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Truffe culinarie: quando il Pesce puzza


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Qual è l'alimento più "taroccato" della nostra tavola? Il pesce. I dati Istat, Irepa e Rasff parlano chiaro: ancora una volta il primato delle truffe spetta inconsapevolmente a questo prezioso alimento.

 

Sono anni ormai che ci sentiamo dire di stare attenti e di non acquistare pesce di una certa tipologia al prezzo di un pesce di tutt'altra specie. C'è da dire che le truffe che riguardano il pesce si riferiscono principalmente ai prezzi che i venditori possono ricavarne vedendo un pesce al posto di un altro complessivamente simile. Ma il prezzo del pesce non indica la sua qualità, ad esempio il pangasio può essere economico ma è assolutamente nutriente e ricco di Omega 3.

 

Tuttavia vi sono delle truffe che vanno anche a danneggiare il nostro organismo, oltre al nostro portafoglio, e si tratta di pesce pescato nei mari inquinati, rivenduto a pochissimo e spacciato per fresco e di qualità. Secondo l'Irepa, l’Istituto di ricerche economiche per la pesca e l’acquacoltura, soltanto il 20% del pesce venduto come nostrano è davvero proveniente da mari italiani. La restante quantità invece proviene da mari lontanissimi dal nostro.

 

Solitamente infatti i consumatori sono attirati principalmente dai pesci provenienti dalle nostre acque perché "arrivano prima" di quelli provenienti dall'estero. All'ipotesi di una maggiore freschezza si aggiunge anche l'idea che questi pesci siano maggiormente controllati. In realtà i controlli ci sono sempre ma non sono infallibili. É vero però che in un lungo tragitto, se il pesce non viene conservato a dovere, possono formarsi dei microrganismi che ne compromettono la qualità. C'è anche da dire che in alcuni paesi esteri come in Vietnam è possibile trattare il pesce con antibiotici, cosa che da noi è proibita. Ed ecco che dunque arrivano sulle nostre tavole pesci "drogati" di medicinali provenienti da paesi esteri e venduti come nostrani.

 

Qualche esempio? Il merluzzo fresco spesso è un pollak dell'Alaska, ma il classico resta lo squalo venduto come pesce spada e spesso pescato in modo cruento. Il pesce proveniente dai mari esteri non ha avuto un percorso registrato e di conseguenza non è affidabile.

 

Ma anche il pesce proveniente dai nostri mari non è sempre sicuro. L'ultimo rapporto di Goletta Verde per Legambiente ha sottolineato come l'Italia manchi di impianti di depurazione per lo scolo delle acque reflue, e il risultato è che la presenza di enterococchi e di batteri fecali nei mari è circa 2 volte superiore alla norma.

 

L’agenzia di sicurezza alimentare dell’Unione Europea, il Rasff, segnala che anche nei molluschi italiani si sono trovate numerose quantità di batteri, mentre il cadmio è abbastanza consistente nei calamari spagnoli. La Spagna è un paese per buona parte di pescatori, tuttavia i mari spagnoli sono tra i più inquinati. Proprio per questo alti livelli di inquinamento microbiologico son stati trovati anche nel nasello spagnolo, mercurio nei filetti di squalo blu e nel pesce spada.

 

Per molti, l'unica speranza di non incorrere in pesce inquinato resta il mercato ittico, a patto che il pesce sia nutrito con mangimi controllati e selezionati. A rimetterci, altrimenti, sono sempre i consumatori.

 

Maria Melania Barone


Vuoi saperne di più sul pesce? Leggi: Zebrafish il pesce che combatte l'osteoporosi - I pesci vegetariani più salutari


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