Salute-
Bambini
Che cos’è il deficit dell’attenzione e iperattività? (DDAI-ADHD)
Il DDAI (deficit dell’attenzione e iperattività) detto anche ADHD è una sindrome neuropsichiatrica che colpisce il 3- 5% della popolazione in età scolare caratterizzata da tre aspetti:
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Disattenzione: i bambini affetti da ADHD sono incapaci di sostenere l’attenzione per il tempo necessario allo svolgimento di un compito. I sintomi di inattenzione sono gli ultimi a comparire e gli ultimi a ridursi, essendo negli adulti i sintomi più frequenti.
Impulsività: Il comportamento dei bambini iperattivi è caratterizzato da risposte scarsamente regolate.
Iperattività: si riferisce ad un eccesso di movimenti, anche secondari, irrilevanti rispetto al compito (es. agitazione) o grandi movimenti che riguardano il corpo (es. irrequietezza). Questi sintomi sono i primi a comparire ma anche i primi a declinare.
L’ADHD, come i disturbi dell’attenzione più strutturati, correla spesso con i disturbi dell’apprendimento. Frequenti sono le difficoltà di comprensione del testo e la risoluzione dei problemi: l’atteggiamento iperattivo, infatti, non aiuta la focalizzazione dell’attenzione, mentre l’ impulsività induce facilmente in errore. Le statistiche internazionali dimostrano che circa l’80% dei ragazzi affetti da ADHD abbandona la scuola spinto dai frequenti insuccessi scolastici e dai conseguenti sentimenti di frustrazione e di incapacità.
Purtroppo quando ci si trova a lavorare con bambini disattenti si tende più a sottolineare le cose che non vanno o le prestazioni insufficienti piuttosto che a gratificare e a rinforzare regolarmente il ragazzo per i compiti (anche se sono pochi) svolti con una certa accuratezza e impegno.
Genitori ed insegnanti sono lasciati soli nella gestione dei bambini affetti da ADHD ma è opportuno sottolineare che oggigiorno sono stati fatti numerosi passi avanti nella riabilitazione comportamentale di questi bambini.
Un consiglio utile per genitori ed insegnanti che si trovano alle prese con questo disturbo: è fondamentale rinforzare i comportamenti del bambino che si dimostrano corretti o diretti ad uno scopo; ad esempio per ogni compito portato a termine correttamente o per ogni volta che il bambino riesce a concentrarsi per un periodo sufficientemente prolungato, si può lodare il bambino, lasciargli il permesso di guardare un cartone animato, comprargli un pacchetto di figurine ecc. In questo modo il rinforzo favorirà la ricomparsa spontanea del comportamento “premiato”.
Inoltre è auspicabile cercare di creare degli ambienti il meno possibili monotoni e lo stesso vale per i compiti e per i giochi nei quali il bambino è coinvolto.
Dott.ssa Giorgia Penserini
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