-traumatica da contraccolpo, mentre i traumi del rachide cervicale che avvengono a seguito di incidenti con collisioni frontali o laterali sono definiti cervicalgia post–traumatica.   Il colpo di frusta è solitamente, in particolare nei casi meno gravi, una lesione dei tessuti molli, quali muscoli, legamenti ed articolazioni della zona cervicale. In genere l'evento traumatico non è così violento da causare la rottura delle fibre muscolari e il classico colpo di frusta è uno stiramento dei muscoli e dei legamenti cervico-nucali. In ogni caso questi traumi non vanno mai sottovalutati, perchè interessano una zona molto delicata e perchè le conseguenze si possono avvertire anche a distanza di tempo.   Per curare il colpo di frusta in fase acuta la terapia indicata è generalmente l'uso del collare, morbido o rigido a seconda della gravità delle lesioni, cui si abbina la prescrizione di farmaci. Il collare ha la funzione di limitare i movimenti del collo e proteggerlo da sollecitazioni inopportune.   Il periodo in cui si deve portare il collare è variabile e dipende ovviamente dall'entità delle lesioni.   Una volta superata la fase acuta si abbandonerà il collare e si potrà passare a terapia fisica e/o manipolazioni. Spesso chi ha avuto un colpo di frusta sarà soggetto a problemi al collo con il passare degli anni, per questo è molto importante prevenire possibili disturbi facendo esercizi specifici.   Vuoi saperne di più sulla colonna cervicale? Leggi  Anatomia del Rachide cervicale - Benessere psicofisico davanti al Computer   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Torcicollo: che dolore! Malattie Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi
  Il torcicollo è una patologia cervicale dovuta a una contrattura del muscolo di un lato del collo. Sintomi comuni del torcicollo sono collo bloccato, dolore localizzato al lato interessato da contrattura, gonfiore e rigidità dei muscoli, impossibilità di ruotare o flettere il collo nella posizione desiderata.   Il collo assume una posizione caratteristica: in avanti e inclinato verso il lato. Il muscoli interessati dal torcicollo sono lo sternocleidomastoideo, che corre verticalmente ai lati del collo e il trapezio, che unisce la nuca alle spalle.   Chiunque di noi ha sperimentato almeno una volta nella vista questo disturbo, che solitamente viene provocato da colpi d'aria. Il finestrino dell'auto aperto o l'aria condizionata quando si è sudati, il dormire con la finestra aperta o l'uscire di casa con i capelli bagnati possono essere tutta cause scatenanti.   Naturalmente il torcicollo può essere anche causato da traumi del rachide cervicale come ad esempio dal colpo di frusta. In fase acuta il dolore può essere avvertito anche alle spalle e alle braccia. Per curare il torcicollo cosiddetto “comune” la cura migliore è l'azione combinata di termoterapia e movimento.   La terapia del caldo può offrire un sollievo immediato. Il caldo rilassa i muscoli contratti: una sciarpa, un bagno caldo o le buste autoriscaldanti che si possono trovare in farmacia possono essere d'aiuto.   Molto importante è poi il movimento: bisogna cercare di muovere il capo in tutte le direzioni, ovviamente con movimenti lenti e dolci e senza sforzare. Stare immobili infatti, benché possa sembrare un rimedio al dolore acuto, alla lunga porta all'ulteriore irrigidimento dei muscoli. Si potrà allora iniziare con la rotazione del capo, prima in una direzione e poi in senso inverso.   Si passerà poi alla flessione del collo, prima su un lato e poi su un altro. Per estendere il tratto cervicale si porta poi il mento in basso, verso il petto.   Questa posizione va mantenuta per qualche secondo. Infine si può fare un esercizio di traslazione muovendo il mento avanti e indietro.   Se il torcicollo non passa entro qualche giorno bisogna però rivolgersi ad uno specialista, che potrà prescrivere i farmaci adeguati per contenere il dolore, combinati ad esempio ad un ciclo di fisioterapia. ................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sul dolore? Il Dolore, amico o nemico?Il mal di schiena Articoli correlati per keywords: Salute - Malattie
Il Mal di Testa da Cervicale Malattie Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi e Cure
  La cefalea o mal di testa è un sintomo di molti disturbi patologici tra cui il dolore cervicale.   La medicina individua tredici diverse forme di cefalea, suddivise tra primarie e secondarie e con novanta sottocategorie.   Il mal di testa da cervicale viene definito cefalea di tipo muscolo-tensivo, che è poi una delle forme di mal di testa più diffuse. In pratica il dolore cervicale viene provocato da stati di contrazione dei muscoli del collo e delle spalle.   Il dolore di solito parte dalla base del collo e dalla nuca per poi diffondersi in tutto il capo o localizzarsi in un punto specifico. Oppure si può evolvere in una specie di morsa, quello che molti conoscono come il “cerchio alla testa” o mal di testa “a casco”. Quest'ultimo è tipico nella sintolmatologia dell'artrosi cervicale.   L'osteopatia individua nel disallinemaneto dell'atlante, la prima vertebra cervicale, una delle cause che porta il mal di testa. Riallineando l'atlante si hanno benefici sulle tensioni di muscoli e collo. L'atlante ha poi un influenza sul flusso sanguigno che porta alla testa: se la prima vertebra non è correttamente allineata infatti si possono creare pressioni sulle arterie vertebrali.   Le manipolazioni cervicali eseguite dall'osteopata sono quindi uno dei rimedi per contrastare il dolore cervicale e la cefalea.
  Il mal di testa da cervicale è un sintomo quindi sebbene si possano assumere farmaci antidolorifici in fase acuta, è bene ricordare che questi alleviano il sintomo ma non vanno a curare la causa.   In caso di cefalea da cervicale è quindi sempre meglio associare alla terapia farmacologica la terapia ortopedica o fisiatrica.   Il massaggio, la sistemazione della postura sia in camminata che seduti e il rilassamento della colonna cervicale sono alcuni dei rimedi che andando ad agire sulla cervicale alleviano anche il sintomo. Benefici effetti possono essere ottenuti anche con la magnetoterapia, la ionoforesi e l'agopuntura.   Anche l'omeopatia offre rimedi naturali contro la cervicale e il mal di testa ad esso associato come arnica, artiglio del diavolo e ribes nigrum. La consulenza di un medico omeopata è però indispensabile per capire quale preparato e in che dosaggio va assunto per risolvere il disturbo.   Vuoi saperne di più sul dolore cervicale? Leggi Dolore Cervicale: Cause e Rimedi - Dolore cervicale: consigli per prevenirlo!   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Vertigini: quando la causa è il dolore cervicale Malattie Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi   La vertigine fa parte della sintomatologia del dolore cervicale e insieme alla cefalea è uno dei disturbi più diffusi portati dalla cervicalgia.   Possiamo definire la vertigine come un senso di instabilità, un disorientamento rispetto a ciò che ci circonda. Diversi inoltre sono i gradi in cui questo sintomo si manifesta: si va da una lieve sensazione di instabilità fino ad un severo giramento di testa.   Chi soffre di dolori cervicali con questo tipo di sintomatologia di solito definisce la vertigine come una delle manifestazioni più fastidiose, perché si ha la sensazione di non essere più padroni del proprio corpo. La descrizione che viene data più comunemente del fenomeno è la sensazione di “perdere la terra sotto i piedi”.   Spesso poi la vertigine cervicale è associata a sintomi quali nausea, vomito, tachicardia e in alcuni casi anche diarrea. La vertigine cervicale viene causata da impulsi anormali che i muscoli del collo inviano al cervello. I muscoli del collo infatti inviano costantemente impulsi diretti ai centri dell'equilibrio localizzati nel cervello, centri che sono preposti al mantenimento dell'equilibrio. Spasmi muscolari anormali o non coordinati possono causare quindi instabilità e senso di vertigine.   La causa di questi spasmi può essere identificata con traumi, artrosi o pressione abnorme sui nervi del collo. Essendo la vertigine un sintomo e non una malattia, per eliminare il disturbo è necessario prima di tutto individuare la causa. Altrimenti ad esempio si rischia di assumere farmaci che non eliminano il problema, ma soltanto il sintomo.   Le vertigini si presentano più comunemente come sintomi di patologie a carico del rachide come artrosi cervicale e ernia del disco, malattie in cui c'è un processo degenerativo del tratto cervicale con interessamento del sistema nervoso e di quello circolatorio.   Secondo la chiropratica, le vertigini cervicali derivanti da disturbi vertebrali possono essere curate con l'intervento sulle vertebre malfunzionanti. Le vertigini sono considerate come un sintomo del blocco vertebrale generalmente a carico dell'atlante, la prima vertebra cervicale, o l'epistrofeo, la seconda vertebra cervicale.   Questo blocco viene curato attraverso una serie di movimenti e manipolazioni effettuate da un chiropratico: le vertebre cervicali vengono mobilizzate e le funzioni articolari vengono liberate.   ...................................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più sul dolore? Il Dolore, amico o nemico?Il mal di schiena Articoli correlati per keywords: Salute - Malattie Il collare per la Cervicale Malattie Leggi lo Speciale Cervicale Sintomi e Cure
  Il collare per cervicale è uno strumento utilizzato per curare molte e diverse patologie a carico del rachide cervicale. In particolare si associa l'uso del collare a ernia del disco cervicale, ernia al collo, schiacciamento delle vertebre, nevralgie cervicobranchiali e naturalmente colpo di frusta.   Il collare per cervicale viene utilizzato anche in primo soccorso e nell'emergenza, infatti la funzione primaria del collare per cervicale è quella di immobilizzare il rachide cervicale, prevenendo così estensione, flessione e rotazione.   La zona cervicale è la parte più delicata della colonna vertebrale: in caso di incidente è quindi importantissimo proteggere le vertebre cervicali per scongiurare la possibilità di lesioni permanenti a conseguenza del danneggiamento del nervo spinale o addirittura la possibilità di morte.   Sono tantissimi i tipi di collare cervicale e generalmente si distinguono in rigidi, semirigidi e morbidi. Alcuni stabilizzano il tratto cervicale, mentre altri lo immobilizzano completamente impedendo anche la rotazione. Naturalmente l'uso di un collare cervicale rispetto ad un altro dipenderà dalla gravità del trauma cervicale e deve essere sempre indicato da uno specialista, anche perché spesso il collare può essere realizzato su misura.   In caso di colpo di frusta ad esempio si userà in fase acuta un collare rigido, per sostenere la testa e scaricare la colonna. Inoltre immobilizzando il collo i muscoli contratti avranno modo di evitare movimenti inopportuni. Una volta passata la fase acuta si passerà via via al collare cervicale morbido fino ad abbandonare il collare e passare ad esercizi che riattivino in modo corretto la muscolatura cervicale.   In caso di torcicollo potrà invece essere utile portare per qualche giorno un collare per cervicale morbido che stabilizza la zona cervicale senza bloccare i movimenti e che può essere portato anche durante il sonno.   Esistono poi i collari per cervicale riscaldanti. Questi non sono dei veri e propri collari nel senso che non agiscono come sostegno per la testa e stabilizzatore del tratto cervicale ma semplicemente sfruttano il potere benefico del calore per alleviare i sintomi del dolore cervicale.   A forma di ferro di cavallo, questi collari per cervicale sono rivestiti di un materiale morbido e si possono portare chiusi oppure aperti. Il principio su cui si basano è quello della termoterapia: lo scaldacollo è infatti dotato di una tasca dove inserire una bustina capace di generare calore per diverse ore.   Sono utili in caso di torcicollo, dolore cervicale da contratture e reumi alle spalle.
Vuoi saperne di più sui dolori cervicali? Leggi Dolore Cervicale: Cause e Rimedi - Dolore cervicale : consigli per prevenirlo!   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Aerosol: come farlo correttamente Malattie Bronchite, faringite e laringite possono essere curate con l’aerosolterapia, ossia inalando il farmaco. In questo modo, il principio attivo agisce rapidamente in quanto viene “mirato” direttamente nel luogo in cui ce n’è bisogno e gli effetti collaterali sono generalmente ridotti perché il dosaggio del farmaco, proprio in virtù della somministrazione “mirata”, è più basso rispetto a quello che ci vorrebbe se assunto per bocca.   In realtà, però, anche l’aerosol ha i suoi potenziali effetti negativi, soprattutto se l'apparecchio per aereosol non viene usato nella maniera corretta.   Vediamo, dunque, quali possono essere e come fare per evitarli.  
  1. L'aerosolterapia può risultare inefficace. Ciò si verifica quando l’apparecchio per aerosol non viene usato adeguatamente. Bisogna dunque fare molta attenzione al corretto utilizzo del dispositivo, soprattutto da parte dei bambini e degli anziani.

     
  2. Esiste il rischio di contaminazione batterica. Tutti i componenti dell’apparecchio per aerosol vanno lavati con cura prima e dopo ogni utilizzo. L’ampolla, il boccaglio, la mascherina e tutti gli altri accessori vanno lavati, asciugati con un panno pulito o, meglio, con il phon, e poi riposti in una scatola schiusa, ovviamente pulita. L’ampolla e i filtri d’aria vanno poi sostituiti regolarmente, l’ideale sarebbe ogni anno.

     
  3. È possibile che compaia una candidosi orale, il cosiddetto mughetto. Si verifica se tra i componenti del farmaco da inalare c’è il cortisone e se l'aerosolterapia viene protratta a lungo. Per ridurre il rischio di questo effetto collaterale, occorre sciacquarsi la bocca dopo ogni seduta.

     
  4. In base al farmaco che si utilizza possono comparire effetti collaterali, anche importanti. Mai iniziare una terapia con aerosol prima di aver consultato il medico.
  È importante anche la scelta dell'apparecchio per aeosol.   Innanzitutto: noleggio o acquisto? Noleggiare un apparecchio per aerosol non è così semplice, inoltre non è tanto più economico dell’acquisto, soprattutto se lo si utilizza abbastanza spesso. Anche per motivi igienici, sarebbe dunque consigliabile comprarlo.   Nebulizzatori pneumatici o aerosol ad ultrasuoni? Entrambi hanno pro e contro. I nebulizzatori pneumatici costano meno, sono molto resistenti e abbastanza semplici da pulire, sono però rumorosi; in più la nebulizzazione è lenta, dunque meno efficace. L'aerosol ad ultrasuoni, invece, sono molto costosi, complicati da pulire e delicati; sono però silenziosi e garantiscono una nebulizzazione più efficace.   Margherita Russo   Vuoi saperne di più sull'aerosol? Curarsi con le Terme - Affrontare al meglio la Rinite Allergica
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Gonfiore addominale e Rimedi naturali MalattieLeggi lo Speciale Colite
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Nell’approccio diagnostico al Meteorismo bisogna anzitutto cercare di capire se il gonfiore è uno dei sintomi di altre patologie come:     Quando il Meteorismo è associato a dolori diffusi a tutta la pancia, tensione indurimento della parete addominale, impossibilità di svuotare l’alvo, vomito e febbre è importante suggerire al paziente di consultare al più presto il medico.   In caso di problemi ormonali, soprattutto se si ha anche ritenzione idrica - si può utilizzare l’olio estratto dai semi di enotera, che contengono acidi grassi essenziali come l’acido gamma linolenico e l’acido linoleico. Questi composti, infatti, riducono la produzione di prolattina, proprio l’ormone che causa i dolori addominali e la ritenzione idrica.   La dose è di 250-300 mg al giorno di acido gammalinolenico, corrispondente a 1-2 capsule al giorno, per un periodo di 45-60 giorni e con l’interruzione di un mese tra un ciclo e l’altro.   Per le intolleranze, risultano utili:  
  • le tinture madri di bardana e di tarassaco, a dosi di 30 gocce in poca acqua 2-3 volte al dì
  • l’aloe
  • la tintura madre di uncaria, 30 gocce 3 volte al dì o 1-3 capsule di capsule di estratto
  Con la dieta consumare finocchio, mela e carota.   Alcuni casi rispondono positivamente ad una dieta a rotazione, in cui un cibo può essere assunto a piacere in un dato giorno, e poi evitato per i tre giorni successivi. Se la sua reintroduzione riaccende la colite, si è di fronte ad un’intolleranza.   Per la sindrome del colon irritabile - se il gas intestinale rappresenta un grosso fastidio - si possono utilizzare carbone attivo e prodotti a base di simeticone.   Per la candidosi vanno eliminati i lieviti e gli zuccheri 1 e si può assumere l’aloe, che possiede un’azione antimicotica, e la propoli utile per prevenire la fermentazione.   Vuoi saperne di più sulla Sindrome del Colon irritabile? Leggi Fermenti lattici e Stitichezza - Le cause del Meteorismo   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Farmaci e Probiotici contro Meteorismo e Aerofagia Malattie Leggi lo speciale Meteorismo e Gonfiore addominale   Per regolarizzare la flora batterica, bisogna agire anche con l’assunzione di fermenti lattici, in particolare il L. acidophylus, il L. casei, il L. rhamnosus ed il Bifidum, che presi a stomaco vuoto e con un dosaggio di almeno 1 miliardo, aiutano a ripristinare la flora intestinale e possono in tal modo contrastano il meteorismo. Se poi insieme a questi probiotici si assume anche un prebiotico come l’inulina gli effetti sull’intestino sono ancora maggiori.   Se si interrompe l’assunzione dei probiotici, nel giro di 10 giorni si ristabilisce la popolazione batterica precedente.   Per poter curare il Meteorismo, è bene capire anzitutto le cause del disturbo: i sintomi possono essere attenuati sia da farmaci che regolano la funzione intestinale, sia da quelli dotati di potere adsorbente. Questi ultimi - in quanto dotati di potere assorbente - disgregano le bolle di aria presenti nell’addome e formano gas libero, che può in tal modo essere facilmente eliminato. Si tratta però di farmaci che alleviano i sintomi del meteorismo, ma non ne debellano la causa. Uno dei principi attivi più usato è il simeticone, che in alcuni preparati si trova associato a estratti vegetali, carbone, tè verde, finocchio, fermenti lattici e vitamine.   Con il termine aerofagia invece si intende il processo fisiologico di ingestione involontaria di aria, che avviene durante l’assunzione di cibi e bevande; se tale processo è eccessivo possono comparire frequenti eruttazioni.   L’aerofagia può essere controllata con opportuni accorgimenti, quali:  
  • limitazione di bevande gassate (bibite, frullati, panna montata, prodotti lievitati)
     
  • una masticazione lenta e a bocca chiusa
     
  • l’eliminazione di gomme, caramelle, cannucce per bere.
  Vuoi saperne di più sui Probiotici? Leggi Probiotici e Fermenti Lattici - Probiotici: confermate le loro funzioni benefiche   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Sintomi della Cervicale Malattie Leggi lo speciale Cervicale Sintomi
  Dolore e rigidità del collo e mal di testa sono senza dubbio i sintomi più comuni e anche più riconoscibili della cervicale. Bisogna però sottolineare che proprio come le cause di questo dolore sono molteplici e di diversa entità – dalle più lievi alle più serie - così anche i sintomi sono molto vari e diversificati, tanto che addirittura alcuni non sembrano direttamente riconducibili ad una cervicalgia.   I sintomi della cervicale possono manifestarsi sia in modo discontinuo, ad esempio solo quando assumiano determinate posizioni, oppure possono presentarsi come un dolore continuo o un insieme di disturbi.   In linea generale se la cervicale è dovuta ad un trauma passeggero, come ad esempio una contrattura muscolare, i sintomi sono immediati e stabili e il dolore passerà una volta curata la causa scatenante. Nel caso del colpo di frusta ad esempio i sintomi tipici sono dolore e rigidità del collo, cefalea, dorsalgia e talvolta formicolii a braccia e mani.   Se invece siamo in presenza di una sindrome cervico-brachiale allora la sintomatologia sarà rappresentata da dolore nevralgico che dall'area cervicale si estende al braccio e alla mano.   Ci possono essere però casi in cui i sintomi emergono lentamente o sono difficili da riconoscere, oppure dipendono da cause più serie di una semplice contrattura. E' quindi molto importante non sottovalutare quello che ci dice il nostro corpo: bisogna imparare a riconoscere i diversi sintomi e naturalmente chiedere sempre il consiglio di un esperto.   Oltre alla cefalea e al male al collo, tra gli altri sintomi più comuni della cervicale possiamo senz'altro elencare dolore alla fronte e sopra gli occhi, problemi alla vista, cerchio alla testa. Possono poi presentarsi contrazioni dei muscoli delle spalle, scricchiolii nella torsione del collo, formicolii alle braccia o mancanza di forza negli arti superiori.   Si possono avvertire inoltre anche nausea, senso di vertigine e giramenti di testa, perdita di equilibrio o ronzii alle orecchie e problemi all'udito: questi sintomi seppure in un certo senso indipendenti rispetto alla zona coinvolta sono legati però al fatto che nella zona cervicale passano le radici nervose.   Sono stati inoltre segnalati nella sintomatologia cervicale disturbi quali acidità di stomaco, problemi a deglutire, rossori in viso, crampi, tachicardia.
Cervicalgia e dolore cervicale MalattieLeggi lo Speciale Stress Leggi lo speciale Cervicale Sintomi
  Il dolore cervicale o cervicalgia è comunemente descritto come un dolore localizzato a livello collo, che si può estendere fino alle spalle e in casi gravi fino alle braccia. Questo tipo di sintomatologia è molto diffusa, in particolare dopo i 45 anni.   Diverse e molteplici possono essere le cause scatenanti del dolore cervicale e vanno da un semplice colpo di freddo, cattiva postura, stress e tensione fino a cause più serie come schiacciamenti della colonna, compressione delle vertebre, artrite o fratture.   Allo stesso modo anche i sintomi possono essere di diversa entità: si va dal semplice torcicollo ad un dolore che si può estendere fino alle braccia rendendo difficoltosi i movimenti, al senso di nausea e vertigine. Nell'85% dei casi il dolore cervicale è causato da un'alterazione non grave che interessa i muscoli, i legamenti, i dischi intervertebrali e le articolazioni posteriori.   Queste struttture sono quelle che garantiscono sia il movimento che il sostegno. Basta quindi uno sforzo ecccessivo al livello del collo, uno sforzo che può essere sia brusco che prolungato, per creare una lesione di queste strutture e di conseguenza dolore.   Una delle cause più conosciute del dolore cervicale è ad esempio il colpo di frusta, ossia lo stiramento dei muscoli e dei legamenti cervico-nucali e delle strutture nervose. Bisogna però precisare che, anche se le cause di cervicalgia sono varie, nella maggioranza dei casi queste sono da ascrivere ad una vita sedentaria, allo stress e alla tensione o a cattiva postura.   Ad esempio, chi lavora con il computer è facilmente soggetto a soffrire di dolori cervicali o di cervico – occipitalgia. Questa condizione dolorosa ha origine nella nuca e si irradia verso la testa, fino agli occhi. Una posizione costante e prolungata davanti al video può infatti portare all'irrigidimento dei muscoli occipitali e all'infiammazione del nervo suboccipitale e di conseguenza a sintomi quali mal di testa, vertigini, disturbi della vista e dell'udito.   Pensiamo poi alla “mouse arm syndrome”, patologia derivante dall'uso scorretto del mouse classificata come una delle cause della sindrome cervico-branchiale nella letteratura medica statunitense. La sindrome cervico-brachiale è un dolore che dal collo di estende al braccio e alla mano. Causa principale è l'irritazione di una o più radici nervose che dalla colonna si estendono alle strutture remote delle braccia.
Artrosi Cervicale: Sintomi e Rimedi Malattie Leggi lo speciale: Sintomi Cervicale   L'artrosi cervicale, o cervicoartrosi, è una malattia di tipo cronico-degenerativo che interessa la zona cervicale e che causa dolore e limitazioni funzionali. In linea generale l'artrosi è una sofferenza articolare di tipo evolutivo: le cartilagini delle articolazioni che si trovano tra le ossa del nostro corpo si usurano a poco a poco, causando la modificazione di tutte le strutture che le compongono, cioè tessuto osseo, capsula e muscoli.   Il processo artrosico è di tipo degenerativo, per cui dopo molti anni si può arrivare al blocco totale dell'articolazione interessata e alla perdita di funzionalità. Nel caso dell'artrosi cervicale i sintomi possono essere mal di testa del tipo “a casco” se il processo artrosico interessa la parte più alta del rachide, proprio sotto la nuca.   Se invece l'artrosi è localizzata nella parte più bassa della colonna cervicale la sintomatologia comprende dolore alle spalle con frequente interessamento di braccio e mano. Si possono avere inoltre vertigini e nausea, tachicardia, ronzii auricolari e talvolta disturbi visivi. Uno dei sintomi più frequentemente descritti, specialmente all'inizio della malattia è quello dei “rumori cervicali” e in particolare la sensazione di sabbia che scricchiola quando si muove la testa.   Numerose sono le cause che possono generale l'artrosi: età, ereditarietà, obesità, traumi, e fattori ambientali, tra cui ad esempio lavori usuranti o particolarmente pesanti o la pratica di sport che possono portare a traumi. L'artrosi può essere considerata una malattia professionale e in particolare chi lavora per lungo tempo con il computer può essere soggetto ad artrosi cervicale-dorsale.   La diagnosi viene effettuata avvalendosi di radiografie, risonanza magnetica, tac etc.. e la terapia per contrastare l'artrosi è una delle più diversificate. Infatti la malattia ha diverse fasi cliniche e si può manifestare a diverse età. Essendo l'artrosi una malattia cronico-degenerativa, l'obiettivo della terapia è quallo di rallentare o far regredire il decorso della malattia oppure alleviare o eliminare i disturbi che l'artrosi provoca.   Generalmente la cura contro l'artrosi si avvale di terapie farmacologiche, ortopediche e fisiatriche. Molto importante risulta essere il ruolo della prevenzione. In particolare nel caso di cervicoartrosi dovuta a cattiva postura o vita sedentaria, alcuni semplici esercizi specifici per il collo (movimento della testa avanti-indietro, destra-sinistra e rotazione) possono essere d'aiuto. Ernia cervicale: Sintomi e Cause Malattie Leggi lo speciale: Sintomi Cervicale   L'ernia cervicale, o ernia del disco cervicale, non è altro che l'uscita in zona cervicale del disco intervertebrale dalla sua sede.   Il disco è una struttura che si trova tra le vertebre della colonna: possiamo immaginarlo come una specie di cuscinetto costituito da un nucleo gelatinoso contenuto da materiale fibroso, detto anulus fibroso. Il disco intervertebrale agisce come una sorta di ammortizzatore, scaricando le pressioni esercitate sulla colonna e aiuta il movimento del rachide.   L'ernia del disco può interessare tutta la colonna vertebrale e statisticamente l'ernia cervicale ha un'incidenza minima rispetto a quella lombare, che è invece la più diffusa. Questo perchè sono le regioni più mobili della colonna ad essere maggiormente esposte a tale patologia.   L'uscita del disco in zona cervicale ha come conseguenza la compressione delle radici nervose che vanno verso gli arti superiori: la pressione sulla radice del nervo viene definita radiculopatia cervicale.   Può succedere che l'ernia cervicale vada a spingere sul midollo spinale, causando una mielopatia cervicale. Questo tipo di problema è più urgente della radiculopatia cervicale e presenta anche sintomi diversi.   Tipicamente la sintomatologia dell'ernia discale cervicale è rappresentata da dolore al collo e alle spalle e dolore e/o debolezza dell'arto superiore. In presenza però di una compressione significativa sul midollo spinale anche i movimenti e la sensibilità degli arti inferiori saranno compromessi.   L'ernia cervicale si distingue, secondo la sua consistenza in molle o dura. L'ernia molle è la classica ernia con uscita del disco nel canale neurale: può essere causata da usura o degenerazione del disco o può essere dovuta a traumi cervicali con colpo di frusta.   Strumenti diagnostici preferenziali sono radiografie e la risonanaza magnetica. Nella terapia dell'ernia cervicale i farmaci più utilizzati sono i cosiddetti FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei, ai quali possono venire associati antidolorifici e cortisonici.   L'uso di un collare può essere d'aiuto, poiché l'irritazione dei muscoli prodotta dal movimento può aumentare l'intensità dei sintomi, inoltre si può ricorrere anche a tecniche fisioterapiche di trazione, la laser-terapia, ionoforesi, che riescono generalmente ad ottenere buoni risultati nell'alleviare i sintomi.   Se le terapie conservative non hanno successo si può optare per l'intervento chirurgico, con rimozione del disco e eventuali osteofiti. Anatomia del rachide cervicale Malattie Leggi lo speciale: Sintomi Cervicale
  Il rachide cervicale costituisce il primo tratto della colonna vertebrale. Il rachide cervicale sostiene il cranio, lo stabilizza e gli conferisce mobilità, inoltre protegge le strutture che passano al suo interno - nel canale vertebrale - come il midollo spinale o l'arteria vertebrale.   Il tratto cervicale presenta una curvatura, detta lordosi, di circa 36° a convessità anteriore. La curvatura può variare in relazione alle modificazioni di altre curve dellla colonna e generalmente si fa più marcata nelle persone anziane.   Il rachide cervicale è costituito da sette vertebre che si distinguono tra loro e dalle altre vertebre della colonna per particolari caratteristiche anatomiche.   Una vertebra cervicale tipica è costituita da corpo, massa laterale, faccette articolari, lamina, processo spinoso, e canale vertebro-midollare. Nel tratto cervicale però le prime due vertebre (C1 e C2) e l'ultima (C7) hanno caratteristiche peculiari che le rendono diverse e facilmente identificabili: per questo motivo il rachide cervicale viene suddiviso in una regione superiore (C1-C2) e una inferiore (C3-C7).   Il rachide cervicale superiore è formato da due vertebre chiamate atlante ed epistrofeo. Queste due vertebre sono molto diverse per conformazione da tutte le altre vertebre della colonna. L'altrante (C1 o prima vertebra cervicale) è un anello osseo costituito da un arco anteriore, un arco posteriore e due masse laterali. L'epistrofeo (C2 o seconda vertebra cervicale) è invece costituito da un corpo vertebrale e da un processo bifido spinoso come le vertebre sottostanti, dalle quali si distinge però per una grossa apofisi ossea, chiuamata dente, nella parte anteriore del corpo vertebrale. Questo segmento osseo si articola con l'arco dell'atlante e va a costituire l'asse che permette i movimenti di rotazione della testa.   Tra atlante ed ed epistrofeo non è interposto il disco invertebrale, come invece avviene negli altri tratti della colonna. Il rachide cervicale inferiore è costituito da 5 vertebre, molto simili tra loro sia per forma che per funzione. Tutte le vertebre da C3 a C7 sono costituite da corpo vertebrale, massa laterale, faccette articolari, lamina, canale vertebro-midollare e processo spinoso.   La vertebra C7 però manifesta una peculiarità anatomica, un processo spinoso particolarmente lungo. C7 è anche conosciuta come vertebra prominente. Questo tratto della colonna è specializzato non più nella rotazione, bensì nella flessione anteriore, posteriore e laterale.
Gonfiore addominale e Meteorismo: i Sintomi MalattieLeggi lo speciale Meteorismo e Gonfiore addominale

Il gonfiore addominale, che provoca nel paziente un forte disagio, è uno dei sintomi su cui il farmacista viene maggiormente consultato. In alcuni momenti della giornata, specialmente dopo pranzo, si può avvertire tensione ed accumulo di gas che causa spasmo e distensione addominale, che possono diventare molto evidenti; nelle ore serali l’aumento della circonferenza-vita può giungere fino a 10/12 cm.. La medicina definisce questi casi come “meteorismo”. Comunque, in presenza di eccesso di gas, l’eruttazione e la flatulenza riportano equilibrio nell’intestino.   Recenti dati statistici evidenziano che soffre di meteorismo oltre il 15% degli italiani, con predominanza delle donne rispetto agli uomini.   Ma quali sono i sintomi del meteorismo? Il meteorismo è anche definito Timpanismo perché alla percussione con i polpastrelli delle dita la parete addominale produce un suono timpanico simile a quello di un tamburo ed i suoi sintomi più frequenti sono:  
  • Gonfiore diffuso a tutto l’addome, in particolare intorno e sotto l’ombelico
  • Disturbi della digestione
  • Sonnolenza e mal di testa dopo i pasti
  • Emissione di gas con eruttazione e flatulenza
  • Dolori addominali tipo colica Irregolarità intestinali, con tendenza alla diarrea oppure alla stitichezza
  Vuoi saperne di più sul Meteorismo? Leggi Piante officinali per meteorismo e tensioni addominali - Purificare l’Intestino e ritrovare Benessere
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Dolori addominali: problema di stitichezza? Malattie Leggi lo speciale stitichezza
La stitichezza, accompagnata da dolori addominali, può essere il sintomo collaterale di patologie per cui si possono rendere necessari anche interventi chirurgici. I dolori addominali quindi possono essere una spia o di :   A) malattie acute, che richiedono anche interventi chirurgici:  
  1. Se il dolore è improvviso ed intenso tipo colica con contrazione della parete intestinale accompagnato da nausea,febbre, stitichezza, inappetenza si può pensare ad APPENDICITE, all’infiammazione del peritoneo, membrana che avvolge la cavità pelvica ed addominale (PERITONITE).
     
  2. Se il dolore è intenso o di breve durata, l’addome è gonfio, senza rumori, compare il vomito e scariche liquide e gassose, può trattarsi di OCCLUSIONE INTESTINALE su cui si deve intervenire chirurgicamente
     
  3. Se i dolori addominali sono molto intensi ed interessano il quadrante centrale e superiore dell’addome si irradiano alle braccia ed al torace può trattarsi di un problema vascolare: ISCHEMIA INTESTINALE in cui la riduzione dell’afflusso di sangue all’intestino causa un’ostruzione ai grossi vasi addominali e si rende necessario l’intervento chirurgico.
     
  4. Un dolore improvviso nella parte centrale dell’addome a sinistra con tumefazione, vomito, febbre può indicare una dilatazione di un tratto della parete dell’aorta addominale per trauma o degenerazione ed anche in questo caso l'intervento è chirurgico (ANEURISMA).
  B) patologie croniche intestinali come:
 
  1. la colite ulcerosa,
  2. il colon irritabile,
  3. la diverticolosi,
  4. l’enterocolite acuta,
  5. il Morbo di Crohn
Come si può combattere la stitichezza e quali farmaci usare? MalattieLeggi lo speciale Stitichezza

Come si può combattere la stitichezza?
  1. Cercare di andare in bagno ogni giorno alla stessa ora Non trattenere lo stimolo per non prolungare la permanenza delle feci nel colon
  2. Consumare più frutta e verdura
  3. Aggiungere fibra liquida alla dieta
  4. Integrare la dieta con probiotici, in particolare quello che aiuta di più nella stipsi è l’acidofilus, meglio se ad alta concentrazione e se addizionato di inulina
  5. Non assumere lassativi se non in casi di vera necessità per evitare irritazioni intestinali, perdita di sali minerali e disidratazione
  Quali farmaci si possono usare per la stitichezza?
  Si utilizzano i lassativi, farmaci che agiscono sui sintomi e non sulle cause ma sono da usare occasionalmente poiché provocano irritazioni intestinali, perdita di sali minerali ed indeboliscono la mucosa dell’intestino, il che in determinati casi di uso protratto, può portare alla melanosi. Quest’ultima è una condizione che porta la mucosa ad una colorazione con macchie scure e ad indebolimento, con conseguente diminuzione della peristalsi, cioè quel movimento che fa progredire le feci nell’intestino e culmina con la stipsi. C’è quindi la possibilità di un effetto paradosso, ossia si prendono i lassativi per curare la stipsi, con il risultato di aumentarla. Praticamente, in caso di stipsi, è buona norma assumere costantemente fibra e probiotici. Tornando ai farmaci, questi sono di tipo diverso e con caratteristiche differenti e si distinguono in:  
  1. Irritanti: sono sostanze chimiche o vegetali che sollecitano la mucosa intestinale e favoriscono l’espulsione delle feci (cassia, senna, frangula e olio di ricino…). In particolare le supposte ed i microclismi di glicerina, molto utilizzati, agiscono come stimolante a livello rettale per modesta azione irritante.
     
  2. Lubrificanti: che lubrificando l’intestino facilitano l’evacua-zione (olio di vaselina).
     
  3. Osmotici: quelli salini come il Sale inglese, che trattengono i liquidi e determinano il rapido svuotamento dell’intestino o gli zuccheri che nel colon vengono trasformati dalla flora batte-rica in sostanze che richiamano acqua nell’intestino (lattu-losio).
     
  4. Di massa: a base di fibre che assorbono liquidi, aumentano il volume delle feci e stimolano la peristalsi (piantaggine e crusca).
Stipsi cronica e Stipsi occasionale MalattieLeggi gli speciali Colite e Stitichezza

Quali sono le conseguenze della stipsi cronica?

La stipsi può influire sullo stato generale e provocare diversi disturbi, causati anche da autointossicazione per l’assorbimento di sostanze, che dovrebbero invece essere eliminate.
  1. emorroidi e/o ragadi anali,
  2. disturbi del fegato,
  3. infiammazione della vescica, delle ovaie, delle tube e dell’appendice ileo-cecale (appendicite),
  4. aderenze intestinali (causati da interventi chirurgici addominali o da infezioni come la peritonite)
  5. intestino troppo lungo (dolico colon) o troppo dilatato (mega-colon).
  Quando si possono verificare episodi di stitichezza occasionale?
 
  1. In viaggio o in vacanza per cambiamento di clima,orari e abitudini alimentari
  2. Quando si introducono i liquidi in quantità insufficiente e si saltano i pasti.
  3. Dopo un’operazione
  4. In un periodo di stress
  5. In gravidanza
Asma Bronchiale, quando la causa è psicosomatica Malattie L’asma è una malattia respiratoria caratterizzata da una combinazione di broncospasmo, edema e ipersecrezione.   Il soggetto avverte una sensazione di forte costrizione e di soffocamento: le inspirazioni sono brevi, le espirazioni prolungate con sibili e rantoli.   Compare più frequentemente nelle ore notturne, costringendo il soggetto ad assumere posizioni poco comode per dormire.   L’asma è molto diffusa in età infantile: compisce il 10% dei bambini in Italia e solitamente insorge prima dei 4 anni di età.   Allergia, infezione ed emozione sono considerate alla base della situazione asmatica. È stata riscontrata una causa immunologica e genetica che predispone i soggetti alla patologia asmatica che si manifesta con un’iperattività bronchiale in cui si innesta il meccanismo scatenante allergico ed emozionale.   In alcune circostanze l’asma può essere la conseguenza di un malessere psicologico e il sintomo di una malattia psicosomatica.   Alcuni psicologi hanno sottolineato il ruolo della componente emozionale nell’esordio, nella terapia e nella prognosi dell’asma. È stata sostenuta anche l’importanza, come fattore predisponente, delle esperienze della prima infanzia e in particolare di una relazione ambivalente con la madre. L’iperprotettività, il condizionamento precoce all’autocontrollo, la soppressione di ogni manifestazione aggressiva sono tra le cause del disturbo psicosomatico.   Per altri psicologici, invece, l’asma può essere una risposta appresa e rinforzata: i soggetti che hanno sperimentato un primo attacco possono reagire, per un processo di condizionamento, in circostanze ambientali simili, anche in assenza dello stimolo originario. Ad esempio,se il timore di fondo è quello di soffocare, ogni situazione in cui il soggetto si senta anche solo psicologicamente oppresso, può rinforzare questo timore e provocare un attacco asmatico.   Il trattamento psicoterapeutico è efficace solo nei casi si asma psicogena (causata da fattori psicologici) e solo se si individua il conflitto psicologico di cui l’asma è il sintomo.   Dott.ssa Giorgia Penserini - Psicologa ............................................................................................................................................................ Vuoi saperne di più su prevenzione e cura dei disturbi? Leggi: Asma a lavoro - Cure alternative per l'asma dei bambini
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Candidosi e Fermenti Lattici Malattie Leggi lo speciale Fermenti Lattici   Abitualmente presente nell'organismo umano la "candida", lievito microscopico, è controllato nella sua proliferazione dai probiotici intestinali; quando per motivi diversi questi diminuiscono di numero, essa si moltiplica e può trasformarsi da lievito in fungo con ife. In tale situazione la candida può muoversi e penetrare anche nello strato delle mucose che rivestono le pareti dei diversi organi del corpo umano.   Nell'intestino, in particolare, venendo a mancare la tenuta della mucosa, le sostanze tossiche prodotte nella digestione e che dovrebbero essere espulse con le feci, possono passare nel sangue generando un'autointossicazione. L'infezione da candida può colpire altre mucose, quali:   - bocca (in forma di mughetto)    - pelle (piede d'atleta, tigna inguinale ed infezioni fungine delle dita)   - ascelle, inguine e nelle donne la zona sotto il seno.   L'infezione sistemica di candida si può manifestare con reazioni allergiche, diarrea, colite, malessere generale, lesioni della pelle e infezioni fungine che possono estendersi a varie parti del corpo.   In caso di proliferazione di candida ci si deve astenere dall'assumere antibiotici, farmaci immunosoppressori, cibi zuccherini, e dal fumare. Da subito è importante iniziare un'integrazione con probiotici (L. ACIDOPHYLUS, BIFIDOBACTERIUM e L. BULGARICUS) allo scopo di ripristinare nell'organismo una flora intestinale capace di contrastare lo sviluppo di candida. Sindrome Intestino Irritabile e Fermenti Lattici MalattieLeggi lo Speciale Stress Leggi lo speciale Fermenti Lattici   La sindrome dell'intestino irritabile, definita anche I.B.S. o colite spastica, è caratterizzata da un'alterata funzionalità dell'intestino legata a stress e ad ansia, e colpisce una parte considerevole della popolazione. I sintomi sono simili a quelli che accompagnano altre patologie quali il Crohn, la colite ulcerosa, l'intolleranza al lattosio, la diverticolite, le parossitosi intestinali, ecc.   Nel disturbo compaiono diarrea o stipsi o un'alternanza dei due disturbi, dolori addominali - in genere localizzati nella parte sinistra dell'addome - che possono durare da pochi minuti a diversi giorni, gonfiore e meteorismo. Per individuarla bisogna accertarsi dell'inesistenza di altri disturbi infiammatori, e per la diagnosi si utilizzano i criteri di Manning, che riguardano: l'alterazione del ritmo intestinale, la consistenza delle feci, gli episodi di dolori addominali, la presenza di muco nelle feci e la sensazione di gonfiore e di evacuazione incompleta. La terapia disponibile è costituita da antispastici e da antidiarroici, dieta adeguata e riposo fisico e mentale.   Durante un attacco si può assumere, in caso di dolore, un farmaco anticolinergico (es. Digerent, Debridat o Duspatal) che rilascia la muscolatura intestinale contratta.   Il principio attivo più adatto a fermare la diarrea è la LOPERAMIDE CLORIDRATO (Lopemid, Diarstop o Imodium), che risolve il disturbo in breve tempo, causando però secchezza e sonnolenza; bisogna quindi bere molto e non svolgere attività incompatibili con la sonnolenza.   Questa patologia si giova di una dieta che elimini:  
  1. cibi che producono gas come patate e melanzane 
  2. legumi come i fagioli 
  3. bevande toniche come tè, caffè, coca cola e cioccolato
  4. frutta cruda
  5. alcolici
  6. cibi fritti
  7. carne cruda e salse
  e inoltre risulta utile un'integrazione probiotica con L. ACIDOPHYLUS, L. BULGARICUS, BIFIDOBACTERIUM BIFIDUM. È importante assumere tutti i giorni 25 g di un preparato a base di fibra di guar per almeno tre mesi, escludere lassativi, ridurre l'impatto emotivo da stress.
Prevenzione Patologie Neoplastiche e Fermenti Lattici Malattie Leggi lo speciale Fermenti Lattici   Sull'utilità dei probiotici nella prevenzione di patologie neoplastiche sono necessarie ancora molte ricerche.   Pur in assenza di evidenze sperimentali dirette sull'uomo, la somministrazione di L. ACIDOPHILUS, di L. CASEI e di BIFIDOBACTERIUM ha in molti casi portato alla diminuzione di marker specifici.   Da numerosi studi emerge poi che i lattobacilli degradano nell'intestino sostanze mutagene e sostanze carcinogenetiche, prima che queste siano assorbite, ed inibiscono anche gli enzimi carcinogenici. Infezioni Vie Urinarie e Fermenti Lattici Malattie Leggi lo speciale Fermenti Lattici   I sintomi di tale patologia, molto comune, sono frequente minzione dolorosa, febbre, diarrea, vomito e la terapia di elezione è rappresentata dagli antibiotici. Spesso, a cura ultimata, l'infezione si ripresenta; in alcuni casi si ha anche proliferazione di lieviti a livello vaginale, per squilibrio della flora locale.   I germi responsabili delle infezioni delle vie urinarie provengono per contiguità e/o per via linfatica dal serbatoio intestinale (colon/retto) e sono:  
  1. Escherichia coli 
  2. Proteus mirabilis
  3. Enterococcus
  4. Klebsiella Pneumoniae
  Precauzioni igieniche, come una buona igiene locale, l'evitare bagni schiuma, scegliere biancheria intima in cotone, sono misure che, accompagnate da un piano di integrazione con probiotici, aiutano a risolvere il problema delle recidive. Il L. ACIDOPHILUS insieme con il L. RHAMNOSUS, per il fatto che aumentano l'acidità locale, contribuiscono a risolvere la patologia.
Infezioni Vaginali e probiotici Malattie Leggi gli speciali Perdite bianche e Fermenti Lattici   Diverse le cause che possono provocare l'infiammazione delle membrane che rivestono l'interno della vagina, dall'infezione batterica o fungina a squilibri ormonali, irritazioni per uso di prodotti deodoranti, scarsa igiene personale, etc.   Tale patologia si può manifestare con perdite vaginali anomale e maleodoranti, con prurito, dolore e bruciore.   Per molti ricercatori americani l'uso di ACIDOPHILUS, che aumenta l'acidità locale, contribuisce anche in questo caso a risolvere la patologia Artrite Reumatoide e Fermenti lattici Malattie Leggi lo speciale Fermenti Lattici   È una malattia infiammatoria cronica e progressiva delle articolazioni alla cui base c'è un'alterazione del sistema di difesa dell'organismo; le cause della malattia non sono state ancora chiarite, ma studi recenti ipotizzano che infezioni intestinali o allergeni danneggino la mucosa intestinale, aumentandone la permeabilità, con conseguente passaggio nel circolo sanguigno di sostanze che innescano il processo infiammatorio.   L'integrazione della dieta di pazienti affetti da artrite reumatoide con probiotici come il L. GG, il BIFIDOBACTERIUM, il L. PLANTARUM ed il L. BULGARICUS provocano in genere miglioramento del quadro clinico Fermenti lattici e Meteorismo Malattie Leggi lo speciale Fermenti Lattici   I gas intestinali normalmente prodotti nei processi digestivi, se in eccesso possono essere fonte di disturbi; quando questi fenomeni danno luogo a sintomi come sensazioni di tensione e di gonfiore addominali fino ad arrivare a dolori addominali, si parla di AEROFAGIA e di METEORISMO.   Il meteorismo può essere prevenuto con una dieta regolata che preveda la riduzione e/o l'eliminazione di alimenti che possono contribuire alla produzione di gas in particolare: · legumi, soia, cavoli, cipolle, broccoli, cavolfiore, prugne, mele,banane, ecc. · cereali integrali e farinacei · latticini e formaggi fermentati · cibi ad alto contenuto di grassi (ad es.: fritti, carni grasse, …) · dolcificanti artificiali (ad es.: sorbitolo, mannitolo, ... ) · bevande gassate · prodotti lievitati   Le terapia dipende dalle cause, si può intervenire con farmaci regolatori della funzione intestinale o di polveri dotate di poteri assorbenti (carbone vegetale, dimeticone o simeticone); anche il L. ACIDOPHYLUS, il L. CASEI e il L. GG assunti nelle dosi consigliate aiutano a ripristinare l'equilibrio fisiologico nell'intestino e possono contrastare il meteorismo.   Possono risultare altresì utili principi vegetali come il finocchio, l'anice, il cumino e il coriandolo. Fermenti Lattici e intestino Malattie Leggi lo Speciale Colite
Leggi lo speciale Fermenti Lattici   Il Morbo di Crohn e la Colite Ulcerosa sono due malattie caratterizzate da un processo infiammatorio di tratti dell'intestino, la cui causa rimane a tutt'oggi sconosciuta.   La differenza riguarda le modalità di distribuzione del processo infiammatorio nel tratto intestinale: nella colite ulcerosa, sono interessati solo il retto ed il colon; nel Crohn, invece, l'infiammazione si estende a tutto l'intestino. Diversa risulta poi la frequenza dei disturbi e delle complicanze.   Benchè le cause di tali patologie non siano note, alla loro base sembra comunque esservi un'anomala risposta di difesa dell'organismo ad aggressioni di vario genere (agenti infettivi, tossine e sostanze contenute nell'intestino), con conseguenti danni alle strutture dell'intero organismo.   Un procedimento di "riflorazione batterica" con L. ACIDOPHYLUS, L. BULGARICUS, L. CASEI, L. PLANTARUM, L. RHAMNOSUS, sembra determinare un miglioramento della situazione in entrambi i casi.
Fermenti lattici: diarrea Malattie Leggi lo speciale Fermenti Lattici
Il notevole interesse scientifico sui probiotici ha prodotto una vasta letteratura riguardo le potenzialità terapeutiche e preventive delle quattrocento diverse specie batteriche intestinali, considerate "amiche e buone". Per molti terapeuti, una via naturale per migliorare - anche solo in parte - diverse condizioni patologiche che ci affliggono è costituita dalla somministrazione di alcuni ceppi, appositamente selezionati ed inseriti in integratori disponibili in commercio. L'uso di probiotici, come ad es. L.acidophilus, è stato proposto anche per abbassare il livello di colesterolo nel sangue, ma ad oggi non vi sono evidenze tali che mostrino tale azione.   Recentemente si stanno diffondendo "alimenti funzionali" molto pubblicizzati per "abbassare il colesterolo". Si tratta di yogurt addizionati con STEROLI VEGETALI, sostanze largamente diffuse nel regno vegetale, che hanno un'azione ipocolesterolemizzante, anche se il loro meccanismo di azione non è stato del tutto chiarito.   Il dosaggio giornaliero dei fitosteroli non deve tuttavia superare i tre grammi, dato che una dose superiore non dà effetti aggiuntivi alla riduzione del colesterolo, mentre può interferire con l'assorbimento di vitamina A, vitamina E e licopene.   Si possono invece utilizzare i probiotici per le seguenti patologie:   Diarree Acute: per l’uso prolungato di antibiotici e/o per tossinfezioni   Disturbo caratterizzato da movimenti intestinali anomali per frequenza ed emissione di feci, che risultano sciolte ed acquose e sono spesso accompagnate da dolori addominali, febbre, nausea e vomito.   Può essere dovuta:   a) all’uso prolungato di antibiotici. Gli antibiotici oltre a distruggere i batteri causa dell'infezione, provocano anche un'alterazione della flora batterica intestinale. Quando si sta seguendo una terapia antibiotica si può manifestare diarrea con feci liquide, accompagnata da leggeri dolori addominali. In presenza di questi sintomi è consigliabile l'utilizzo di probiotici.   Sono quindi indicati :
  1. LACTOBACILLUS PLANTARUM, LACTOBACILLUS ACIDOPHYLUS,
  2. LACTOBACILLUS BULGARICUS, LACTOBACILLUS GG,
  3. STREPTOCOCCUS THERMOPHILUS, BIFIDOBACTERIUM BIFIDUM,
  4. SACCHAROMYCES BOULARDII, BACILLUS CLAUSII.
  Le diarree infettive acute sono poi tra le patologie più frequenti in età pediatrica ed il ROTAVIRUS ne rappresenta la causa più frequente. In questi casi l'uso di BIFIDOBACTERIUM ed di LACTOBACILLUS GG - anche in associazione con lo STREPTOCOCCUS THERMOPHILUS - riduce sia la diarrea, che i tempi dell'infezione. L'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia, infatti, in caso di diarrea infantile il consumo di alimenti funzionali, come i latti fermentati addizionati con microrganismi probiotici.   b) ad altri motivi, come:  
  1. intossicazioni (alcool, tabacco, mercurio, etc.);
  2. ipermotilit. intestinale;
  3. intolleranze alimentari;
  4. errori di alimentazione;
  5. brusche modifiche dell'alimentazione (es. diarrea del viaggiatore).
  Per l’ingestione di alimenti avariati o portatori di bacilli di natura diversa, l'organismo umano può essere colpito da infezioni intestinali che si manifestano con diarrea, spesso associata a febbre elevata, dolori addominali intensi e malessere generale. Sono più di 250 i tipi di batteri patogeni che possono causare una tossinfezione alimentare; per individuare il patogeno responsabile è necessario ricorrere a test di laboratorio.   Per definirne l’origine ci si può riferire al seguente schema:  
  1. se i sintomi durano da 3 a 7 giorni, il patogeno potrebbe essere della famiglia della SALMONELLA, per ingestione di alimenti contaminati (carne, pollame, uova)
  2. se con la diarrea compaiono anche nausea e vomito, il patogeno è probabilmente lo STAFILOCOCCO. La diarrea insorge da 1 a 6 ore dopo il pasto, dura meno di 12 ore e può essere provocata da latte, carne e pesce avariati; 3. qualora i dolori addominali siano localizzati nella parte alta della pancia, l'agente infettante può essere l'ESCHERICHIA COLI; i sintomi compaiono tra 6 e 48 ore dal pasto, durano da 3 a 5 giorni e le cause possono essere carne poco cotta, verdura cruda, ma anche acqua contaminata.
  A seconda della causa della diarrea, il medico interverrà con specifica terapia antibiotica; è importante reintegrare la perdita di liquidi e di flora intestinale dovuta alla diarrea.   Oltre al trattamento medico specifico si debbono utilizzare supplementi a base di probiotici, in quantità adeguata, per migliorare l'equilibrio microbico intestinale compromesso.
Fegato grasso? Il problema è intestinale MalattieLeggi lo speciale Fermenti Lattici

Il cosiddetto fegato grasso per i ricercatori dell'Università Cattolica di Roma potrebbe essere dovuto alla presenza di batteri intestinali. Se ti hanno diagnosticato la steatosi epatica (più comunemente detta fegato grasso) non stare a disperarti cercando di ricordare quante birre hai bevuto con gli amici.   L'alcool ha le sue responsabilità, ma non c’entra quasi nulla con questo problema. Per alcuni ricercatori la colpa è di alcuni batteri intestinali che passano tra una parete e l'altra dell'intestino quando le cellule che lo compongono non sono strette a sufficienza. Ciò comporta un accumulo di grasso nel fegato ostacolandone la funzionalità. Lo studio condotto dall'Istituto di Medicina Interna e geriatria dell'Università Cattolica di Roma, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Americana Hepatology, nasce in realtà da una ricerca precedente che metteva in relazione la flora intestinale e la steatosi epatica: per i ricercatori era altamente probabile che la causa fosse proprio lo stato della flora intestinale.   Utilizzando il "test del respiro", che si basa sull'assunzione di una bevanda a base di glucosio, i ricercatori hanno dimostrato che i pazienti affetti da steatosi epatica avevano le cellule intestinali scarsamente legate tra loro e dunque una considerevole permeabilità tra una parete e l'altra. Ma poiché non tutto il male solitamente vien per nuocere bisogna chiedersi: cosa fare dunque contro la steatosi?   Le dottoresse Bugianesi e Vanni dell'Università di Torino affermano che, in attesa che siano formulate nuove cure, un validissimo aiuto può venire dai probiotici e prebiotici, soprattutto quelli fatti in casa.   Maria Melania Barone ................................................................................................................................................................... Vuoi saperne di più sullo yogurt? Leggi: Anatomia dell'intestino - Probiotici: confermate le loro funzioni benefiche
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Quando la nostra Pancia si ribella MalattieLeggi lo speciale Stitichezza
Leggi lo speciale Fermenti LatticiLeggi lo Speciale Dieta per la Pancia

  Con “pancia” si intende non solo l'intestino ma anche il centro del nostro essere. Se siamo dispiaciuti o comunque non in armonia la pancia e lo stomaco sono i primi organi a dare l'allarme. Ma come?   Vediamo qui di capire un po' meglio i vari disturbi, quelli più comuni, da un punto di vista esclusivamente fisiologico, in un altro articolo sarà interessante invece parlare delle cause profonde che spesso vi sono all'origine.   I disturbi più “gettonati” sono la diarrea e la stitichezza. La prima per definirsi tale deve manifestarsi con più di 3 evacuazioni giornaliere di feci poco consistenti e in base alla sua durata si definisce acuta, che dura al massimo due settimane, o cronica, che può durare anche fino a quattro settimane. Solitamente la forma acuta è provocata da infezioni virali o batteriche ed in quest'ultimo caso è di solito prescritto l'antibiotico utilizzato anche in caso di diarrea del viaggiatore o per trattare una diarrea persistente (durata dalle due alle tre settimane) che si presenta in maniera cronica. Il pericolo maggiore di questo disturbo è la disidratazione, specialmente nei soggetti deboli come i bambini e i vecchi. Combattere la disidratazione è la priorità, oltre che portare in equilibrio la flora batterica tramite l'uso di probiotici e fermenti lattici vivi. Esistono poi farmaci antidiarroici a base soprattutto di loperamide, un oppiaceo che agisce sul rilascio di secrezioni e sulla motilità dell'intestino.   La stipsi, per converso, è il disturbo opposto cioè che si presenta, secondo una definizione internazionalmente accettata, con un numero di evacuazioni inferiori a tre alla settimana e con feci secche e sempre abbastanza scarse. Per diagnosticare questa condizione però sono necessari altri parametri di solito come ad esempio valutare se nell'arco di tre mesi sono presenti altri segnali: notevole sforzo e aspetto delle feci piccole e/o dure almeno una volta su quattro.   È chiaro che questo è il disturbo psicosomatico per eccellenza, tranne nel caso in cui vi sia presenza di una patologia manifesta nell'intestino. La stipsi poi ha origine spessissimo da uno sbagliato stile di vita: sedentarietà, scarsità di fibre nella dieta e il trattenere lo stimolo a defecare. Quest'ultimo è un problema di moltissime persone che trovandosi fuori casa oppure per la fretta non danno spazio allo stimolo naturale, che ricordiamo è maggiore al risveglio e dopo i pasti. Quindi la prima soluzione al problema è quello di intervenire sulle proprie abitudini cercando di modificarle. Quando questi accorgimenti non funzionano il medico ricorre ai lassativi per iniziare da quelli più blandi fino ad arrivare a quelli più drastici, le antiche purghe. Il loro uso sistematico è assolutamente sconsigliato perché danneggia le pareti intestinali ed anche crea dipendenza psicologica, assai pericolosa per la naturalità del vivere.   Un altro disturbo molto diffuso (interessa circa il 40% della popolazione) è la dispepsia che consiste nel rallentamento delle funzioni digestive. Il sintomo più caratterizzante è il senso di pesantezza e gonfiore a livello di stomaco e di duodeno (intestino tenue) accompagnato sovente da sonnolenza, astenia e senso di malessere generale. A volte, ma è raro, si presenta anche con nausea e vomito.   Inoltre la flatulenza, l'eccessiva presenza di gas nell'intestino o frequenti eruttazioni possono essere segnali per questo disturbo. Per trattare il disturbo si può intervenire con prodotti antiacido a base di allumino o di magnesio, quest'ultimo ha anche un effetto blandamente lassativo. Poi esistono prodotti che favoriscono lo svuotamento gastrico, i cosiddetti procinetici di cui il più noto è il domperidone. Per trattare invece il dolore nelle situazioni simili a quelle ulcerose esistono farmaci specifici, prescritti esclusivamente dal medico, a base di cimetidina, famotidina o lansoprazolo ecc.   Vuoi saperne di più sulla pancia? Leggi La dieta per l’imbarazzante e problematico gonfiore addominale - Pancia sgonfia con lo yogurt
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Reflusso gastrico? Fai attenzione Malattie Il reflusso gastrico esofageo è un reflusso di acidi che risalgono l'esofago provocando bruciore.   Generalmente è sottovalutato, questo disturbo può arrivare anche a forme più complesse e fastidiose. É meglio dunque intervenire con le terapie più accreditate. Ma quali sono?   Recenti statistiche dimostrano che solo un paziente su due si rivolge al medico per la diagnosi e la terapia del reflusso gastrico esofageo.   Un disturbo che interessa il 10-20% della popolazione occidentale ma che tuttavia potrebbe essere più che raddoppiato data la grandissima superficialità con cui viene affrontato. C'è addirittura chi usa come rimedio istantaneo un bicchiere di acqua con bicarbonato, andando così a bloccare il bruciore provocato dagli acidi che risalgono l'esofago! Il problema è che altera il PH delle urine.   Il disturbo del reflusso gastrico esofageo (MRGE) potrebbe diventare più serio se non si seguono le terapie adeguate. Alcuni casi ignorati infatti hanno scatenato complicazioni come l'esofago di Barret e l'esofagite. Questo accade perché le persone corrono dal medico solo quando si crea un problema alla mucosa dell'esofago con fastidio costante e ripetuto.   È importante dire che ogni persona affetta da questo disturbo ha una storia a sé, in quanto il reflusso gastrico esofageo può evolvere in forme più complesse e per questo bisogna recarsi da uno specialista per ricevere una diagnosi ed una terapia personalizzata. Tuttavia ogni stadio di questo disturbo è collegato all'altro e dunque non bisogna sottovalutare nemmeno le forme lievi.   Ma quali sono le terapie più accreditate? Per i medici l'esomeprazolo è una delle terapie migliori in quanto mantiene il ph gastrico sopra il valore 4 ed aiuta a guarire le lesioni che il reflusso provoca.   Maria Melania Barone   Vuoi saperne di più sul reflusso gastrico esofageo? Abiti stretti e sexy: a rischio la salute - Alitosi e rimedi naturali
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Incubo insonnia: un aiuto dalla Natura! MalattieLeggi lo Speciale Stress Notti insonni da incubo. La sera si va a letto e non si riesce a chiudere occhio. Non ci sono abbastanza pecorelle da contare o libri noiosissimi da leggere. Il più delle volte si trova un po’ di riposo con le prime luci dell’alba e la mattina andare a lavorare diventa ancora più faticoso: zero energie e soprattutto zero concentrazione.   Ma quali sono i principali motivi che impediscono di dormire?
  Il dolore cronico. Mal di testa, mal di schiena, dolori articolari. Oltre 15 milioni di italiani convivono con questo disturbo che diventa ancora più fastidioso proprio la sera, interferendo con il sonno. Come si può ridurre? Secondo un recente studio del National Sun Yat-Sen University di Taiwan la soluzione potrebbe arrivare da una sostanza estratta da un corallo che sembra essere in grado di contrastare il dolore neuropatico. Si chiama Capnellene e deriva dal corallo Capnella imbricata.   Ansia e stress. L’insonnia può essere un sintomo della depressione e ovviamente degli stati d’ansia, molto diversa da quella che si manifesta a causa dello stress, che può dipendere da problemi di lavoro, di coppia o di soldi. In questo caso, la mente è iperattiva e fatica a riposare. Ricorrere a tecniche di rilassamento può essere utile. Per esempio, si ottengono buoni risultati sfruttando “i lucchetti energetici di sicurezza" utilizzati nell'arte del jin shin jyutsu. Uno si trova proprio sulla testa. Per attivarlo bisogna premere con indice e anulare la rientranza al centro della base del cranio per alcuni minuti. La sensazione di benessere sarà immediata.   Apnee notturne e russare. È un problema soprattutto maschile, colpisce infatti il 30% degli uomini tra i 45 e i 55 anni. Andare in apnea durante la notte, oltre a essere pericoloso perché si può morire soffocati, disturba moltissimo il sonno. Il rimedio più efficace è l’agopuntura, se però vi svegliate nella notte e non sapete cosa fare o volete trovare un rimedio più semplice, potreste utilizzare la tecnica della pompetta. Sciogliete un cucchiaio di sale da cucina in acqua tiepida e con una pompetta da naso inumidite le mucose prima di andare a letto.   Jet lag. È un disturbo tipico di chi viaggia. Il fuso orario entra in conflitto con l’orologio del corpo che fatica ad abituarsi a un ciclo veglia-sonno diverso dal solito. La prima cosa da fare è cercare di dormire il meno possibile durante il “nuovo giorno”. Bisogna sforzarsi. Secondo uno studio dei ricercatori dell’Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa) è d’aiuto anche saltare i pasti. Infatti, nel nostro corpo esistono due orologi, uno è quello dei ritmi circadiani, l’altro quello dei pasti. Gli esperti sono convinti, che siano strettamente legati e che cambiare l’orario di pranzo e cena sconfigge i disturbi legati al jet leg.   Il lavoro a turni. Purtroppo avere un lavoro che si basa sui turni può mettere a dura prova la capacità di riposare. Le persone con questo tipo di attività, secondo una ricerca della Universidad de Buenos Aires, hanno bassi livelli di serotonina, un ormone che aiuta a regolare il sonno. Per aiutare il riposo, bisogna fare attenzione alla dieta. Evitare di mangiare fuori pasto, magari la sera tardi, e a cena preferire cibi ricchi di triptofano, un aminoacido in grado di alzare i livelli di serotonina e di melatonina, uno pseudo-ormone che sembra modulare i ritmi sonno-veglia.   Cambiamenti ormonali. Sono uno dei principali problemi delle donne: tra menopausa, mestruazioni e gravidanza, le signore spesso devono fare i conti con degli sbalzi ormonali che vanno anche a interferire con il riposo. Secondo la National Sleep Foundation, circa il 40% delle donne in pre menopausa dormono male. Per regolare il sonno si può prendere la melatonina, sostanza secreta dalla ghiandola pineale del cervello, che regola i ritmi "sonno-veglia", prodotta sotto lo stimolo del buio, raggiunge il picco tra l’una e le tre di notte. È molto utile anche un bagno rilassante a base di oli essenziali (lavanda e geranio) e un cucchiaio di miele.   ...................................................................................................................
Vuoi saperne di più sul sonno? Leggi: Combattere l'insonnia con la giusta alimentazione - Come risolvere il problema dell'insonnia
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Cistite: come combatterla MalattieLeggi gli speciali Cistite ed Estrogeni

La cistite è un problema che colpisce moltissime donne. La prima volta il dolore è vissuto con grande intensità e se non ci si cura adeguatamente si può andare in contro ad una cistite cronica. Ma quali sono le cause e come si può combattere la cistite?   Innanzitutto non curarti da sola. Solitamente sono le cure fai da te che possono rendere le cistiti croniche. Ma tra le cause vediamo anche l'alimentazione, come alcune spezie, il pepe, il peperoncino ed anche il sale. Alcune cistiti inoltre possono essere causate da infiltrazioni di batteri dovuti a rapporti sessuali non protetti oppure a infiltrazioni di batteri del nostro intestino. Ci sono casi di cronicità infine, in cui pur facendo le analisi delle urine non emerge presenza di batteri. In questi casi infatti le ragioni possono essere dovute ad infiammazioni dell'apparato urinario e bisogna andare da un urologo.   Ma le cause da non sottovalutare sono tre. Quella ormonale, ad esempio quando c'è un deficit di estrogeni possono aumentare gli episodi di cistite, come in gravidanza o allattamento. In questo senso anche le donne che hanno un ciclo irregolare possono essere le "vittime predilette" della cistite. Fisica: se l'ultimo tratto dell'uretra è più stretto il ristagno delle urine può favorire la cistite. Anche il papilloma può essere una causa molto diffusa e per questo bisogna fare il test specifico.   Ci sono donne che hanno degli attacchi molto acuti ed improvvisi addirittura già allo stato emorragico. Il Mannosio è stato oggetto dei recenti studi ed ha dimostrato la sua efficacia. Non bisogna però assumerlo senza consiglio medico e soprattutto non bisogna farne un abuso, non tutte le persone infatti possono assumere il mannosio.   In generale la regola è quella di non improvvisarsi medici: il rischio è di compromettere la funzionalità dei reni. Ma prima di prendersi simili fastidi dobbiamo fare attenzione ad alcuni comportamenti: innanzitutto bere e urinare molto per non causare un ristagno di liquidi. Fare movimento e lavarsi spesso per non favorire la penetrazione di batteri dall'esterno ed infine mangiare molto mirtillo rosso e bere tisane: olio essenziale di chiodi di garofano, timo, uva ursina e cannella sono particolarmente efficaci contro la cistite!   Maria Melania Barone   ................................................................................................................................................................ Vuoi saperne di più su Malattie e Distrurbi? Leggi  Cistite: riconoscerla e curarla Combattere la stitichezza Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Prolasso genitale dopo il Parto Malattie Molte donne che hanno vissuto un parto naturale possono andare incontro ad un problema spesso inconfessato: il prolasso genitale. I primi effetti si notano a letto ma si può verificare anche incontinenza.
Anche tu hai questi problemi ma non hai il coraggio di confessarli? Non sei l'unica! In Italia infatti il 30% delle donne soffre di questo problema dovuto prevalentemente a traumi durante il parto naturale.   Il 50% delle donne che vive un parto naturale presenta dopo i 50 anni problemi di incontinenza o di prolasso, ma solitamente preferisce non dirlo nemmeno al ginecologo in quanto il motivo di maggiore insoddisfazione è legato ai rapporti sessuali. Il piacere sessuale infatti è quasi sempre assente ed il rapporto è accompagnato da dolore molto profondo.   Come è possibile risolvere il problema?
  I medici raccomandano innanzitutto prevenzione. Durante la gravidanza infatti sarebbe bene fare degli esercizi di contrazione e rilascio dei muscoli della vagina. Questi esercizi aiutano a tonificare l'organo i cui tessuti sono spesso molto fragili. Durante la gravidanza il peso dell'utero sui genitali è forte, ma con gli esercizi adeguati si riuscirà anche a facilitare il parto. Gli esercizi andrebbero effettuati spesso anche dopo il parto perché è proprio in quei giorni che la vagina ha bisogno di acquistare vigore e tono.   Ma cosa fare se il prolasso è già avvenuto?
  La soluzione è indubbiamente chirurgica e le donne lo sanno. Questo è anche uno dei motivi per cui il disagio viene nascosto. C'è anche chi teme l'asportazione dell'utero con relativi disturbi secondari. Oggi però le tecniche chirurgiche sono all'avanguardia. Unire i tessuti è un metodo che si è mostrato inefficace in quanto sono tutti i tessuti vaginali ad essere fragili. Dunque si era pensato di inserire anche delle reti ma in questo modo aumentavano gli effetti collaterali, come il rigetto. Si è riusciti ad ideare dunque delle tecniche di sospensione dei tessuti dove le parti vaginali ed uterine venivano sospese tramite un legamento: una sorta di lifting della vagina che ha consentito dunque la risoluzione del problema ed una lunga tenuta, utilizzando una quantità minima di materiale sintetico o biocompatibile.   Il prolasso vaginale diventa a lungo andare sempre più invalidante. Dinanzi a questi passi avanti della chirurgia, non tenere nascosto questo disturbo e cerca di prevenirlo: ti sarà sicuramente utile per vivere meglio negli anni futuri!   Maria Melania Barone ............................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sulla gravidanza? leggi: Depressione post parto in aumento - Le regole alimentari per chi allatta
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Cefalea: ecco come reagire Malattie Leggi lo Speciale EmicraniaLeggi lo Speciale: Anno Nuovo 2011

Hai mai avuto una cefalea? Un centro studi propone dei metodi interessanti per contrastare la cefalea, soprattutto quel tipo di cefalea che viene come effetto collaterale dovuto all'assunzione di farmaci. Il mal di testa è forse il disturbo più diffuso al mondo. Fra le cause che possono provocare il mal di testa ne annoveriamo decine: mal di denti, disequilibrio corporeo, stile di vita, carenza di elementi nutritivi ed anche l'assunzione di farmaci.   Se c'è qualcuno che non ha mai avuto mal di testa nella vita "scagli la prima pietra"! Purtroppo non è semplice individuare la causa ma è possibile dividere il mal di testa in due tipologie principali: emicrania e cefalea. La cefalea a sua volta può essere primaria quando concerne patologie specifiche e secondaria quando è l'effetto di una causa principale.   La cefalea di rimbalzo appartiene proprio a questo secondo gruppo in quanto è un tipo di mal di testa che coinvolge tutto il cranio e si verifica come effetto collaterale dovuto ad assunzione di farmaci. Tra i farmaci che provocano la "cefalea di rimbalzo" notiamo principalmente gli analgesici, gli antidolorifici ed i triptani. Non è un caso che questo disturbo sia diffusissimo tra i giocatori e gli sportivi spesso vittime di infortuni.   L'American Academy of Family Physicians suggerisce alcuni metodi per prevenire questo disturbo. Bisogna innanzi tutto rispettare le indicazioni terapeutiche e dunque non fare un abuso di farmaci. Assumerli correttamente secondo gli orari indicati dal medico. Durante l'assunzione di questi farmaci inoltre, dobbiamo evitare la caffeina perché peggiora proprio il mal di testa! Bisogna fornire al corpo il giusto apporto di vitamine e sali minerali seguendo una dieta equilibrata e ricca di fibre. Non dobbiamo sottovalutare lo stile di vita.   Può essere utile cercare anche di regolare il sonno andando a letto e rialzandosi alla stessa ora ogni giorno. Prima o poi ne farai un'abitudine e ti sembrerà molto più semplice! Infine tieni a bada lo stress che può divorare le nostre forze e le nostre giornate come una belva feroce: appena senti che sta per svegliarsi, bevi una tisana rilassante e concediti del tempo per te. Ultimo consiglio: prova a usare il Partenio, si tratta di una pianta reperibile nelle erboristerie indicata per ogni tipo di cefalea!   Maria Melania Barone .................................................................................................................................................................. Vuoi saperne di più sul mal di testa? Cefalea emicrania - Soffire di emicrania Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie
Asma a lavoro MalattieLeggi lo Speciale Stress Sembra assurdo ma è così! Un recente studio ha individuato una ragione fino ad ora impensabile per lo sviluppo di asma: il lavoro. Stress psicologico e presenza di alcune sostanze possono incidere fortemente nello sviluppo di questo fastidio!   Il troppo lavoro può causare asma e malattie respiratorie, sia per lo stress psicologico sia per la presenza di alcuni materiali in ufficio. Alcuni ricercatori spagnoli infatti hanno rilevato che, anche se il lavoro si svolge al chiuso di una stanza, possono essere presenti delle vernici isolanti o altro materiale in grado di causare asma.   Spesso l'attacco di asma si mischia, in alcuni soggetti, all'attacco di panico come se le due cose fossero in simbiosi. Secondo le stime il 15% dei malati di asma trova la sua causa nella cattiva reazione alle sostanze presenti nell'ambiente lavorativo.   Ma come riconoscere l'asma da lavoro? I sintomi più comuni sono tosse, rinite, infiammazione della struttura respiratoria nasale e, nel corso dell’attacco grave si registra un notevole aumento del battito cardiaco, sibili diffusi. L’asma professionale può portare a complicanze come la cosiddetta fibrosi interstiziale, all’insufficienza respiratoria, alla cronica brevità del respiro.
Un fastidio che può complicarsi dunque: ma se la causa fosse lo stress? É bene indagare fino in fondo, soprattutto dopo che un ragazzo di 18 anni ha dato lo spunto per una ricerca tutta italiana condotta da Gennaro D'Amato. Il ragazzo notava un aumento degli attacchi d'asma quando entrava in un social network (come Facebook). Da questo studio ne è emerso che anche lo stress psicologico nella relazione con altre persone potrebbe acuirne i sintomi. Una situazione che potrebbe benissimo presentarsi in ambiente lavorativo.
Ma cosa centra lo stress con i social network? Laddove la risposta dell'altro non è immediata e non si riescono ad intuire le posizioni e la disponibilità dell'altro tramite il body language o il tono della voce, aumenta l'ansia che potrebbe complicare delle malattie preesistenti. Nello specifico il ragazzo aveva notato che la sua ex ragazza l'aveva cancellato dalla sua lista di amici e questo ha cominciato a provocargli attacchi d'asma! Lo studio è stato poi pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet.   Maria Melania Barone ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più sulla prevenzione dei piccoli disturbi? Leggi  Benessere psicofisico davanti al computer - Tunnel carpale: cos'è e come si cura
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Scompenso Cardiaco: Novità dalla Ricerca Malattie Anche tu soffri di scompenso cardiaco? Non sei l'unica persona a quanto pare. Si tratta di un disturbo che affligge gran parte della popolazione mondiale e che è in grado di modificare stile di vita e e abitudini di chiunque. Ma nuove speranze arrivano da uno studio presentato a Stoccolma durante il Congresso Europeo di Cardiologia: lo studio si chiama SHIFT ed è stato pubblicato anche dalla rivista LANCET. Dona nuove speranze al mondo della ricerca grazie alla molecola "ivabrandina" che è riuscita a ridurre i decessi e ricoveri dovuti a scompenso cardiaco.   Non è certo un metodo risolutivo e ci vorranno molti altri studi per puntualizzare questa ricerca, ma già il 25% dei risultati positivi aiuta a sperare. Roberto Ferrari, Presidente della Società europea di Cardiologia afferma che i risultati ottenuti sono davvero soddisfacenti.   Questa sostanza è una sostanza antischemica usata già in pazienti con angina pectoris o pazienti con problemi coronarici. Agisce diminuendo la frequenza cardiaca, un problema poco conosciuto ma che causa i medesimi danni di ipercolesterolemia, ipertensione, fumo e sovrappeso. L'ivabrandina permette anche una migliore ossigenazione del cuore quando si trova sotto sforzo.   Lo scompenso cardiaco invece, impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e dunque la circolazione del sangue è insufficiente. La causa più comune è l'infarto, ma anche un'ipertensione latente. La ricerca è unica nel suo genere in quanto ha coinvolto 6500 pazienti in 37 paesi diversi nel mondo. Questa molecola è stata in grado di ridurre battiti cardiaci nei pazienti sottoposti a sperimentazione.   Ovviamente un pò di prevenzione fai da te, possiamo farla tutti: basta dedicarsi almeno 30-50 minuti al giorno a fare sport. Lo sport aumenterà i battiti cardiaci in quel frangente, ma li diminuirà durante la giornata. I battiti sono importanti e vanno misurati ogni mattina: importante è averli tra i 60 e i 70. In caso di battiti superiori a 70 sicuramente bisogna fare qualcosa e se la situazione è grave allora basterà ricorrere all'ivabrandina.   Maria Melania Barone ....................................................................................................................................................

Vuoi saperne di più sulla salute del cuore? Leggi:  Come viene rilevato l'infarto? - Dormire almeno 7 ore fa bene al cuore

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Dolore Cervicale: Cause e Rimedi MalattieLeggi lo Speciale Cervicale Sintomi e Cure

Il collo è il punto del nostro corpo dove avvengono una quantità di scambi , è un ponte che collega la testa col resto del corpo e senza questo non potrebbero esistere ne l’una ne l’altro.   Qui vengono scaricate tutte le nostre tensioni: se ci rifletti per un attimo quando ti arrabbi, discuti, ti spaventi ….. il collo è la prima parte che cominci a sentire dolente, e quando arriva il primo freddo è la parte da coprire immediatamente per non incorrere in colpi d’aria che creano torcicollo e infiammazioni di vario genere come appunto la cervicale.   Dal punto di vista emotivo la cervicale si infiamma se si vive perennemente contratti, in attesa che accada qualcosa, sempre allerta. Alla lunga questo comportamento crea stati ansiosi con uno squilibrio del sistema neurovegetativo che si manifesta poi con dolori, tachicardia e infiammazioni muscolari.   Di pari passo al dolore cervicale troviamo anche il manifestarsi di mal di testa muscolo tensivo, causato proprio dallo sforzo prolungato di mantenere sempre lo stato vigile e di attenzione.   La cervicale non si infiamma solo per il sostegno meccanico alla testa, ma anche per i pensieri e l’attività mentale: quando rimugini troppo senza mai staccare la spina, per esempio.   Quando ci si trova in uno stato di rigidità il collo perde la sua naturale funzione di morbido movimento e ci si ritrova come se a sostenere la testa ci sia un ferro! Sai qual è il significato psicosomatico di questa rigidità? La difficoltà a mettere in relazione tra loro pensieri ed emozioni!   Cambiare stile di vita, lasciare da parte per un po’ le regole che fanno parte della nostra quotidianità aiuta a ritrovare la flessibilità persa a livello del collo e a ridurre così i dolori che provoca la cervicale. Inoltre riduci la lista degli impegni, impara a delegare qualche compito e farti sostenere quando necessario da chi ti sta vicino. Svuota la mente con attività meditativa, yoga o uno sport che ti permetta di staccare la spina.   La sera, quando torni a casa, concediti una doccia tiepida e dirigi il getto dell’acqua calda prima sulla testa e poi falla scorrere per qualche minuto sul collo e le spalle. Ricorda che l’acqua porta via tutte le emozioni negative e la pesantezza di una giornata di lavoro. Al termine della doccia massaggia collo e spalle con dell’olio all’ arnica per sfiammare la muscolatura contratta.   In caso di dolore intenso ed improvviso assumi estratto secco di Artiglio del diavolo per lenire l’infiammazione e sbloccare la zona cervicale. Utilizzo per un mese. Aggiungi Melissa in tintura madre prima di andare a letto per lavorare sullo stress dovuto alle tensioni accumulate durante la giornata, che creano anche stati ansiosi e pesantezza a carico di testa, spalle e schiena.   Ricorda anche di non assumere cibi che acidificano il ph dell’organismo e peggiorerebbero l’infiammazione!   Silvia Terracciano - Naturopata   ...................................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più sul dolore cervicale? Dolore Cervicale: consigli per prevenirloIl mal di schiena   Articoli correlati per keywords: Salute - Malattie
Raffreddore: curati con i Rimedi naturali MalattieLeggi lo Speciale Stress Come hai potuto sentire, in questi giorni la temperatura è scesa velocemente, per poi risalire qualche ora nell’arco della giornata e ritornare fresca verso sera. Questi sbalzi repentini stanno mettendo a dura prova il nostro sistema immunitario e, se sei già debilitato, vieni aggredito e indebolito ancor più facilmente.   Il disturbo più frequente in questa stagione è il raffreddore, che può essere causato da virus, intossicazione dell’organismo ma anche da uno stile di vita frenetico in cui non ci si prende troppa cura di sé, trascurando i piccoli segnali che il corpo ci invia. Senza dimenticare le carenze nutrizionali e gli alti livelli di stress.   Lo stress abbassa il livello di resistenza dell’organismo rendendolo più vulnerabile. I sintomi del raffreddore sono rinorrea, starnuti, congestione nasale, tosse, mal di gola, spossatezza, inappetenza, in alcuni casi qualche linea di febbre soprattutto nei bambini. Fronteggia i disturbi consumando cibi leggeri come verdure cotte al vapore, zuppe, brodo, infusi a base di erbe. Zuppa di miso con zenzero è altrettanto ottima contro il raffreddore.   Se non hai fame non mangiare, anche il digiuno serve all’organismo per eliminare le tossine. Evita l’assunzione di latte e latticini che stimolano la produzione di muco e peggiorano la situazione. Mantieni l’idratazione corporea bevendo molta acqua, tisane e infusi da preferirsi senza aggiunta di zuccheri. Un bel bicchiere di acqua calda con limone e cannella e un po’ di miele manuka è ottimo, se bevuto ogni due ore circa calma i fastidi alla gola e previene l’accumulo di muco.   Assumi la tintura madre di Echinacea come antivirale, aggiungi della Vitamina C per rinforzare le difese dell’organismo. Ottimo anche lo Zinco per stimolare il sistema immunitario e uno spray con zinco e propoli per disinfettare la gola, o in forma di pastiglia da sciogliere in bocca.   Lo zenzero oltre che nella zuppa lo trovi anche in pastiglie o per fare l’infuso da bere più volte al giorno. Aiuta nel mal di gola e nei colpi di freddo. Se invece non ti sei ancora ammalata di raffreddore corri ai ripari col rimedi in tintura madre di Astragalo, ottimo per prevenire il raffreddore.   Un pediluvio caldo la sera con sale grosso e qualche goccia di olio essenziale di lavanda, eucalipto e tea tree aiuta a stimolare la circolazione e ridurre le congestioni, rilassa e combatte i virus. Con questi semplici consigli puoi fronteggiare il raffreddore in maniera naturale e rinforzare il sistema immunitario. Dormire e riposare molto aiuta a rigenerare l’organismo!   Silvia Terracciano - Naturopata   ................................................................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su influenza e raffreddore? Influenza e raffreddore addio grazie ai rimedi naturali - Allergia o influenza? distinguere i sintomi   Articoli correlati per keywords: Salute -Malattie
Tunnel carpale infiammato? Colpa del troppo sesso Malattie Tunnel carpale infiammato? Colpa del troppo sesso. Ti è mai capitato di avere un dolore ai tendini delle mani e soprattutto nella zone che collega il pollice al polso? Quella è la sindrome del tunnel carpale che comunemente è causata dall'uso di computers e cellulari. Ma attenzione! Secondo gli studiosi potresti averla presa anche con l'amore!   ............................................................................................................................................................     Secondo un recente studio non è solo il computer a causare il tunnel carpale, un disturbo che colpisce circa una persona su 20. Una recente indagine ha evidenziato che la sindrome del tunnel carpale non colpisce soltanto coloro che sono impegnati molte ore al computer o al lavoro come si pensa abitualmente.   Per il Dottor John Zenian, che ha pubblicato un articolo sul Jurnal of Medical Hypotheses, a generare questo disturbo non sono i lavori ripetitivi e di precisione, ma il sesso! Inoltre la percentuale aumenta se viene associata a problemi di peso, gravidanza, terapie ormonali (come la pillola), età e, sorprendentemente, anche lo stato civile. Infatti la sindrome sembra prediligere i single o, più in generale, le persone libere.   Ma perché proprio il sesso?   La causa è la distensione e l'irrigidimento continuo dei nervi, soprattutto delle mani. Infatti l'uomo, durante l'atto sessuale, si trova spesso sorretto dalle proprie braccia in posizione distesa forzando sul polso che ha una posizione innaturale. A questo punto possiamo ben immaginare come una vita sessuale molto attiva può predisporre a queste infiammazioni dolorose dei nervi. Tanto più se pensiamo che le tempeste ormonali causate dalla giovane età o da cure ormonali possono incidere molto sul desiderio sessuale di una persona.   I ricercatori hanno anche notato che c'è differenza tra persone che non hanno una vita sessuale attiva ma hanno frequenti problemi di infiammazione del tunnel carpale e coloro che hanno una vita sessuale attiva. Infatti mentre nel primo gruppo l'infiammazione riguarda una sola mano, nel secondo gruppo l'infiammazione riguarda entrambe le mani. La bilateralità dunque, sembra essere un "fattore spia" di un tunnel carpale generato non dal troppo lavoro, ma da una vita amorosa molto intensa.   Maria Melania Barone   ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più sulla prevenzione dei piccoli disturbi? Leggi  Benessere psicofisico davanti al computer - Mal di schiena   Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie Emicrania e rischio Ictus anche nei Giovani MalattieLeggi lo Speciale IctusLeggi lo Speciale EmicraniaLeggi lo Speciale Diabete mellito Secondo un recente studio il mal di testa è dovuto allo stress fisico causato da uno stile di vita poco adeguato. Il mal di testa può essere inteso come una vera e propria spia del nostro corpo, come un messaggio da interpretare ...................................................................................................................   Un'indagine pubblicata recentemente sulla rivista Neurology ha evidenziato come i giovanissimi soffrano di emicranie e cefalee. Poiché si tratta di adolescenti, è difficile associare il mal di testa a patologie vere e proprie. Tuttavia è sbagliato ignorare questi disturbi perché l' obesità, in aumento anche tra i più piccoli, è spesso associata a ipercolesterolemia e diabete possibile anche in giovane età aumentando il rischio cardiovascolare.   Dunque la causa del mal di testa spesso risiede nel cattivo stile di vita. L'alcool, l'alimentazione sregolata, il fumo, il sovrappeso, la sedentarietà e, non ultimo, i disturbi del sonno.   I ricercatori americani dell'Università di Cincinnati che han condotto la ricerca sostengono che sono soprattutto l'alimentazione e il fumo la causa principale. La nicotina infatti agisce da vasodilatatore favorendo i disturbi come emicrania e cefalea.   Questi disturbi sono sotto l'occhio di studiosi da moltissimi anni. Non a caso di recente è stato sottolineato, dopo anni di indagine, quanto il mal di testa sia associato all'ictus. L'ictus infatti, non è un problema che si presenta solo in vecchiaia: può manifestarsi sotto forma di avvisi come piccoli disturbi in soggetti giovani o in età matura.   Quei piccoli fastidi infatti sono S.O.S. che il nostro corpo ci invia e non bisogna sottovalutarli. Il sintomo più frequente è soprattutto la cefalea cronica associata a formicolii della zona facciale, dolori ai nervi nella zona del cranio e alterazioni visive con scintillii improvvisi chiamati scotomi.   Questi sono per gli studiosi i sintomi che annunciano l'ictus anche quando si tratta di soggetti di età inferiore ai 45 anni. Se i formicolii o i dolori avvengono soprattutto nella zona più interessata dall'emicrania allora il rischio aumenta. Con questi presupposti diventa importantissimo abbandonare la vita sedentaria per vincere problemi di diabete di obesità e, conseguentemente, regolare l'alimentazione riducendo il rischio cardiovascolare.   Maria Melania Barone   ...................................................................................................................   Vuoi saperne di più sul mal di testa?  Cefalea emicrania - Soffire di emicrania   Articoli correlati per keyword: Salute - Malattie Insonnia: Cause e Rimedi MalattieLeggi lo Speciale Diabete mellito L' insonnia ormai è diventato un vero e proprio male sociale, uno dei disturbi più diffusi al mondo. È interessante notare che l'insonnia è frequente nelle persone abitudinarie e che praticano poca attività fisica: ecco come combatterla  ...................................................................................................................   I disturbi del sonno colpiscono circa il 20% degli italiani, soprattutto di sesso femminile o persone anziane. Il disturbo più frequente in assoluto è proprio l'insonnia. Può derivare da cattive posizioni assunte durante il sonno oppure perché si dorme poco e male.   Solitamente però ci sono casi in cui ci si sveglia spesso per andare ad urinare. Se il disturbo è dovuto a questa esigenza bisogna affidarsi ad uno specialista poiché è possibile riscontrare problemi legati alla pressione o al diabete. Dormire bene, infatti, è importante per la rigenerazione cellulare e per la produzione di insulina. Dunque un pancreas malato associato a diabete potrebbe trarne giovamento già soltanto aumentando il quantitativo di ore di riposo.   L'insonnia può essere occasionale (quando dura due o tre giorni), transitoria (quando dura qualche settimana) e cronica quando dura da molto tempo. Inoltre quando una persona riscontra difficoltà ad addormentarsi si parla di insonnia iniziale. Quando si ha un periodo di risveglio durante la notte si parla di insonnia intermedia, quando ci si sveglia prima di 7 o 8 ore allora si parla di insonnia terminale.   E' possibile curare il disturbo attraverso l'intervento comportamentale o farmacologico. Il primo mira a ristabilire una corretta abitudine del sonno semplicemente modificando la propria routine, dunque risvegliandosi e coricandosi sempre alla stessa ora. Il resto verrà da sé. L'intervento farmacologico si rende necessario quando prevale una fonte di stress o depressiva oppure in casi di insonnia cronica e duratura e, dunque, debilitante sia a livello fisico che psichico. Tuttavia oggi riscontrano un grande successo i rimedi naturali come valeriana, camomilla e passiflora. Invece per una corretto ciclo sonno-veglia viene utilizzata la melatonina. La cosa più importante però è non abusare di queste sostanze perché potrebbero indurre una dipendenza, accrescendo il problema invece di diminuirlo.    Maria Melania barone   ...................................................................................................................  
Vuoi saperne di più sul sonno? Chi dorme bene aiuta la mente a restare giovane - Dormire almeno sette ore fa bene al cuore

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Diagnosi e Cura dei Noduli Tirodei Malattie Spesso si scoprono per caso perché non danno alcun fastidio. Nella quasi totalità dei casi sono benigni; occorre, però, tenerli sotto controllo   ............................................................................................................................................................   Spesso capita di trovarli in seguito a una visita medica o a un’ecografia fatta per altri motivi. Nella maggior parte dei casi, infatti, i noduli tiroidei non danno alcun sintomo. Solo raramente possono causare fastidio alla deglutizione, tosse, problemi respiratori, raucedine; se sono di grosse dimensioni possono provocare problemi cervicali. Qualche volta determinano un aumento dell'attività della tiroide e, di conseguenza, compaiono sintomi quali tachicardia, dimagrimento, sudorazione e tremori.   Raramente i noduli sono visibili a occhio nudo; qualche volta si sentono alla palpazione. Essendo nella tiroide, sono ovviamente localizzati nella parte anteriore del collo. Qualora ne notassi uno, il consiglio è quello di non allarmarti. Nella maggior parte dei casi, infatti, sono benigni. Non trascurarli, però, e rivolgiti al tuo medico di famiglia, che ti prescriverà tutti gli esami utili a stabilire la natura del nodulo e, in base ai risultati, ti indirizzerà sul da farsi. Non tutti i noduli tiroidei vanno asportati chirurgicamente. Il trattamento dipende dalla natura del nodulo e dalle condizioni di salute generale del paziente. In alcuni casi, non è necessaria alcuna terapia.   Tutti i noduli, comunque, una volta scoperti andranno controllati regolarmente; in genere una volta l'anno. Ma quali sono i fattori che favoriscono l’insorgenza dei noduli tiroidei? In realtà, sono ancora poco conosciuti. Sappiamo, però, che la familiarità è un fattore predisponente; che sono molto più frequenti nelle donne e che l'esposizione a radiazioni ionizzanti ne favorisce lo sviluppo.   Margherita Russo   ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi   Dolori alle gambe: claudicatio intermittens  - Mal di schiena   Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie Tatto, Piercing e Sesso: legati a malattie epatiche Malattie Hai mai fatto un piercing o una notte di sesso sfrenato senza precauzioni? Secondo uno studio dell'Istituto delle malattie infettive e tropicali dell'Università di Brescia, le decorazioni corporee, al pari del sesso sregolato, predispongono il soggetto a contrarre due malattie epatiche molto serie: l' epatite B e C ............................................................................................................................................   «Se prima la minaccia maggiore era la tossicodipendenza in vena - ha spiegato Giampiero Carosi, responsabile della ricerca - oggi è la cocaina ad essere molto diffusa e predispone ad una vita sessuale disordinata aumentando il rischio di epatiti B e C ma soprattutto dell'epatite B. Per quanto riguarda invece l'epatite C possiamo dire in maniera sorprendente che un fattore di rischio molto importante è costituito da piercing e tatuaggi».   L'epatite C, lo ricordiamo, è una delle malattie epatiche maggiormente diffuse in Italia. Il picco di maggiore diffusione del virus si ebbe negli anni '80. Fino al 1989 infatti il virus dell'epatite C era denominato "non A non B" e non era stato ancora isolato. Moltissime persone da allora sono state infettate anche in pubbliche strutture in seguito a trasfusioni, una realtà oggi cancellata grazie alle norme di profilassi igienica. Tuttavia il virus continua ad essere trasmesso attraverso piercing e tatuaggi, aghi non sterilizzati, rapporti sessuali soprattutto da uomo a donna e, meno frequentemente, da donna a uomo.   In Europa e negli Stati Uniti il virus dell’epatite C è responsabile del 20% dei casi di epatite acuta, nel 70% dei casi di epatite cronica e nel 40% dei casi di cirrosi; è inoltre responsabile nel 60% dei casi di carcinoma epatocellulare e del 30% dei trapianti di fegato.   Oggi i controlli sul sangue sono scrupolosi e sono ormai obbligatorie le norme profilattiche che impongono l'uso di aghi sterili e monouso. Quanto alla cura, è possibile guarire tramite interferoni sempre se si riesce a diagnosticare la malattia in tempo tramite l'analisi delle TransaminasiGPT, una vera e propria sentinella dello stato del nostro fegato.   Ma allora bisogna dire addio ai tatuaggi? Non esattamente. L’esperto rassicura che la pratica non è rischiosa se effettuata da specialisti che seguono le norme di profilassi e in strutture adeguate. Gli aghi devono essere prettamente monouso e ben sterilizzati. Tuttavia è raccomandabile astenersi dal fare tatuaggi in spiaggia, poichè possiamo immaginare come i tatuatori ambulanti rispettino scarsamente le norme igieniche necessarie affinchè il virus non si diffonda.   Maria Melania Barone   ............................................................................................................................................
Vuoi saperne di più sulla prevenzione delle Malettie ?  Leggi La chirurgia cura il diabete tipo 2I Farmaci intelligenti
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Febbre estiva: colpa di caldo e stress MalattieLeggi lo Speciale Influenza
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Durante l' estate sono frequenti casi di febbre, dolori muscolari o raffreddori. La colpa è del caldo, dello stress e dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi ............................................................................................................................................................   La febbre estiva può essere considerata a torto un fenomeno parainfluenzale che può precedere quelli autunnali o seguire le influenze primaverili. In realtà si tratta di credenze popolari che non hanno nessun fondamento scientifico. Gli esperti infatti danno la colpa proprio al caldo.   La febbre, in sostanza, può venire non solo per l'esposizione a basse temperature, ma anche in seguito all'esposizione al caldo che provoca sudore e alterazione della temperatura corporea. A ciò si associa anche un aumento del livello di stress fisico.   Dunque non sempre sono i virus a scatenare l'influenza o la febbre. Spesso queste fastidiose condizioni fisiche servono ad espellere le intossicazioni e gli stress corporei che si accumulano in un periodo determinato. L'alterazione dei livelli di stress sembra essere la causa scatenante, come spiega Samorindo Peci, direttore del centro di ricerca Cerifos, specializzato in immunologia, endocrinologia e malattie rare.   Quello che noi identifichiamo come relax è soltanto un cambiamento temporaneo di abitudini che costituisce un vero e proprio terremoto per il nostro corpo, costretto a cambiare ritmi e metabolismo improvvisamente. Inoltre il cambio del clima confonde il sistema di autoregolazione del nostro corpo. Non solo il caldo dunque, ma soprattutto gli sbalzi di temperatura dovuti a cambiamenti climatici che influenzano anche le condizioni corporee. Un ruolo importante giocano anche i moderni condizionatori che spesso causano secchezza dell'aria e predispongono l'organismo a stress.   La cosa importante è sapere come comportarsi con questi sempre più frequenti cambi climatici e con le febbri estive che entrano insidiosamente a far parte delle nostre vacanze. Basta ripararsi dal caldo e dall'afa, seguire un'alimentazione equilibrata mangiando prevalentemente frutta e verdura di stagione e bere moltissima acqua. Inoltre bisogna imparare ad ascoltare meglio il nostro corpo: è l'unico modo per prevenire davvero certi fastidi a cui tutti siamo predisposti.   Maria Melania Barone   ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi   Dolori alle gambe: claudicatio intermittens  - Mal di schiena   Articoli correlati per keyword: Salute - Prevenzione malattie
Iperidrosi: cos’è, come si affronta Malattie L’ iperidrosi, ovvero la sudorazione eccessiva, è una condizione che influisce negativamente sulla qualità della vita, sull’autostima e sui rapporti sociali di chi ne soffre. Ci si sente costantemente in imbarazzo, il che, tra l’altro, contribuisce a peggiorare la situazione. In molti casi si può risolvere. Vediamo come  ............................................................................................................................................................   I vestiti sempre macchiati di sudore, le mani e i piedi costantemente umidi sono, spesso, il tormento di chi soffre di iperidrosi. Ma qual è la causa di questa condizione? L’eccessiva reattività della ghiandole sudoripare agli stimoli del cervello e, di conseguenza, una produzione di sudore che supera di gran lunga le richieste di regolazione della temperatura corporea dell’organismo. La condizione emotiva di chi ne soffre e si sente costantemente a disagio, poi, peggiora la situazione. In realtà, però, le cause profonde sono ancora oggetto di studio.   Esiste poi un’ iperidrosi secondaria, cioè dovuta a patologie (per esempio, ipertiroidismo o altre disfunzioni del sistema endocrino) o ad altre condizioni particolari (menopausa, obesità, alcolismo, terapie ormonali…) Si tratta di un problema che non conosce stagionalità, ma che, durante l’estate, inevitabilmente peggiora. Solitamente, compare per la prima volta durante la pubertà. Non bisogna, però, fare confusione tra l’iperidrosi vera e propria, che è una condizione patologica, e una produzione un po’ abbondante di sudore.   La diagnosi non può basarsi sull’autovalutazione della sintomatologia e deve sempre essere fatta da un medico. L’iperidrosi può essere generalizzata, e quindi interessare praticamente tutto il corpo, o localizzata, cioè essere limitata ad alcune aree particolari (prevalentemente ascelle, mani e piedi). Si può curare? Per tamponarla (ma non per risolverla) è possibile utilizzare deodoranti e antitraspiranti. Occorre, però, fare attenzione a non esagerare con questi prodotti, perché si potrebbe danneggiare la pelle.   È, inoltre, buona norma evitare cibi e bevande che possono aumentare la produzione di sudore (per esempio alcol, spezie, tè, caffé e tutte le sostanze eccitanti), oltre che il fumo (anche il tabacco contribuisce a incrementare la sudorazione). Venendo, invece, alle terapie. Una possibilità è la ionoforesi, che si applica ai casi di iperidrosi palmare e plantare ed è una cura che va effettuata, periodicamente, per tutta la vita.   Un’alternativa è la terapia a base di botulino, che consiste in infiltrazioni locali di una soluzione di tossina botulinica, la quale, grazie alle sue caratteristiche “paralizzanti”, fa in modo che l’innervazione della ghiandole sudoripare non percepiscano più l’impulso che le spinge a produrre sudore. In questo modo si riduce, quindi, la sudorazione nelle zone trattare. L’effetto della tossina botulica è temporaneo e dura al massimo 10-12 mesi. Occorre quindi ripetere la terapia periodicamente; in genere un paio di volte l’anno. Nei casi più gravi è possibile ricorrere alla terapia chirurgica, che può essere risolutiva. In ogni caso, solo il medico, dopo aver fatto la diagnosi, può proporre la soluzione più idonea per il singolo paziente.   Margherita Russo   ............................................................................................................................................................   Vuoi saperne di più su disturbi e malattie? Leggi   Dolori alle gambe: claudicatio intermittens  - Mal di schiena   Articoli correlati per keyword: Salute -