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Tempo Libero

Come trasformare il proprio Tempo in Valore


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L’estate volge al termine, città e luoghi di lavoro ritornano a riempirsi, si torna a un ritmo di vita più consueto nel corso dell’anno. Il tempo lasciato libero dal lavoro e dalle altre occupazioni principali può trasformarsi in un valore per sé e per gli altri attraverso un meccanismo di scambio che sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese, la Banca del Tempo.

 

Ognuno di noi ha capacità e conoscenze (e a sua volta può necessitare di capacità e conoscenze altrui) pratiche o teoriche che possono essere rese disponibili (o richieste) facilmente – specie se ci si trova nelle maggiori città – nelle inserzioni e negli annunci di Roma, o delle altre grandi realtà urbane, delle tante testate cartacee e digitali ovunque presenti.

 

Ma una ricerca del genere trova migliore applicazione e coinvolgimento se, oltre agli annunci gratuiti, s’inserisce in una Banca del Tempo: un tipo di associazione basata sullo scambio gratuito di tempo. Ciascun socio mette a disposizione degli altri qualche ora delle proprie competenze e conoscenze – professionali o amatoriali – che servono a pagare ore equivalenti di capacità altrui. Nel rispetto delle leggi tutti gli scambi sono possibili: lezioni di lingua, musica o bricolage, ad esempio, in cambio di trasporto della spesa a casa, stiro di abiti o baby sittering. Il tutto senza la mediazione di soldi, ma tramite assegni la cui unità di misura è appunto il tempo.

 

La Banca fa da punto d’incontro e organizzazione tra domanda e offerta che non necessariamente devono essere reciproche: si può, sempre per stare agli esempi, proporre di portare a spasso i cani o ridipingere la casa di qualcuno e in cambio ottenere da altre persone lezioni di greco, di tennis o di yoga. Sono consentite le attività più varie e una disponibilità di tempo personalizzata, purché il saldo tra ore offerte e richieste sia sempre controllato, come in Banca appunto.

 

In Italia le prime manifestazioni si sono avute alla fine degli anni Ottanta in ambito sindacale e, per la natura dell’attività, hanno avuto un coinvolgimento maggiormente femminile stimabile intorno al 70% degli attuali soci. Ma, potenzialmente, non vi sono limiti di età, condizioni sociali e culturali per questo fenomeno che – grazie all’avvento e alla diffusione dell’informatica – coinvolge fasce sempre più ampie di popolazione.

 

Una Banca del Tempo può nascere in forma privata o all’interno di Istituzioni già esistenti e spesso collabora con associazioni similari, partecipando con propri progetti a bandi pubblici o privati per il sostegno al volontariato descritti dalla legge 53/2000 e da altre varie leggi soprattutto regionali. Oggi in Italia sono quasi trecento con circa ventimila correntisti e sono sparse a macchia di leopardo su tutto il territorio con associazioni di riferimento e coordinamento, osservatori e altri spazi di promozione.

 

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