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Ritornare a Lavoro dopo un Figlio
La scelta di riprendere il lavoro dopo un figlio ha molteplici motivazioni, dalle più concrete (di tipo economico) a quelle esistenziali, quali il desiderio di perseguire l’affermazione professionale senza rinunciare ad essere madre, l’inseguimento di una carriera brillante, la paura della solitudine e dell’isolamento che il legame esclusivo con il neonato può far nascere.
Tutte queste legittime motivazioni non attenuano l’inevitabile e profondo conflitto che la donna si trova ad affrontare quando decide di assumersi il doppio e faticoso ruolo di madre e di lavoratrice al tempo stesso. Il dilemma di privilegiare un aspetto di questa doppia condizione trascurando l’altro è costantemente presente.
Quando e come riprendere?
Non esiste un’epoca precisa valida per tutte sia perché le necessità economiche che determinano la ripresa lavorativa variano, sia perché il legame madre-figlio si sviluppa secondo percorsi diversi. L’ideale, se le condizioni economiche della famiglia lo consentono, è aspettare che il rapporto con il bambino abbia raggiunto un punto di equilibrio che permetta alla madre di far fronte alle sue ansie di separazione e al bambino di tollerare il distacco.
Gli unici accorgimenti adottabili in via generale sono quelli che riguardano l’ingresso all’asilo nido, per il quale è meglio aspettare il compimento del primo anno di vita e la “crisi dell’ottavo mese”, quella fase dello sviluppo psicologico infantile in cui il distacco dalla madre può creare traumi. Meglio, quindi, non far coincidere il rientro al lavoro con questa fase, anticipando o ritardando il momento della separazione.
Quando è possibile è consigliabile un rientro al lavoro graduale, utilizzando il part-time o l’orario ridotto concesso alle madri fino al primo anno di vita del bambino. Il piccolo si abitua in tal modo gradualmente all’assenza della mamma, acquisendo giorno per giorno gli strumenti psicologici necessari a sopportare il distacco.
È indispensabile inoltre spiegare al bambino quello che sta succedendo senza paura di farlo soffrire. Se, al contrario, il bambino si ritrova da solo senza sapere perché, vive l’assenza della madre come una scomparsa e perde la fiducia.
È ormai noto che ciò che importa non è la quantità del tempo che si dedica al bambino. A maggior ragione per una mamma lavoratrice è essenziale trasformare le ore serali, che seguono l’assenza da casa, in un momento di allegria e serenità. Anche se le ragioni per essere stanca, nervosa, preoccupata non mancano mai, la madre deve trovare il tempo di giocare, ascoltare, coccolare il bambino, facendogli sentire la sua felicità nel ritrovarlo.
Dott.ssa Giorgia Penserini - Psicologa
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