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Dolori alle gambe: se non č artrosi č claudicatio intermittens
I dolori alle gambe non sono solo indice di artrosi, ma possono segnalare la presenza di gravi malattie alle arterie, come la claudicatio intermittens. Ecco come accorgersene, quali esami fare e come curarla
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Ce ne accorgiamo perché è un dolore che parte dal ginocchio o dalla gamba e persiste anche quando camminiamo. Spesso non è artrosi e non è legata a disturbi di natura ortopedica ma vascolare, come la Claudicatio intermittens. Si tratta di un disturbo, che come la maggior parte dei problemi vascolari compare dopo i 60 anni. I disturbi possono essere il sintomo di patologie ben più gravi alle arterie, quali l’occlusione delle coronarie e delle carotidi ( le prime, trasportano il sangue al cuore, le seconde al cervello).
La claudicatio intermittens riguarda i vasi sanguigni che portano l’ossigeno ai tessuti e ai muscoli della gamba e si ostruiscono con delle placche di grasso o di sali di calcio. Se l’occlusione è minima, si creano dei vasi sanguigni collaterali che sopperiscono al malfunzionamento dei vasi. Se invece l’occlusione supera il 70% dell’apertura del vaso, compaiono i sintomi. Il dolore che si sente alle gambe peggiora camminando, colpendo polpaccio, coscia, gluteo e in alcuni casi anche il piede. In genere si manifesta dopo uno sforzo e si attenua a riposo.
Gli esami da fare servono a valutare l’afflusso di sangue alle gambe: sono l’ecodoppler arterioso e la misurazione della pressione sanguigna alla caviglia e al braccio, entrambi non invasivi. La claudicatio intermittens non è difficile da curare. Basta, innanzitutto, cambiare stile di vita, eliminare fumo, alcol e fare ginnastica.
C’è poi una cura farmacologia a base di acido acetilsalicilico (aspirina) che serve a non far aggregare il sangue rendendolo più fluido ed evitando la formazione di trombi o placche. Anche le statine, farmaci usati contro il colesterolo, possono essere utili poiché rallentano il deposito di grassi nei vasi e possono sostituire l’aspirina in caso di allergia. Lo stesso vale per la ticlopidina e il clipidogrel, un derivato della ticlopidina ancora più efficace. In ogni caso sarà il medico a indicare la terapia giusta, a seconda della gravità del disturbo.
Se questo diventa invalidante e i farmaci non funzionano, si ricorre all’intervento chirurgico: dal by-pass (un’arteria artificiale che supera l’occlusione e riporta il flusso sanguigno alla normalità), alla tromboendoarteriectomia (o Tea, serve nei casi più gravi per rimuovere le placca di grasso o di sali di calcio che ostruiscono le arterie) a pratiche mininvasive come l’ angioplastica ( una tecnica che serve a dilatare l’arteria), praticata in anestesia locale.
Andromeda Aliperta
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