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Bambini
Asilo Nido: Istruzioni per l'uso
L’età ideale per inserire il bambino all’asilo nido è dopo i 18 mesi, quando il bambino cammina con sicurezza ed è già in grado vivere l’esperienza del distacco della madre senza particolari traumi.
L’asilo nido, tuttavia, accoglie anche bambini più piccoli (dai 3 mesi in su) per soddisfare le esigenze di quelle famiglie che non hanno alternative valide. In questi casi è importante che la scelta dell’asilo sia particolarmente oculata, in modo da verificare se la struttura, pubblica o privata che sia, offra garanzia nella cura, nella pulizia e nell' alimentazione del bambino e disponga di personale qualificato per lo svolgimento di varie mansioni.
Per i bambini che non hanno ancora raggiunto l’età ideale per il nido ma che devono comunque frequentarlo, l’inserimento deve essere molto più graduale che negli altri casi. La madre lavoratrice dovrà chiedere un permesso all’azienda in modo da poter seguire, per qualche ora ogni giorno, l’ingresso del figlio all’asilo, affinché il piccolo impari a conoscere bene l’ambiente, le educatrici, i giochi e gli altri bambini.
Un’attenzione ancora maggiore va riservata al bimbo che inizia a frequentare il nido verso gli 8-9 mesi, cioè durante la difficile fase della paura dell’abbandono che proprio a quest’età comincia a manifestarsi. Anche se a quest’età sembra troppo piccolo per capire è indispensabile spiegare al bambino che dovrà stare lontano dalla madre per qualche ora, che nel frattempo la mamma andrà a lavorare e che si tornerà a casa insieme la sera.
Senza queste spiegazioni, infatti, il bambino potrebbe vivere la sua fantasia di abbandono come una circostanza reale e quindi terribile.
Per la stessa ragione sono dannosi i saluti commossi al momento della separazione o gli abbracci esagerati in occasione del rincontro, manifestazioni che, se da un lato sono istintive, dall’altro confermano nel bambino l’idea dell’ abbandono.
È inoltre frequente nel bambino che attraversa questa fase una reazione fredda e indifferente nel momento in cui la mamma ricompare. Questo non è altro che il segnale con cui il piccolo esprime il disagio e l’angoscia che la separazione della madre gli ha causato. L’atteggiamento migliore in questi casi non è lo stupore o il disappunto, ma l’affettuosa comprensione del malessere del bambino.
Dott.ssa Giorgia Penserini - Psicologa
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