Salute-

Malattie

Escherichia Coli e infezioni del tratto urinario


STAMPA email

EMAIL
escherichia-coli

Le infiammazioni e le infezioni del tratto urinario sia maschile che femminile possono essere scatenate da diversi fattori. Uno dei più comuni è il famigerato Escherichia Coli, in grado di dare vita a cistiti ed uretriti anche molto gravi.

 

BenessereVillage ha intervistato in esclusiva il Dottor Giovanni Beretta, urologo ed andrologo esperto, che ha risposto a numerosi quesiti sul tema delle infezioni del tratto urinario, fornendo anche consigli utili su come affrontare al meglio tali disturbi.

 

Quali sono le infezioni del tratto urinario più comuni?

 

Le infezioni più comuni delle vie urinarie sono quelle che interessano la vescica e l’uretra (il canalino che porta fuori l’urina), note anche come cistiti ed uretriti. Si tratta di infiammazioni che colpiscono la vescica e l’uretra di donne, uomini e in alcuni casi anche i bambini.

 

Queste infezioni possono essere causate da numerosi batteri. I più comune sono il colibacillo chiamato Escherichia Coli (presente normalmente nelle feci), il Proteus Mirabilis, la Klebsiella Pneumoniae e lo Stafilococco Aureus.

 

Ci sono dei modi per prevenire queste infezioni?

 

In presenza di queste problematiche urologiche, ma anche per prevenirle ed evitare recidive, bisogna sempre ricordare l’importanza di fattori di tipo dietetico-comportamentale. I consigli in questo senso sono per altro molto simili a quelli forniti nel caso delle Prostatiti, cioè infiammazioni che interessano la prostata nel maschio:

 

1. avere una vita sessuale regolare, senza lunghi periodi di astinenza;

 

2. limitare l’assunzione di alcuni alimenti, come cioccolato, uova, frutta secca, formaggi stagionati;

 

3. limitare il consumo di bevande come il caffè, il tè, le bibite gassate e/o alcoliche;

 

4. combattere la stitichezza e quindi fare una dieta ricca di fibre e praticare una regolare attività fisica;

 

5. spegnere la sigaretta, se si fuma, perché la nicotina ha un’azione irritante sulla vescica;

 

6. tenere d’occhio la bilancia. Infatti, se si è obesi, è necessario perdere peso per migliorare il quadro clinico. Il grasso accumulato sul giro vita può aumentare la “pressione” sulle vie urinarie e peggiorare i sintomi;


7. ascoltare attentamente i consigli del proprio medico di famiglia o del proprio specialista urologo;


8. bere con intelligenza e frequenza, durante tutto l’arco della giornata. Bisogna introdurre almeno 2-3 litri di liquidi, soprattutto acqua (se non esistono altre controindicazioni di ordine generale), smettendo però di bere almeno tre-quattro ore prima di andare a letto.


Cosa consiglia a chi soffre di infezioni urinarie ricorrenti?

 

Si consiglia sempre un’attenta e precisa valutazione clinica urologica. Soprattutto per le signore, il controllo urologico, oltre ai consigli che possono ricevere dal ginecologo, è fondamentale per monitorare in modo preciso e corretto queste infiammazioni.

 

Oltre alle indagini di laboratorio più comuni, come l’esame delle urine e l’urinocoltura, è importante la valutazione esatta dell’eventuale carica batterica ed il relativo antibiogramma, cioè l’indicazione di quale antibiotico, testato in laboratorio, è più utile assumere in presenza di una particolare infezione riscontrata.

 

Dobbiamo poi sempre ricordarci che nella donna tutti i disturbi delle basse vie urinarie possono essere scatenati anche da infiammazioni vaginali causate da microrganismi particolari come i Micoplasmi, le Chlamydiae, il Trichomonas o la Candida e che, soprattutto nei casi di cistite ricorrente e fastidiosa, può essere utile anche eseguire un preciso esame colturale su materiale prelevato tramite tampone vaginale ed uretrale.

[CANDIDA: DIAGNOSI, FARMACI E CURE]

 

Altre indagini urologiche fondamentali, di primo livello e non invasive, sono poi un’ecografia delle vie urinarie che permette di fare una attenta valutazione morfologica dell’apparato uro-genitale ed una uroflussometria registrata (o uroflussogramma) che invece ci permette di valutare come la vescica si svuota, indicando un eventuale problema ostruttivo, soprattutto a livello del collo vescicale e dell’uretra.


Quali sono le cause della presenza di Escherichia Coli nell’urina?

 

Un’infiammazione delle vie urinarie è un problema che interessa più frequentemente il sesso femminile e questo dato epidemiologico è in buona parte spiegato dalla particolare situazione anatomica che caratterizza l’anatomia femminile (con uretra più corta e meato esterno che finisce in vagina). Tutto questo favorisce la possibilità che diversi microrganismi, più o meno patogeni, come l’Escherichia Coli, risalgano le vie urinarie scatenando un problema infiammatorio.

 

Altre cause possono essere, poi, i rapporti sessuali, eventuali gravidanze, metodi contraccettivi che favoriscono in alcuni casi la comparsa e la permanenza di episodi di tipo infiammatorio a livello delle vie urinarie.

 

Negli uomini, soprattutto nei giovani maschi, non ci sono problemi anatomici che giustificano una più facile insorgenza di una cistite, ma, spesso, i problemi infiammatori e le recidive possono essere dovuti ad una pregressa prostatite batterica che si è cronicizzata.

 

Quando l’uomo diventa adulto e, successivamente, entra nella terza età, possono presentarsi altri problemi che possono scatenare una cistite batterica da Escherichia Coli, come ad esempio un’ipertrofia prostatica benigna, una calcolosi oppure un’ostruzione ad un qualsiasi livello delle basse vie urinarie.


Come possono i batteri di Escherichia Coli penetrare nella prostata?

 

Una via molto comune è quella ascendente dall’uretra, mentre una più complessa e difficile da pensare è attraverso il sistema linfatico che è presente tra l’ampolla rettale e la loggia prostatica.


Quanti giorni ci vogliono per riprendersi da un’infezione da Escherichia Coli con un trattamento antibiotico?

 

Se la terapia è centrata, grazie ad un antibiogramma ben fatto, è più facile scegliere l’antibiotico più indicato a debellare il ceppo che sta scatenando il problema infiammatorio. Una volta risolto il problema acuto, generalmente dopo 15- 20 giorni l’infezione è risolta.

 

Lucia D’Addezio

diabete


Giovanni Beretta. Specialista in Urologia, Andrologia e Patologia della Riproduzione Umana. Già membro della Commissione Fertilità e PMA per i Rapporti Istituzionali e della Commissione per lo Studio dell'Infertilità di Coppia ed Azoospermia della Società Italiana di Andrologia attualmente dirige Le Unità di Andrologia del Centro Medico Cerva a Milano e del Centro Italiano Fertilità e Sessualità di Firenze.

Contribuisci a questo articolo: Invia Segnalazione Invia Video Segnala Errore








Seguici su Google+