Salute-
Bambini
Bullismo: consigli per i genitori
Di recente, il fenomeno del bullismo ha avuto un’espansione impensata e preoccupante, fino a riempire quotidianamente le prime pagine dei giornali
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Quando si parla di bullismo a scuola si fa riferimento ad un insieme di comportamenti reiterati nel tempo dove un ragazzo/a individualmente o in gruppo prevarica un altro ragazzo/a con l’intento di nuocere. I dati nazionali e internazionali hanno evidenziato che il bullismo è un fenomeno che colpisce oltre il 25% della popolazione scolastica, con punte di oltre il 35% con conseguenze a breve e a lungo termine gravissime per le persone coinvolte.
Purtroppo nonostante la sua massiccia diffusione il bullismo è un fenomeno che viene taciuto sia dalle vittime che dai “carnefici” questo con conseguenze gravi sul benessere psicofisico dei ragazzi coinvolti. Per questo motivo è utile per i genitori e per gli insegnanti notare la comparsa di ogni tipo di cambiamenti ingiustificati nel comportamento dei propri ragazzi.
Di seguito elenchiamo alcuni indicatori la cui presenza è spesso associata al bullismo e che per questo possono essere di aiuto ai genitori:
- Il bambino/a non vuole andare a scuola pretendendo di essere malato o inventandosi di non doverci andare;
- Piange spesso senza apparente motivo, ha occhiaie ed è sonnolento;
- Ha scarso appetito, si sente triste e ha perso peso.
- Presenta lividi o graffi sospetti sul corpo magari associati anche ad un peggioramento del rendimento scolastico o alla diminuzione della capacità di concentrazione e di studio.
- Le vittime di bullismo si ammalano più frequentemente rispetto alla media (febbre, mal d stomaco, mal di testa) e, senza apparente motivo, cambiano improvvisamente il proprio comportamento e le proprie abitudini, si isolano per la paura o la vergogna, non vogliono uscire o vedere gli amici o fare attività sportive perché magari è proprio in quel contesto che vengono prese in giro o prevaricate.
In alcuni casi le vittime possono reagire in maniera opposta esternalizzando il proprio disagio, cominciando ad essere iperattive, esageratamente aggressive o autodistruttive.
Logicamente quelli sopraelencati rappresentano dei campanelli di allarme che devono spingere i genitori a rivolgersi ad esperti professionisti. Non è sufficiente la presenza di questi indicatori per poter parlare di bullismo, ma è necessaria un’esplorazione più profonda da parte di un personale qualificato (psicologi, psicoterapeuti, pediatri ecc).
È altresì importante che i genitori comunichino l’accaduto alla scuola e che, insieme agli insegnati, lavorino sinergicamente per porre fine al bullismo!
Dott.ssa Giorgia Penserini
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