Salute-
Bambini
I benefici dell'allattamento materno
L’allattamento materno, com’è noto ormai da tempo, è fonte di importanti benefici a breve e lungo termine sia per la mamma, sia per il bambino. Recenti scoperte scientifiche, inoltre, hanno evidenziato una riduzione del rischio cardiovascolare nelle donne che hanno allattato al seno per un periodo di tempo prolungato.
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Il latte materno è l’alimento ideale per il neonato. Secondo le linee guida della Società italiana di neonatologia, può essere l’unica fonte di nutrimento fino a 6 mesi di età, in tutti i casi in cui sia sufficiente al bambino e l’accrescimento risulti nella norma. Può inoltre essere protratto, dopo l’introduzione di cibi solidi, fino al secondo anno di vita e anche oltre, qualora madre e figlio lo desiderino.
I benefici per il bambino sono molteplici. Protegge contro le infezioni: i neonati allattati al seno, infatti, sono meno esposti a sviluppare infezioni gastrointestinali, urinarie e respiratorie. Il latte materno è facilmente digeribile e rafforza il sistema immunitario. Inoltre, grazie allo stretto contatto fisico ed emotivo che comporta, favorisce e rafforza il legame affettivo tra madre e figlio, il che si traduce in un vantaggio per entrambi. Altri vantaggi per la madre riguardano la sfera della salute. L’allattamento, infatti, riduce il rischio di cancro al seno e all’ovaio; più a lungo si allatta meno possibilità si hanno di sviluppare queste patologie e il beneficio si “accumula” anche nelle maternità successive. Recenti scoperte scientifiche, inoltre, hanno evidenziato che l’allattamento al seno sarebbe in grado di ridurre il rischio cardiovascolare nelle donne in menopausa.
A maggio 2009, sulla rivista scientifica Obstetrics & Gynecology sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto dalla dottoressa Eleanor Bimla Schwarz, dell’Università di Pittsburgh. La ricerca ha coinvolto circa 140.000 donne in menopausa con età media di 63 anni, che avevano partorito almeno un figlio. In quelle che avevano allattato al seno per oltre 12 mesi il rischio di sviluppare ipertensione, diabete, colesterolo alto e malattie cardiovascolari è risultato ridotto del 10/15%. Anche nelle donne che avevano allattato da 7 a 12 mesi si sono osservati benefici, seppure minori, sul rischio cardiovascolare.
Ma quando allattare è controindicato? Sempre secondo le linee guida della Società italiana di neonatologia le controindicazioni sono limitate: epatite B in atto (non semplicemente essere portatrici sane), infezione da HIV, presenza di malattie gravi che compromettono seriamente lo stato di salute della madre, tossicodipendenza, severa dipendenza da alcool e da fumo, assunzione di alcuni farmaci assolutamente controindicati durante l’allattamento, infezioni da virus erpetico al capezzolo, presenza nel neonato di una malattia ereditaria del metabolismo chiamata galattosemia. Tutte le eventuali controindicazioni vanno comunque sempre valutate dal medico curante e dal pediatra.
Margherita Russo
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