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Adozione: sai come affrontarla?
L’iter giuridico per ottenere l’adozione di un bambino è complesso, così come sono delicati i risvolti psicologici che genitori e bambino devono affrontare nel lungo cammino dell’adozione.
Il primo problema che si pone ai genitori è quando e come informare il bambino di tale sua condizione (come oggi impone espressamente la legge). In generale è meglio raccontare ai bambini adottati la verità il più presto possibile, parlandone con naturalezza, senza dare particolare ufficialità o drammaticità alla situazione. Scoprire che la madre e il padre non sono quelli veri può essere, infatti, per un bambino più grande, un’esperienza molto angosciante.
Non è possibile stabilire un’età precisa, valida per tutti i bambini, in cui fare questa comunicazione. Di solito è verso i 3 o 4 anni che il bambino si chiede “sono stato nella tua pancia?”. “Sei stato in un’altra pancia”, è forse, la risposta più semplice anche se essa non sarà che l’origine di altre domande, di cui non sempre sarà facile trovare le risposte. Infatti non sempre si conoscono le storie dei bambini adottati.
Per aiutare il piccolo a capire e a narrare la bella favola della sua adozione si può ricorrere anche a racconti famosi. L’importante è che nel “creare” la sua nuova storia, si rispetti la precedente, cioè quella della sua nascita. Nel percorso del racconto si potrà parlare dell’”incontro” magico con i nuovi genitori, che nella continuità dell’amore sono giunti proprio quando lui aveva bisogno di loro, e che hanno sostituito gli altri genitori, che non potevano farlo crescere.
Sono da evitare frasi come “…sei nato nel mio cuore” o “nella mia mente”, che possono generare confusione nel piccolo, che sa che gli altri bambini nascono nella pancia della loro mamma. Ugualmente sono da evitare espressioni come “ti abbiamo scelto”, pronunciate nell’intento di sottolineare la preziosità dell’incontro, ma che scatenano nel bambino ansiosi ragionamenti del genere “se sono stato scelto, come si sceglie qualcosa al supermercato… allora sono stato comprato”. E ancora che l’essere scelto alimenta frustranti aspettative (“scelto perché sono il più bravo?” e allora devo essere sempre il più bravo per non deludere chi mi ha preferito). O stimola domande assillanti del tipo “perché io si e i miei compagni no?” , che generano sensi di colpa.
Una famiglia adottiva deve saper accogliere il bambino, fortemente desiderato, nella complessità della sua storia, che ha spesso radici in paesi lontani e diversi per cultura ed etnia.
È fondamentale per il bambino percepire nei genitori un sentimento di accettazione anche nei riguardi del suo passato. Come è importante per lui potersi conciliare con le figure genitoriali della sua nascita, è altrettanto importante collocarle nel quadro di una possibile continuità nel tempo, se non nello spazio. L’adozione è spesso un percorso fatto di persone che non si incontrano mai, o che si sono “perse”, ma le cui storie sono in realtà intrecciate.
Da come si raccontano, si vivono, si immaginano queste storie dipendono la serenità e lo sviluppo equilibrato del bambino adottato e il successo dell’adozione stessa.
Dott.ssa Giorgia Penserini - Psicologa
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