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Diabete mellito e psicologia
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Il diabete mellito è una patologia complessa, le cui conseguenze possono toccare ed influenzare numerose sfere della vita del soggetto malato.
Abbiamo già parlato dei possibili condizionamenti della vita sessuale dei diabetici, sia nell’uomo che nella donna. In questo articolo, invece, abbiamo deciso di trattare un aspetto spesso sottovalutato nella lotta e nella gestione quotidiana del diabete mellito, cioè quello psicologico.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Annalisa De Filippo, psicologa ed esperta nel trattamento di questa patologia con tecniche psicologiche.
Il diabete mellito ha delle connessioni non solo con disturbi di tipo fisico. Come ci spiega l’esperta, “l'aspetto psicologico è importante nelle malattie croniche in cui bisogna curarsi da sé perché l'immagine che si ha della patologia è un aspetto centrale della terapia. Questa, infatti, va ad incidere sulla sua gestione e sul benessere della persona”.
Per questa ragione gli interventi a livello psicologico sono fondamentali per l’acquisizione da parte del paziente di un benessere generalizzato. “L'intervento psicologico – continua la psicologa - può essere efficace nel favorire la gestione della terapia attraverso l'espressione e la condivisione delle proprie emozioni e della rappresentazione della malattia ponendo l'accento su paure, difficoltà, resistenze ma anche strategie e risorse.”
Più in generale il lavoro del paziente a livello psicologico lo aiuta a vivere la malattia in maniera meno passiva, “per sentirsi meno schiavi e più attori, cercando di sviluppare un senso di autoefficacia e padronanza nell'autogestione del proprio stato di salute”.
La negazione della malattia e la rabbia sono tappe fondamentali nell’accettazione della nuova condizione di vita da parte del malato. Anche in questo caso l’intervento psicologico può essere decisivo. “L'obiettivo – chiarisce la dottoressa - è favorire l'accettazione di sé e del diabete considerandolo come diversa condizione di salute, un'accettazione che permette l'introduzione di modifiche al proprio stile di vita più serenamente.”
Anche la famiglia e le persone vicine al malato possono fare la differenza, non solo mostrando supporto e comprensione ma anche modificando il proprio stile di vita. “La famiglia è importante nella gestione delle malattie croniche: un'accettazione attiva anziché una rassegnazione passiva è un atteggiamento da promuovere, ponendo attenzione a non creare un ambiente iperprotettivo e controllante ma stimolando il dialogo, la comprensione e una gestione consapevole.”
Lucia D'Addezio
Annalisa De Filippo. Psicologa. Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia. Si occupa della promozione del benessere mettendo al centro le risorse e l'individualità delle persone, in risposta a diverse forme di disagio. Autrice del libro “Stress e Resilienza. Vincere sul lavoro”. Edizioni Psiconline, 2007 (Prima Ed.), 2009 (Seconda Ed.). Co-autrice del libro "Autismo: apprendere con l'intervento comportamentale". Edizioni Psiconline, 2009.
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