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La paura dell'abbandono


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La paura dell’abbandono si manifesta quando il bambino deve affrontare una momentanea separazione dalla madre. Compare normalmente tra i 7 e i 12 mesi, raggiunge l’apice tra i 15 e i 18 mesi e scompare gradualmente dopo i 2 anni

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Nei primi mesi di vita, il neonato non è in grado di percepire alcuna differenza fra sé e la madre, con la quale crede di formare una cosa unica. In questo periodo vive quindi l’assenza della madre con un generico senso di vuoto e di solitudine. Verso gli 8 mesi, quando questa confusione si attenua e il bambino comincia a individuare se stesso come persona separata dalla madre, il distacco diventa un’esperienza drammatica, come se la mamma, allontanandosi, potesse sparire per sempre. Quella che l’adulto (in grado di poter contare sulla memoria, l’esperienza e la capacità di programmare il futuro) vive pacificamente come una temporanea separazione, si trasforma per bambino in un dramma: la madre, il suo intero mondo, il suo unico oggetto d’amore scompare. E se non tornasse più?

 

Con la crescita il bambino acquisisce la cosiddetta “costanza dell’oggetto”, cioè la capacità di conservare l’immagine della madre anche in sua assenza e supera gradualmente la paura dell’abbandono.

 

Cosa fare per aiutare il bambino a vincere la paura dell’abbandono?

 

Dal momento che la paura dell’abbandono compare intorno all’8° mese di vita è bene evitare in questa fase, nei limiti del possibile, assenze prolungate dei genitori, in particolare della madre. Un viaggio o la ripresa del lavoro sarebbero da rinviare (a volte basta soltanto un mese) a un periodo in cui il bambino ha acquisito maggiore fiducia nel mondo e in se stesso.

 

Tutte le frasi che possono costituire una minaccia di abbandono (“se non la smetti me ne vado!”, “Basta con i capricci o me ne vado!”) vengono vissute dal bambino come reali propositi di abbandono da parte della madre. È perciò necessaria una particolare sensibilità nell’evitare ogni riferimento del genere.

 

Il gioco del cucù è un gioco antico che si basa sulla scomparsa e sulla riapparizione. La mamma si nasconde e poi riappare, oppure si nasconde il viso con le mani e subito dopo si scopre. Può essere utilizzato come rito liberatorio che rassicura il bambino dalla paura dell’abbandono. Nel gioco del cucù, infatti, la mamma scompare, ma riappare dopo pochi secondi.

 

Dott.ssa Giorgia Penserini

 

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