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Dalai Lama: la natura č la nostra felicitą


Quello che segue è un estratto dal libro del Dalai Lama, "Autobiografia spirituale" (Autobiografia spirituale (Oscar spiritualità) ), una raccolta di ricordi personali, aneddoti e riflessioni sulla sua giovinezza in Tibet, l'inizio della sua vita come monaco e le sue esperienze come leader mondiale in esilio:

 

Sono un professionista della risata

 

Ho affrontato molte situazioni difficili nel corso della mia vita; inoltre il mio paese sta attraversando un periodo molto difficile. Ma rido spesso, e la mia risata è contagiosa. Quando la gente mi chiede come possa trovare ancora oggi la forza di ridere, rispondo che sono un professionista della risata. Ridere è una caratteristica dei tibetani, che in questo si differenziano dai giapponesi o dagli indiani. Sono molto allegri, come gli italiani, piuttosto che un po' riservati, come i tedeschi o gli inglesi.

 

La mia allegria deriva anche dalla mia famiglia. Sono originario di un piccolo villaggio, non di una grande città e il nostro modo di vivere è più gioviale. Ci divertiamo sempre, ci stuzzichiamo l'un l'altro, scherziamo fra di noi: siamo fatti così.

 

A ciò va aggiunta, come dico spesso, la responsabilità di essere realistici. Certo, i problemi ci sono e sono tanti, ma pensare solo agli aspetti negativi non ti aiuta a trovare delle soluzioni, inoltre distrugge la tua serenità. Però tutto è relativo: è possibile vedere aspetti positivi anche nelle peggiori tragedie se si adotta un punto di vista olistico. Tuttavia, se consideri gli aspetti negativi come assoluti e definitivi, aumenti le tue preoccupazioni e la tua ansia, mentre adottando un punto di vista più ampio verso un problema, sarai in grado di capire i suoi aspetti negativi e di accettarli. Questo mio atteggiamento deriva dalla pratica e dalla filosofia Buddiste, che mi aiutano enormemente.

 

Prendiamo come esempio la perdita della nostra nazione: siamo un popolo senza stato e dobbiamo affrontare avversità e circostanze dolorose nello stesso Tibet. Ciononostante, queste esperienze hanno anche degli aspetti positivi.

 

Per quanto mi riguarda, è da mezzo secolo che non ho una casa... ma ho trovato molti altri luoghi in giro per il mondo da poter chiamare casa. Se fossi rimasto nel Potala non credo che avrei avuto l'opportunità di incontrare così tante personalità, così tanti capi di stato dell' Asia, Taiwan, degli Stati Uniti e dell' Europa, Papi, così come molti famosi scienziati ed economisti.

 

La vita in esilio è una vita misera, ma ho sempre cercato di mantenere uno stato d'animo felice, apprezzando le opportunità che questa esistenza senza una dimora stabile, lontano da ogni protocollo, mi ha offerto.


In questo modo sono riuscito a preservare la mia pace interiore

 

Da bambino ho imparato dai miei maestri a prendermi cura dell'ambiente. Da ragazzo, quando stavo studiando il Buddismo, mi fu insegnato a prendermi cura della natura, poiché la pratica della non violenza non riguarda solo gli esseri umani, ma tutti gli esseri senzienti. Tutto ciò che è animato possiede una coscienza. Ovunque vi sia coscienza si trovano anche dei sentimenti, come dolore, piacere e gioia. Nessun essere senziente vuole soffrire; al contrario, tutti gli esseri cercano la felicità. Nella pratica Buddista siamo tanto abituati a questa idea della non-violenza e alla volontà di mettere fine a ogni sofferenza, che stiamo sempre attenti a non attaccare o distruggere una vita anche solo inconsapevolmente. Ovviamente, non crediamo che gli alberi o i fiori abbiano una mente, ma li trattiamo con rispetto. Quindi assumiamo un senso di responsabilità universale verso l'umanità e la natura.


Il nostro credere nella reincarnazione spiega poi le nostre preoccupazioni per il futuro: se pensi di rinascere, diventa un tuo dovere proteggere determinate cose, in modo che in futuro la tua reincarnazione possa trarne vantaggio. Anche se potresti rinascere su un altro pianeta, l'idea della reincarnazione ti motiva a prenderti cura della Terra e delle generazioni future.

 

In occidente, quando si parla di "umanità" ci si riferisce solamente all'attuale generazione. L'umanità del passato non esiste più, l'umanità del futuro, come la morte, non esiste ancora. Da un punto di vista occidentale, ci preoccupiamo dell'aspetto pratico delle cose, solo per la generazione attuale.

 

I sentimenti tibetani verso la natura derivano dalle nostre usanze in generale, non solo dal Buddismo. Se si prende in considerazione il buddismo in Giappone o in Thailandia, in ambienti diversi dal nostro, si vedrà che la cultura e i comportamenti non sono gli stessi. L'ambiente naturale del Tibet, che non ha eguali, ha avuto una forte influenza su di noi. I tibetani non vivono su una piccola isola sovraffollata. Durante la nostra storia non ci siamo mai preoccupati del nostro vasto territorio scarsamente popolato o dei nostri lontani vicini; non avevamo la sensazione di essere oppressi, come molte altre comunità.


È perfettamente possibile praticare l'essenza di una fede o di una cultura senza associarle a una religione. La nostra cultura tibetana, per quanto fortemente ispirata dal Buddismo, non trae tutta la sua filosofia da esso. Una volta suggerii a una organizzazione che aiuta i profughi tibetani che sarebbe stato interessante studiare in che misura la nostra gente è stata plasmata dal suo stile di vita tradizionale. Quali sono i fattori che rendono i tibetani calmi e di buon carattere? Solitamente tutti cercano la risposta nella nostra religione, che è unica, dimenticandosi però che anche il nostro ambiente è unico.

 

La protezione della natura non è necessariamente un'attività sacra, né richiede sempre compassione: in quanto Buddisti siamo compassionevoli verso tutti gli esseri senzienti, ma non necessariamente verso ogni pietra, albero o abitazione. La maggior parte di noi si prende cura della sua casa, ma non per questo provando compassione nei suoi confronti. Allo stesso modo, il nostro pianeta è la nostra casa e noi dovremmo prendercene cura con attenzione, per assicurare la nostra felicità e quella dei nostri figli, dei nostri amici e di tutti gli esseri senzienti che condividono con noi questa bellissima dimora. Se pensiamo al nostro pianeta come alla nostra casa o come a nostra "madre", la nostra Madre Terra, non potremo fare altro che prendercene cura.

 

Oggi capiamo che il futuro dell'umanità dipende dal nostro pianeta, il cui futuro dipende dall'umanità. Ma questo concetto non è sempre stato così chiaro. Fino ad ora la nostra Madre Terra è riuscita a tollerare la nostra negligenza, ma oggi il comportamento umano, la popolazione e la tecnologia hanno raggiunto livelli tali che la nostra Madre Terra non può più accettare in silenzio. "I miei figli si stanno comportando male", ci ammonisce, per farci capire che ci sono limiti che non dovrebbero essere superati.

 

Come Buddisti tibetani noi sosteniamo la moderazione, che non è scollegata rispetto all'ambiente, poiché noi non consumiamo nulla a dismisura; poniamo dei limiti alle nostre abitudini di consumo e apprezziamo uno stile di vita semplice e responsabile. La nostra relazione con l'ambiente è sempre stata speciale. Le nostre antiche scritture parlano del recipiente e del suo contenuto: il mondo è il recipiente, la nostra casa, mentre noi, gli esseri viventi, il suo contenuto.

 

Il risultato di ciò è una relazione speciale con la natura, dato che senza il recipiente il contenuto non può essere, appunto, contenuto. Non è affatto riprovevole che gli esseri umani usino le risorse naturali per soddisfare i propri bisogni, ma non dovremmo sfruttare la natura oltre la misura strettamente necessaria.

 

È fondamentale riesaminare da un punto di vista etico la quota che abbiamo ricevuta, la quota per la quale siamo tutti responsabili; e la quota che lasceremo alle generazioni future.

 

È ovvio che la nostra generazione sta attraversando una fase critica: abbiamo accesso a forme di comunicazione globale, eppure i conflitti sono più comuni dei dialoghi per costruire la pace; i miracoli della scienza e della tecnologia coesistono con molte tragedie come la fame nel mondo e l'estinzione di alcune forme di vita; ci dedichiamo all'esplorazione dello spazio quando gli oceani, i mari e le fonti d'acqua dolce diventano sempre più inquinate.

 

È possibile che i popoli della Terra, gli animali, le piante, gli insetti e perfino i microorganismi saranno sconosciuti alle future generazioni. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi.

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