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Filler, quelli buoni e quelli cattivi


filler  botulino

Una ricerca ha dimostrato che un filler su quattro è falso, con il rischio di infezioni, granulomi e allergie. Riconoscere i filler buoni da quelli taroccati si può, basta verificare la provenienza del prodotto e farsi consegnare il tagliando di riconoscimento del filler

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I filler, piccoli ritocchi finalizzati al riempimento di rughe e rughette, sono utilizzati da circa un milione e mezzo di italiane e da 50000 uomini. Inoltre, si è anche abbassata l’età dei primi ritocchi, passando dai 40-45 anni ai 30 attuali. Non tutti sanno però che un filler su quattro è “tarocco”, fatto con sostanze non identificabili e potenzialmente nocive per la pelle. Riconoscere i filler buoni da quelli cattivi è possibile, basta stare attente a:

 

1. Verificare la provenienza del prodotto, controllando la qualità di acido ialuronico e di collagene presente nel prodotto.

 

2. Farsi consegnare il tagliando di riconoscimento, ovvero chiedere al medico tutti i documenti inerenti al prodotto che si sta per usare, leggendo bene l’etichetta sulla siringa, con marca, sostanza costituente, lotto di produzione e data di scadenza.

 

3. La siringa deve essere aperta davanti al paziente e il tagliando consegnato automaticamente, pur non essendo obbligatorio per legge.

 

4. Conservate l’etichetta per avere informazioni sul prodotto anche quando è passato un po’ di tempo.

 

Ma cosa può provocare un prodotto falso? I principali disturbi di un prodotto non controllato possono essere: infezioni, che a loro volta causano ascessi, granulomi e allergie, in un filler di origine bovina. In questo caso occorre fare dei test per poter escludere eventuali reazioni allergiche. Il 10% delle persone che si sottopongono a ritocco a base di filler, ogni anno, riporta infatti granulomi nel punto dell’iniezione e il 5% riporta un’infezione da herpes, mentre un 3% si ritrova con ascessi e il 7% con infezioni batteriche. Inoltre, il filler non può essere usato in gravidanza, durante l’allattamento, da persone soggette a formazioni evidenti di cicatrici, sulla pelle infiammata o infetta, quando si hanno malattie autoimmuni.

 

Il problema principale è rappresentato dal fatto che il 90% delle persone che si sottopongono al ritocco a base di filler non sanno che sostanza si sono fatte iniettare nella pelle, anche se si sono rivolte a medici esperiti. Ecco perché la facilità di farsi iniettare un filler cattivo aumenta. E’ chiaro che, anche da parte di chi si sottopone a questo trattamento, dovrebbe esserci più consapevolezza. Va bene distendere e riempire la rughetta, ma perché non informarsi bene su cosa ci facciamo iniettare? Tutti i dati riportati sono il risultato di una ricerca fatta su 1500 donne dal Centro interuniversitario di dermatologia biologica e psicosomatica di Firenze, presentato ai convegni di dermatologia estetica della Società italiana di dermatologia (Sidemast).

 

Andromeda Aliperta

mailto:info@benesserevillage.it

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