Salute-
Psicologia
Fobia sociale: cos’è, come curarla
La fobiasociale è sempre più diffusa e nei casi più gravi riduce molto la qualità della vita. Intervenendo nella maniera giusta, si può però curare
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È la paura patologica delle situazioni "sociali", cioè dello stare tra la gente o dell’affrontare quei momenti in cui si è potenzialmente sottoposti al giudizio critico di qualcuno: un colloquio di lavoro, un dialogo con una persona autorevole, o anche semplicemente il mangiare in compagnia o il dover firmare un assegno in presenza di qualcuno. Ci si sente in imbarazzo, non all’altezza, a volte addirittura umiliati.
Le situazioni di disagio sono numerose e coprono varie dimensioni della sfera sociale. Chi soffe di fobia sociale, spesso tende ad anticipare l' ansia che proverà in una data condizione e a evitare tutte le situazioni "sociali" in cui potrebbe sentirsi in imbarazzo o addirittura umiliato. Questo ovviamente incide pesantemente sulla qualità della vita, perché la quotidianità di ognuno è fatta di diversi momenti in cui occorre confrontarsi con gli altri, dal lavoro, al tempo libero, allo svolgimento delle normali attività di tutti i giorni, come l’andare in banca o a prendere un caffè al bar. I sintomi sono gli stessi dell'ansia: tachicardia, senso di vuoto allo stomaco, mani tremolanti, sudorazione.
Si tende poi ad arrossire. L'individuo si accorge di arrossire o di sudare eccessivamente, e questo peggiora lo stato d'ansia. Insomma, è un circolo vizioso che si interrompe solo nel momento in cui la persona esce dalla situazione sociale che gli sta creando imbarazzo. La fobia sociale non è semplicemente timidezza, è un disturbo serio che nei casi più gravi può essere molto limitante per chi che ne soffre, soprattutto quando si tende a evitare ogni situazione sociale.
Occorre quindi intervenire nella maniera più adeguata. Quanto ai trattamenti psicologici, l’approccio più utilizzato è il cognitivo-comportamentale, perché si è rivelato essere il più efficace. Esistono poi trattamenti farmacologici, ma solo un medico può decidere se è il caso di assumere medicinali e a quali terapie fare ricorso. Il primo passo da compiere, comunque, è certamente quello di parlarne con una persona in grado di fornire aiuto, magari con uno psicologo, o anche con il proprio medico di famiglia.
Margherita Russo
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