Salute-
Psicologia
Il training autogeno
Con il termine training autogeno si intend una tecnica sviluppata nei primi del ‘900 dagli studiosi Bernheim e Charcot in Francia.
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In seguito, intorno agli anni ’30, venne elaborata dallo psichiatra tedesco J. Schultz che la definì “metodo di auto distensione da concentrazione psichica”. Il training autogeno produce un processo di autogenerazione che avviene per mezzo di sequenze specifiche ed individuali. L’obiettivo è quello di rendere ogni singolo individuo autore del proprio cambiamento e del proprio benessere.
L’etimologia della parola permette di spiegare meglio i suoi obiettivi: “training” vuol dire “allenamento”, “autos” significa “da sè” e “genos” “che si genera”. Il training autogeno, quindi, mira a rendere la persona che si sottopone a tale pratica in grado di raggiungere uno stato di rilassamento, di cambiamento e di benessere psicologico attraverso una crescente capacità autonoma di “autosuggestione”.
È proprio questa autonomia personale che differenzia le tecniche di training autogeno dall’ipnosi e dalla psicoanalisi: con il primo infatti non si crea alcun tipo di dipendenza con il terapeuta.
Il training autogeno in quanto strumento per il cambiamento agisce su tre livelli: quello fisiologico, in quanto opera il riequilibrio del Sistema Endocrino e Nervoso Vegetativo, entrambi connessi al vissuto emotivo; fisicamente, migliora la sensazione di benessere e salute generale, mentre psicologicamente si ristrutturano le reazioni negative.
Il training autogeno prevede una serie di tecniche strutturate che intervengono sulle tensioni muscolari, migliorano la funzionalità dell'apparato cardiocircolatorio, di quello respiratorio, nonchè muscolare, aiutano la regolazione dei ritmi sonno-veglia, riducendo così lo stress.
Il training autogeno propone il rovesciamento totale di alcuni valori che il nostro sistema sociale considera positivi in particolare i valori di “attività” e “tensione”.
La nostra è una società “iperattiva” che ci bombarda di stimoli e compiti caratterizzati da scadenze e da ritmi serrati. Gli uomini devono essere “operativi”: devono essere in grado di porsi degli obiettivi, di raggiungerli e una volta raggiunti devono fissarsene altri, crearne dei nuovi e ancora dei nuovi. Tutto questo a scapito del nostro benessere psico-fisico: i dati parlano chiaro i disturbi di ansia, lo stress e le somatizzazioni sono in rapido aumento e il dato preoccupante è che questi fenomeni sono in aumento soprattutto tra i giovani.
È qui che intervengono le tecniche di training autogeno che, ponendosi come un momento di sosta, di riflessione, cerca di ribaltare quelli che sono i nostri valori abituali. All’esaltazione dell’attività, infatti, oppone un’idea di passività; ad una condizione di tensione una condizione di distensione (intendendo per passività un atteggiamento mentale liberatorio di totale abbandono e rilassatezza).
Nel training autogeno questo atteggiamento viene denominato “concentrazione passiva” che permette, una volta annullati gli stimoli esterni, di ascoltare i messaggi interiori e le sensazioni fisiche.
Dunque questa semplice ma efficacissima tecnica autosuggestiva consente di potenziare la comunicazione fra mente e corpo aiutando l’individuo a comprendere i propri pensieri, i propri bisogni e le proprie emozioni.
Il processo attraverso il quale l’individuo apprende tale tecnica è breve (in media bastano 10 sedute) è fondamentale però che il soggetto si alleni quotidianamente a casa da solo per poter raggiungere gli obiettivi sperati. Esattamente come l’allenamento fisico richiede una certa costanza, così il training mentale di rilassamento ha bisogno di un impegno quotidiano per rendere evidenti i primi risultati.
Il training autogeno permette all’individuo di utilizzare al meglio la propria energia, sviluppando una sensazione di benessere e incrementando il rendimento psico-fisico, con conseguenze positive nelle prestazioni scolastiche, professionali, artistiche, sportive tanto che oggi viene utilizzato sempre più frequentemente in ambito educativo, sportivo, socio-sanitario (ad esempio nella psicoprofilassi prima del parto) nonchè aziendale.
le tecniche di training autogeno si sono rivelate utili in molti ambiti della vita, alcuni inimmaginabili. Solo per fare un esempio elenchiamo qui di seguito alcuni dei possibili ambiti applicativi del training autogeno: tossicomania, disassuefazione dal fumo, disturbi del sonno, disturbi della digestione, disturbi della respirazione (es. asma), disturbi della sessualità, nevrosi motorie (es. tic, bruxismo).
Dott.ssa Giorgia Penserini
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